domenica 29 dicembre 2013

Ufficio reclami: apertura straordinaria nelle festività

Pensavo che sarei riuscita a terminare questo magnifico anno in serenità, lasciandomi alle spalle, questa volta sì, lo scazzo che mi è salito un paio di settimane fa e di cui ho voluto risparmiarvi il resoconto.
Ma ché, scherzi? Ma neanche per idea! Che fine 2013 sarebbe senza un bel giramento di palline di Natale?!
Dovete sapere (esatto, dovete) che io ho una nemesi per i lavori di gruppo. Sarò asociale, sarò bislacca, sarò prepotente, arrogante, pedante, stracciaballe, sarò tutto quello che volete, ma io questi benedetti lavori in società non li sopporto.
E le MIE tesine vengono meglio.
Partiamo dalla preistoria. Il professore di un corso che ho frequentato questo semestre ha deciso di adeguarsi alla moda dell'anno e assegnare un "progetto di filiera" come modalità di esame. Mi chiedo "Perché? Perché seguire le mode quando lo sanno tutti  che nel nostro periodo storico queste sono pessime?" Evidentemente anche seguire la moda è una moda. Sempre pessima.
Comunque, questo progetto di filiera (che poi non è altro che una tesina, ma darle un nome complicato fa più figo) deve essere svolto in piccoli gruppi e consiste in una presentazione di 10 minuti per ciascun componente di una serie di articoli scientifici su un argomento prescelto. Ebbene, già la scelta dell'oggetto della discussione è stata un'impresa titanica da compiere: un mese e mezzo per mettere d'accordo 10 teste.
Ripeto.
UN-MESE-E-MEZZO.
Finalmente poi, un giorno, si è deciso di cosa si sarebbe occupato il mio gruppo, ma sarebbe stato troppo facile se tutto fosse stato organizzato in una volta sola. No, abbiamo dovuto ancora aspettare una settimana per stabilire chi avrebbe sviscerato un aspetto piuttosto che un altro della questione. Tutti bravi a dire, facendo spallucce (notare la classe), "ma sìììì, uno di noi fa questo, l'altro fa quest'altro e un terzo, che ne so, fa quell'altro ancora".
Bravo!
Un applauso al signorino.
Ma CHI fa COSA??
E ci sono voluta io che insistessi perché se ne parlasse e sempre io ho fatto sì che si capisse come andava impostato il lavoro. Poi passo per la rompicoglioni di turno e quella che vuole decidere tutto. Ma, scusatemi, è un lavoro in cui ci si deve dividere i compiti e se non si sa cosa-come-quando le parti vanno fatte spiegatemi come ciascuno può espletare il suo compito.
Forse sono io la cretina che ha bisogno di strutturare il progetto prima di iniziare, ma questo è l'unico modo che io conosco per realizzare qualcosa che sia presentabile ad un esame all'università.
Credo comunque di essere una cretina in confronto a loro.
Sì, perché io cerco di portare l'arrosto quel giorno, loro si preoccupano del fumo.
Già.
Per esempio mi hanno messo la paranoia perché finissi la mia parte prima delle vacanze di Natale e già mi inviavano le loro slides, mentre io stavo annegando tra il frequentare le ultime lezioni, il presentarmi puntuale al laboratorio, il cercare di intrattenere un minimo di vita sociale per augurare buon Natale ai miei amici prima della loro partenza (un pomeriggio mi serviva, non una settimana. Non chiedevo la luna). Dunque, quando io, allarmata, li avviso che probabilmente avevo bisogno di un po' più di tempo di loro, qual è la risposta che ricevo? Tranquilla, le nostre sono solo delle bozze.
Ma santa pace, mi rompi il cazzo e mi metti l'ansia per cosa allora? Scusa se io preferisco fare il mio lavoro per bene e una volta sola, invece che in modo approssimativo e da ricontrollare un migliaio di volte. Inoltre, uno mio collega se ne esce così: "Ho avuto una idea tamarrissima! Possiamo fare la presentazione con un programma troppo figo! domani ve lo faccio vedere." A parte che comunque, secondo la mia umile e insignificante opinione, quel suo programma è orripilante, fa perdere tempo all'espositore e distoglie l'attenzione all'interlocutore, vi dico solo che quel mio collega è lo stesso che due giorni dopo si è lamentato che non riusciva a trovare nessun articolo sul suo argomento (che tra l'altro aveva scelto proprio lui in piena coscienza) e sono stata io a passargliene uno che mi era capitato per caso nella mia ricerca (ergo non ci voleva una scienza trovare qualcosa). Un consiglio spassionato, ma non troppo: nella vita provare a puntare più alla sostanza e meno all'apparenza giova a te e a chi ti sta intorno.
Ad ogni modo, più o meno ognuno finisce la sua parte ed io posso essere finalmente contenta del risultato da ME ottenuto.
Arriva il Natale.
Passa Santo Stefano.
Finisce la digestione di due giorni dei pranzi e cenoni e con oggi si torna a pensare al proprio dovere.
Guardo il file definitivo che mi avevano inviato la vigilia, e che avevo volontariamente ignorato.
Inevitabilmente mi sale lo scazzo.
Di nuovo.
Sì, di nuovo!
Perché cosa vedo? Hanno scritto le loro slides in inglese.
Bene, bravi. Ma avvertirmi quando vi ho mostrato le mie slides ovviamente in italiano? No. Troppo difficile.
Scrivo loro quindi per avere delucidazioni.
Risposta:
"Preferivamo farle in inglese visto che è più professionale-zarro (e anche per evitare che escano fuori certi mostri tipo "dovete blottare", "lo clivate" ecc.)"
E mi consiglia pure:
"- nelle slide scrivi il meno possibile
- copia e incolla le parole dagli articoli!"

Ora, mi sovviene un solo pensiero:  la gente è ignorante e lo ignora con saccenza.
Io non dico assolutamente che non lo sono a mia volta, che io detengo la verità o la sapienza o quant'altro. Purtroppo so che non mi basterà una vita intera, neanche se campo cent'anni, per non continuare a definirmi ignorante, ma almeno non mi nascondo dietro a scuse ridicole, tipo "uso l'inglese per evitare certi mostri". I "mostri" si possono tranquillamente aggirare con un bel dizionario in cui trovare il termine più adatto per esprimere il concetto. Ma se tu ignori il lessico italiano non puoi che biasimare solo te stesso. E non accetto l'obiezione che siamo scienziati e la lingua della scienza è l'inglese. Oibò! Saremo ricercatori in erba, ma viviamo (ancora) in Italia: se non è necessario fare altrimenti, tra italiani parliamo italiano.

Chiudo con una citazione in cui credo fortemente: 

"Sicché io, in nome dell’oracolo, domandai a me stesso se avrei accettato di restare cosí come ero, né sapiente della loro sapienza né ignorante della loro ignoranza, o di essere l’una cosa e l’altra, com’essi erano: e risposi a me e all’oracolo che mi tornava meglio restar cosí come io ero."
Platone - Opere

Laetitia

sabato 28 dicembre 2013

Ricordi in scatola

E' quasi ora.
Una nuova mezzanotte è passata.
E' quasi la fine.
Un altro anno è trascorso.
Un 2013 di 365 giorni, 8760 ore, 525600 minuti e 42048000 battiti di cuore.
No, quelli sono stati decisamente molti di più.
L'ovvietà vorrebbe che elencassi tutto ciò che mi lascio alle spalle, ciò che è passato e vorrei abbandonare lì perché l'acqua del tempo vi scorra sopra e se lo porti con sè. E invece io non scriverò nessuna lista di questo tipo.
Perché?
Già, perché...
Perché io non vorrei dimenticare nulla, non vorrei fingere di non aver vissuto un solo secondo che ho trascorso su questa terra polverosa. E non vorrei mettere la parola fine a questo anno perché sarebbe come se terminasse il mio libro o film preferito.
Una goccia di malinconia già riempie i miei occhi mentre le ultime immagini mi sfuggono davanti ad essi.
Sono giorni ormai che, per poterli ricordare, impacchetto ricordi in tante scatoline, alcune più piccole impreziosite di gemme brillanti per quei momenti durati un istante o qualche ora, ma comunque importanti; alcune più grandi per poter contenere quelle memorie ingombranti, cariche di emozioni, che mi hanno arricchita, divertita, delusa, sorpresa, segnata per sempre e addestrata un poco di più alla vita.
Due scatole servono per M., una rossa come le sue labbra calde ma brucianti quanto il fuoco, una argento come il piercing che mi ha fatto nel corpo e nell'anima.
Un pacco gigantesco con altrettanti pacchetti via via più piccoli al suo interno in stile matrioska per Martimbella, per la sua compagnia in interi pomeriggi, le serate, le feste, le chiacchierate dopo la palestra, le telefonate ed i messaggi. A lei devo molti riti di passaggio.
Una grande cesta di vimini per lo Chef, Fagiolino/Pitta, Lady Baculina, Capriolo. Gli amici della notte. Inimitabili. Insostituibili. Indispensabili. Incredibili. I migliori.
Uno scrigno per Muffin, la cui amicizia spero continui imperterrita nonostante la fine ormai prossima del nostro tirocinio insieme.
Infine un baule per infilarci tutti gli sguardi, i sorrisi, gli abbracci, gli incoraggiamenti ricevuti, le arrabbiature, i rancori, le amarezze, le ansie, le paure suscitatemi, le ferite, le stilettate, gli schiaffi inflittemi, le negazioni e i rifiuti presi, le libertà e i privilegi concessimi e di cui troppo spesso non mi sono resa conto, il male che di tanto in tanto mi ha travolto, ma soprattutto il bene che, grazie al cielo, mi ha circondato la maggior parte delle volte.
Penserete che manchi qualcuno all'appello. Sì, Lui. Lui lo metto in una parentesi, come lo spazio che sono durata nei suoi pensieri.
Ora non mi resta che sentire le ultime ore scivolarmi addosso e accogliere il 2014 con un sorriso perché in fondo la vita non è un film: non inizia e non finisce ogni anno, semplicemente (s)corre sempre avanti.

Laetitia

lunedì 16 dicembre 2013

Pozzanghere.

Le pozzanghere piacciono quasi a tutti.
Perché concedono un divertimento istantaneo, non hanno troppe pretese ed è così facile trovarle quando le cerchi. Basta poco per esplorare i loro confini e scoprire come giocare con loro, d'altronde sono un metro quadro di piatta superficie, cosa c'è da capire? E' tutto lì, in bella vista.
Il mare è diverso. Può far paura.
Non ti ci puoi avvicinare rilassato se non sai nuotare e anche allora le sue correnti ti possono sorprendere all'improvviso e un'onda può travolgerti se gli volti le spalle. I suoi tesori sono nascosti e solo i più audaci che osano immergersi a fondo possono scorgerli.
Io vorrei tanto essere pozzanghera, facile, senza impegno, lì alla portata di tutti, ma sono mare.
E in fin dei conti, preferisco i miei abissi piuttosto che un paio di centimetri, certamente attraenti, ma che si asciugano al primo sole.

Laetitia

domenica 8 dicembre 2013

Parliamo di Lui

Lui.
Chi cippa è Lui?
Beh superficialmente sarebbe facile rispondere. Ne so il nome. Ma niente cognome. So la zona dove abita. Ma niente indirizzo. So che lavoro fa. So di chi è amico: una banda di matti.
Ma chi è davvero Lui?
Sto parlando di un nuovo esemplare che mi ronza intorno da quanto? Mezza settimana? Più o meno sì. Uno nuovo. Era ora direte voi. Lo dico anche io! Quando pare che finalmente il caro M. se ne sia andato dalla mia testa a tradire la fidanzata con qualcun'altra (piccolo appunto: posso ridere degli sbalzi di umore che pare avere questo ragazzo ogni tre giorni bellamente spiattellati con gli stati di uozzap? :) oggi, :( domani, un punto ieri, frasi senza senso futuro anteriore... Un uomo col mestruo insomma) arriva quest'altro. Lui è un amico di dubbia origine di Muffin, la mia collega tirocinante del laboratorio di biologia vegetale (non l'avevo mai detto prima, ma da biotecnologa sono finita a estrarre DNA da funghi dalla mattina alla sera. Meno male che Muffin è con me!). Un giorno la mia compare mi fa: "C'è un mio amico che mi ha chiesto di presentargli una ragazza bionda. Sei interessata?" Al ché io sono rimasta un attimo inebetita, ma poi mi son detta "Che te ne frega?" e a lei "Dimmi, com'è 'sto stronzo di turno?" (non ho parlato proprio in questi termini, ma forse avrei dovuto, tanto non credo che sbaglierei valutazione). E lei parte a descrivermelo. Allora, se mi fossi dovuta basare sul suo discorso questo poveraccio non l'avrei dovuto vedere neanche in cartolina, ma, come ho scoperto in seguito, non è l'unica di questo avviso. Tre gli aggettivi che esprimono il suo concetto: brutto, ciccio e coglione. Direi che farei un affare!
Ma io sono un imbecille che non vuole fermarsi alle chiacchiere superficiali e all'aspetto fisico, sennò io stessa, come infatti temo da metà della mia vita, sarei destinata a rimanere zitella per il mio simpatico carattere timidone (ti odio!). E quindi quando un paio di giorni più tardi Lui mi manda l'amicizia su feisbuc io che faccio? L'accetto.
E brava!
Non passano più di un paio di minuti che parte il suono tanto carino quanto ossessionante della chat. Primo messaggio. Rispondo. Secondo messaggio. Rispondo. Terzo messaggio. Rispondo. E avanti così fino all'una di notte. E il tenore di quei discorsi è sempre molto elevato. Chissà perché, ma quando scrivo riesco a dire le cazzate anche io in piena coscienza. Dunque ho giocato con Lui per un bel po' e alla fine si finisce sempre a parlare delle mie belle t.... 'Sti ragazzi non li smuovi da lì, ci si buttano a capofitto appena ti volti loro di fronte!
Il giorno dopo mi stalkerizza, il giorno seguente pure. E si finisce che io vado anche ad incontrarlo! Con Muffin ovviamente. C'è pure un terzo ragazzo che avrebbe dovuto far parte del mio nuovo triangolo (mi ci sto affezionando a questa figura geometrica), ma la cosa per ora non si è evoluta. Mah, tempo al tempo mi sa.
Tornando alla questione, me lo ritrovo davanti. Ebbene Lui non è certo un Adone, si deve ammettere. E' ciccio. Ma proprio brutto non direi. Apprezzo molto un particolare: gli occhi. Chiari. Verdi. Azzurri. Grigi. A scelta.
Ad ogni modo Lui sta lavorando, non c'è tempo che per un saluto. Noi ce ne andiamo.
E continua lo stalkeraggio. Avrò mandato più messaggi in tre giorni che nell'ultimo mese.
Ieri sera tra una battuta e l'altra finisce per autoinvitarsi all'uscita con i miei amici della notte. E vieni pure tu dico io!
Ebbene, qui Lui mi ha fatto uno strano effetto. A parte lo stritolamento delle interiora che mi è fedele compagno in queste situazioni, mi sorprendo a voler incrociare il suo sguardo. E uno.
Ma una riflessione mi porto dietro da stanotte: quando la gente non parla non riesci a capire se sia stupida o no. Ora espongo le mie perplessità.
Mi chiedo perché con me non parlasse. Con i suoi amici nessun problema, ma con me estremamente laconico. Una mezza risposta penso di stare già ad intuirla e questa volta devo cominciare fin da subito a ripetermi "Tranquilla, è tutto come sembra. Assolutamente tutto come sembra." Questa però è un'altra storia che appurerò.
Il punto è che tra tutti i suoi (miliardi di) amici che abbiamo incontrato per il centro, non uno che non mi abbia confermato che è un coglione. Eppure io non l'ho notato. E' molto strano. Ultimamente sto pensando questo di chiunque. La causa di tale acciecamento deve proprio essere il fatto che non si apra con me. Sì, perché più parli, più tiri fuori le cazzate che il tuo cervello partorisce e quindi permetti a chi ti sta a fianco di comprenderti. Così non ne ho modo.
Fatto ancora più allarmante per me, è che nonostante la mancanza di "Adonità" (nuovo termine da me coniato, lo so) non mi dispiace assolutamente intrecciare le mie dita alle sue. E due.
Non si va assolutamente oltre, almeno una lezione spero di averla imparata da M. Comunque questo suo effetto su di me mi preoccupa. E non poco.
Ma alla fine so già qual è 'sta fine: divertimento finto, vuoto puro divertimento finto.
E, metaforicamente parlando, me lo piglierò in quel posto.
Di nuovo.

Laetitia