martedì 13 maggio 2014

I sogni son desideri: Lui.

Ci sono abbagli.
Ci sono fantasie.
Ci sono visioni.
Ci sono allucinazioni.
Ci sono incubi.
Ci sono sogni.
E Sogni.

Ieri notte è stata la volta di uno di quei Sogni. Così chiamo quelli che sono i migliori viaggi mentali spontanei che, secondo me, la nostra mente possa fare. La sensazione è la stessa di quando si guarda un film che ci coinvolge particolarmente, o forse, ancor meglio, di quando si legge un libro assai avvincente, in cui ci si cala nei panni di un personaggio e pare di immergersi così a fondo nel suo corpo e nella sua testa da poter quasi avvertire tutto ciò che succede come se fossimo al suo posto in carne e ossa. Tutto è così assolutamente reale. L'aspetto più straordinario di quegli attimi, però, è l'assoluta percezione delle nostre emozioni. Sono intense tanto quanto le vivessimo davvero. E ci svegliamo sudati, turbati, ansando, piangendo, o anche ridendo, perché no. Più volte mia madre dice di avermi sentito ridere nel sonno. Strano eh, per una lamentosa come me, ma ebbene sì, rido anche io! E qualche volta ho anche difficoltà a smettere!
Ma torniamo ai Sogni. Ci sono anche quelli che non sono solo immagini in movimento create dalla nostra mente, ma hanno un significato, un messaggio per noi. Non mi sto riferendo alla fantomatica nonna, zia, o altri parenti che compaiono per suggerirci i numeri da giocare al lotto. Parlo dei messaggi del nostro inconscio, di quelle questioni che vorremmo seppellire nelle nostre profondità e lasciarle sedimentare in imperituro oblio, di quei moti dell'animo che il cervello ci fa negare ostinatamente, forse orgogliosamente, o forse per salvaguardarci. Tuttavia non si può fuggire da noi stessi e tanto meno sfuggire al nostro cuore che ci parla e parla e parla, in continuazione, in qualsiasi occasione.

Ho sognato Lui.

Eravamo a casa mia. Non eravamo soli, c'era tutta la mia famiglia e anche Padre T. (chissà perché anche lui? Proprio non me lo spiego). Eravamo tutti seduti in salotto a parlare di non so più cosa. Ad un certo punto Lui si avvicina a me, mi sussurra qualcosa nell'orecchio e mi prende per mano. Andiamo nella stanza dei miei e ci stendiamo sul letto. Purtroppo, come capita ogni volta che sogno, dopo poco mi dimentico i dialoghi precisi, ma ricordo perfettamente il suono della sua voce, sempre lo stesso, un po' bofonchiante, ma dal tono più dolce. Il succo? Basta divertimento tra noi. Ora voleva stare con me.
Io non rispondo. Mi limito a piangere. Perché sono stupida stupita. Perché sono felice.
Fine.

Posto che questo sogno è un'assurdità che non avverrà mai, e forse è meglio così a detta di molti, però ha un chiaro significato.
Io affermo davanti a tutti, solo quasi a me stessa, che non me ne importa nulla di Lui. E' divertimento, un gioco, e come tale ne conosco le regole.
Nel frattempo tutti tifano per Machisei. Io no, ma mi sento in colpa, perché tutti mi fanno sentire come se stessi rifiutando chi non merita un rifiuto, come se stessi sputando nel piatto. Tuttavia, egli non è mica l'unico bravo ragazzo, buono, non tanto brutto, allegro e semplice su questa terra! Non perché si interessa a me, io devo accettarlo a priori e farmelo andare bene! Non voglio accontentarmi pur di non rimanere spaiata, come molte fanno. Preferisco, ora come ora, un piatto vuoto, piuttosto che un piatto insipido.
Ed evidentemente anche il mio inconscio lo sostiene: io esco con Machisei e la stessa notte sogno Lui.




Che lo affermi o lo neghi davanti agli altri poco importa, questa è la verità.
A me piace Lui.

Laetitia