mercoledì 29 ottobre 2014

Un piccolo pensiero prima di dormire

Ogni giorno che passa cambia il rapporto tra due persone. Cambia il modo in cui ci si incontra, il modo in cui ci si parla, il modo in cui ci si confida, il modo in cui si bada a certi dettagli o anche no, il modo in cui ci si guarda, il modo in cui ci si tocca... Cambia il modo in cui ci si conosce.
Anche Machisei ed io siamo già cambiati in pochi mesi.
Fa parte del sistema.
Mi avevano avvisata.
Illusa ostinata io, a non volerlo credere.
Tuttavia un aspetto non è ancora cambiato e spero non cambi mai (mai dire mai, lo so, il per sempre non esiste, ma io chiudo gli occhi e ci spero proprio tanto): il modo in cui ci salutiamo.
Sono rimasta piacevolmente colpita oggi da questo pensiero. E' stato come se mi vedessi da fuori con gli occhi della gente. E ho visto una ragazza ed un ragazzo che camminavano per strada. Non si guardavano intorno, al cielo, o giù per terra, ma concentrati l'uno sull'altra. E sorridevano, come se vedessero la cosa più bella del mondo venire loro incontro.
Ad un tratto il semaforo rosso li divise. Egli fu costretto a fermarsi ed aspettare. I suoi piedi fremevano. Lo sguardo si spostava repentino dalla strada a lei, sperando che improvvisamente tutte le macchine scomparissero. E lei gli sorrideva.
Verde.
Lui affrettò il passo. Tagliò in diagonale la strada.
Lei lo intercettò.
Si abbracciarono. Si strinsero forte. Lui la sollevò persino da terra.
E si baciarono.
Non quei baci da film romantici, lunghi, lenti, smielati.
Si baciarono come due amanti che non si vedevano da molto, molto tempo.
Tanti baci frettolosi, intensi, bramosi di assaggiare le labbra, le guance, la fronte, il collo, le mani, anche il naso. Tutto.
E si abbracciarono di nuovo.

E questo è il modo in cui ci siamo salutati oggi, e ieri e l'altro ieri e il giorno prima ancora.

Ti prego, fa' che non cambi anche questo.

Laetitia

sabato 25 ottobre 2014

Mi son sentita ridere

"Io sospetto che il vero amore sia lì, tra un paio di occhi che brillano allegri e una risata. Mi son sentita ridere. Ed è stato bello." (Diversamente intelligente - Diamanta)


Quando ero piccola era solo mio fratello a riuscire a farmi ridere forte, tanto che non riesci a smettere, e ti pieghi in due, e ti fa male lo stomaco e ti contorci come quando ti scappa la pipì.
Bastava una parola, un gesto, un'espressione, ma non studiata ad hoc, tutta spontanea, nata di getto dal discorso o dalla situazione del momento.

Poi è arrivato lo Chef, un amico geniale, un po' spostato, un po' originale, un po' fatto a modo suo come tutti del resto, un creativo giustamente esibizionista. Lui mi ha fatto venire le lacrime agli occhi più di una volta con le sue storie, le sue rime, le sue canzonette improvvisate, durante una festa, in mezzo alla strada, alle tre del mattino, in sella alla sua bicicletta, su un sedile del metrò. Anche per messaggio.

 Poi ho incontrato qualcun altro. Un soggetto che il mio istinto ha riconosciuto prima della mia coscienza, del mio intelletto, del mio essere senziente. La prima volta che l'ho visto il mio corpo ha cominciato a orbitargli intorno senza accorgermene. E ho riso tanto. La seconda volta che ci ho passato del tempo insieme ho riso, ma il mio inconscio ora sapeva chi era, chi sarebbe stato e temeva, il vigliacco. Così la terza volta mi sono nascosta. La quarta sono scappata. La quinta l'ho evitata.
Ho visto altra gente. Ho cercato di ridere altrove. E ho pianto e mi sono annoiata.
Il mio inconscio però si è distratto. Il mio corpo ha ripreso il controllo e sapeva anche lui cosa fare. Piano piano mi sono avvicinata a lui, quatta quatta, quasi come se non volessi farmi vedere da me stessa. Ci hanno visti tutti infatti, tranne me.
Tuttavia il mio inconscio sentiva. Ed io... Mi son sentita ridere. Di nuovo. Ed è stato bello.
Ora lui abita il mio cuore.
Ora rido sempre.
Rido quando sono felice.
Rido quando sono disperata.
Rido in mezzo alla gente che mi guarda e si guarda intorno: non vede lui, ma io sì.

Laetitia


A Machisei, mio compagno di risate, mio amore, mia anima, mio tutto.

lunedì 20 ottobre 2014

Un nome diverso dal mio


Io vivo al contrario.
Mentre il mondo gira in senso orario, io ruoto in direzione opposta.
La gente parla parla parla, ama infinitamente parlare, io adoro il suono del silenzio.
La gente non vede l'ora di sfondarsi ad una festa piena di altra gente, a forza di alcol, canne, sesso e rock 'n' roll; io preferisco un film a casa (al massimo al cinema)  in compagnia di pochi amici (se proprio insistono ad unirsi a me).
La gente pensa sempre di aver ragione, io di avere torto.
La gente dà la colpa al prossimo, io prima a me stessa.
La gente si arrabbia con i professori perché pretendono troppo da lei, io mi arrabbio con me stessa perché non ho studiato mai abbastanza (anche se prendo un buon voto).
La gente agisce per imbrogliare, io per essere sempre giusta.
La gente fa di tutto per buttar giù gli altri dal piedistallo, io li aiuto a salirci.
La gente quando va all'ospedale a ritirare un referto spera in una buona notizia, io in una malattia.
Già, proprio una malattia.
Almeno così avrei un nome da maledire, un nome a cui dare la colpa, un nome da combattere, un nome con cui prendermela per i miei mal di pancia letterali e metaforici.
Quanto vorrei un nome.
Un nome che fosse diverso dal mio.
Perché IO sono il mio nemico.

Laetitia