venerdì 24 aprile 2026

Volere non è potere

 Desiderio.

Non un desiderio, uno qualunque, ma IL desiderio. Quello della vita, che sogno da quando indossavo la salopettes e giocavo con le bambole.

Il desiderio che esprimo ad ogni compleanno negli ultimi 10 anni.

La torta, la candelina, tutti che aspettano che soffio e la vocina dentro la mia testa che dice: "ti prego, fai che un giorno abbia un bimbo."

Prima dovevo finire gli studi, poi dovevo risolvere la m....a che avevo nella testa, poi trovare un lavoro, trovare un nuovo fidanzato, superare il periodo di prova del nuovo lavoro.

 Intanto mi sposo.

Ebbene no, non è ancora il momento.

Quando lo diventa, ecco, un problema "tecnico". 

E allora dai, aspetta l'operazione chirurgica, aspetta la convalescenza, aspetta la ripresa psicologica.

Ora ci siamo, si parte!

Ah no, il lavoro si fa ingombrante, opprimente, sfiancante.

E va bene, aspetta che l'"emergenza" rientri.

Oh, finalmente una finestra serena! Diamoci dentro!

Oh! Positivo! Accidenti! Fantastico!

E arrivano i mille pensieri: se è una extrauterina e perdo una tuba? E se al momento della ecografia non c'è niente? Niente camera, niente embrione? E se c'è l'embrione e non c'è battito?

Non arrivo neanche alla prima visita che eccolo, l'inizio dell'incubo reale: sangue.

"Si vede l'embrione ma non ci sono buoni presupposti che la gravidanza sia evolutiva."

Sbam!

Bradicardia. 1% di possibilità che non sia patologica.

Inutile dirlo, sono nell'altro 99%.

Almeno mi è risparmiato il giro in ospedale: alle 11 del mattino, nel bagno di casa mia, perdo ciò che nel cuore era comunque già mio figlio. 

Aspetta che il sanguinamento termini. 

Aspetta la visita che dica che l'utero è completamente libero da residui abortivi.

"Potete riprovarci quando volete. È tutto ok."

Aspetta gli interminabili 40 giorni che torni il ciclo e nel frattempo perché non provarci e sperare che sia andata subito bene?

Macchè. Troppo facile.

Finalmente il ciclo. Alleluja. Almeno una prima agonia è passata. 

Sì, solo per iniziarne un'altra: aspetta i prossimi segnali di ovulazione. E il mio corpo ora reagisce diversamente: mal di testa a giorni alterni, indizi controversi, dolori ovarici mai provati prima.

E dulcis in fundo: nessun alzabandiera. Zero. Nada. Nisba. Oggi. Domani. Niente.

E ciao ovulazione, forse ci rivedremo a metà maggio.

Come mi sento?

Rabbia? Tanta.

Delusione? Tristezza? Ovvio.

Anche frustrazione, una valanga di frustrazione.

E soprattutto impotenza.

Dannata, ineluttabile impotenza.

Ho sempre odiato trovarmi in situazioni di dipendenza da altri, ma questo... questo è qualcosa di peggio, perché che mai posso fare per cambiare lo stato delle cose? Un figlio mica lo si può fare da soli. E non parlo del solo punto di vista biologico. Poi oltre ad odiare di non poter fare un bel niente, odio provare rabbia verso mio marito perché è lui che getta distanza tra me e la realizzazione della mia vita. Ci mancava il senso di colpa che non mi permette neanche di sentirmi in diritto di essere arrabbiata.

Come finisce? Che piango e urlo dentro. Che sento la mia vita, nel mio orticello, che perde di significato e diventa solo un trascinarsi in avanti, in un contesto di cui non mi importa nulla. Anche perché non è che abbia mai avuto un piano b soddisfacente, neppure un presente abbastanza tale da lenire lo stato d'animo.

Continuerò a rotolare verso il domani, verso il mese prossimo, verso la prossima ovulazione, verso la prossima, chissà se vana, speranza.

E chissà.

Sempre vostra,

Laetitia Nemesis


giovedì 1 luglio 2021

Cosa mi hai fatto

Mi sono sempre piaciuti i romanzi rosa, quelli pieni di passione e desiderio, con le emozioni a mille, gli amori intensi e combattuti, quelli che sai già la storia come andrà a finire ma ti piace proprio perché quella è la trama.
Non pensavo però di poterci finire dentro.
Questa è la storia di C.
C. l'ho visto per la prima volta praticamente un anno fa ed è stato qualcosa di molto curioso per una come me: sguardi casuali che si incrociarono e si legarono per un attimo senza una parola, immersi nelle chiacchiere altrui. Io non conoscevo lui, lui non conosceva me, nemmeno di nome, nemmeno di ruolo e tanto meno per il destino futuro. Poi diventammo parte di un team, vicini e distanti, ognuno per sé.
L'ammirazione è stata la mia prima sensazione per te, ammirazione e soggezione per le tue competenze: mi sembravi una sorta di guru per il tuo genere.
Il nostro è stato un cammino intrecciato di sentieri, che poi divergettero dopo qualche mese e che si ritrovarono dopo altri. Cammini che diventarono più stretti e paralleli, che si cercavano sicuri di trovarsi nell'incrocio giusto.
Poi la notizia: C. se ne va.
Non ho potuto negati il mio dispiacere, e per la prossima mancanza di sicurezza che tu sapevi trasmettermi, e per la tua presenza stessa. Non era pensabile occuparmi delle cose senza di te. Te lo confessai subito, senza giri di parole, senza filtri, così, con un mi mancherai secco.
E stasera eravamo di nuovo nel libro. Ai due capi del tavolo, le tue voci lontane e coperte da altre, per due ore trascorse in sguardi fugaci ma espressivi abbastanza da catturare la tua attenzione e chiedermi se fosse tutto ok. Sarò sembrata a disagio, lo ero, ancor più sentendomi talvolta centro dei vari discorsi. Ma era ok. Avrei voluto partecipare di più ai tuoi fin da subito, sia maledetta la mia sordità e le sedie e i corpi che ci separavano. E infine lo feci, mi spostai davanti a te. Volevo sentirti parlare. E parlammo anche noi, oh se mi parlasti. Una gran bella sensazione sapere che mi apprezzi e mi stimi, che hai fiducia in me e non nutri alcun dubbio sulle mie capacità. È un onore che spero non deluderò.
E so che quel che sentivo era proprio come nei libri: la percepivo, la palpavo quella tensione tra noi, quella tra i nostri corpi e i nostri sguardi. Quell'atmosfera che aspetta che succeda qualcosa, che qualcuno dei due faccia una mossa per primo. Volevi farla ma forse era troppo. Hai cercato di far scegliere a me, ma io ti rilanciai la palla perché non potevo dirlo così apertamente, ma si capiva. Lo ha capito persino l'altro... Fai un test... Disse... E così finì che andammo.
Tensione.
Tensione a fette.
Tensione di corpi e voglie.
Ancora e ancora.
Dieci minuti che furono più personali di tre ore. Carini.
E, soprattutto, mi hai fatto tremare le gambe come una novellina.
E scrivo qui, altrimenti starei già per scriverti personalmente per la bella serata.
E già penso a doverne organizzare un'altra.

Cosa mi hai fatto...

Laetitia Nemesis

lunedì 28 dicembre 2020

In tutto questo che problema c'è?

C'è un fenomeno che non sono mai stata in grado di spiegarmi e probabilmente senza una conoscenza più approfondita dell'animo umano mai mi spiegherò: la necessità di trascorrere insieme ad altri simili la maggior parte della propria vita, in particolare poi nel periodo delle feste, qualunque esse siano.
Io mi definisco asociale sociale. Non amo per niente stare in mezzo a grandi quantità di persone, invero nemmeno medie quantità, evito abbastanza volentieri eventi sociali, non ho paura di stare in solitudine per giornate intere o occasioni particolari come le feste, non sento il bisogno di parlare o sentir parlare altre persone con me, non temo pause pranzo lontano dai colleghi di lavoro o in una stanza vuota, non temo nemmeno un tavolo vuoto al bar. Tuttavia sociale perché comunque desidero la compagnia di una persona nella mia vita, ma è sufficiente una sola persona accanto a me, anche solo per un poco della giornata, una persona con cui condividere ciò che mi è successo, scambiare idee, trovare conforto e darlo a mia volta se necessario. Generalmente è sufficiente che sia un membro della mia famiglia, ma ancora meglio il fidanzato, che poi per me è famiglia. La mia necessità sociale così è completamente soddisfatta la maggior parte delle volte.
Ci si potrebbe chiedere, in tutto questo, che problema c'è? Ho il mio equilibrio, ho quello che desidero, sto bene, non do fastidio a nessuno, anzi. Eppure è tutta la vita che combatto con questo aspetto di me. Il crack lo si sente molto bene quando non si parla prettamente di me, ma degli altri con me. Lo puoi udire distintamente e neanche doverlo aspettare molto a lungo. È il crack dell'iceberg del diverso che tocca la lastra ghiacciata del comune. E la colpa della crepa che ne risulta è di certo dell'iceberg.
Ho trascorso 27 anni credendo che se non volevo andare alle feste, se non volevo uscire i venerdì sera, i sabato sera e la domenica pomeriggio, se non volevo festeggiare il mio compleanno, se non volevo fare baldoria a capodanno era perché IO avevo un problema, IO ero sbagliata, IO dovevo cambiare. Non potevo accettare che io provassi disagio con le persone, non potevo permettermi di preferire passare il tempo con me stessa invece che con persone superficiali e mediocri del mondo che mi circonda, non potevo non desiderare di essere come tutti gli altri, qualunque cosa fossero gli altri.
Quanto tempo sprecato, quante lacrime versate per ragioni così stupide, quanto dolore provato per qualcosa che non appartiene veramente a me.
Il vero problema lo hanno tutti coloro che non sono in grado di ACCETTARE chi è diverso da ciò che la società ha plasmato; il vero problema sei tu che hai un problema con me solo perché non voglio passare il capodanno, il sabato sera o le mie giornate nello stesso modo tuo o di chiunque altro.
Ho fatto così tanta fatica a vedere e capire che io meritavo di essere ciò che sono e non voglio più permettere a nessuno di dirmi che questo è sbagliato, dirmi di non essere ciò che ho il diritto di essere, dirmi di non vivere come meglio mi sento di vivere. Non creo danno a nessuno e quel poco che creo a qualcuno è solo qualcosa con cui questi deve imparare a convivere, ad averci a che fare per poter stare con me; fa parte di me e se non è in grado di sopportarlo, accettarlo, superarlo allora non può restarmi accanto. Evidentemente non sono giusta per lui. Evidentemente lui può guardare altrove e senza giudicarmi per forza.
Il giudizio. Eccolo il grande padrone delle nostre menti, il nostro carceriere, il nostro mutilatore di possibilità. Se solo non passassimo tutto al vaglio del giudizio. Il giorno che saremo liberi davvero, sarà quando potremo vivere non sotto ma con, il giudizio. Nel momento in cui inizi a valutarmi moralmente e personalmente e sulla base di questo mi escludi, mi deridi, mi temi, mi denigri, mi umili, o mi violenti psicologicamente in ogni altra maniera sei tu che hai fallito, sei tu il limitato che non sa andare oltre le sue certezze, sei tu che hai veramente tanto da imparare dalla vita, sei tu il vero diverso da non accettare.

A voi che non sapete cosa significhi essere diversi e che li condannate senza appello: il mondo sarebbe decisamente migliore senza di voi.

Laetitia Nemesis

mercoledì 12 febbraio 2020

Destino

È scritto. 
Che siano mesi o qualche anno, finirà.
Ti scoccerai. 
Pretenderai di meglio, più facile e di più.
Te ne andrai. 
Devo fare pace con questo futuro, accettarlo e godere la meraviglia del presente che mi è concesso.
Sarà stato comunque bello.
Spero almeno non mi autodistruggerò. 
O forse sarebbe meglio.

Laetitia Nemesis

lunedì 20 gennaio 2020

Lezione di oggi

Tutto ciò che ci succede nella vita dovrebbe essere portatore di un insegnamento, della famosa "lezione". Io non so se l'ho imparata quella di Machisei, quella di mio padre, quella della mia guerra.
Machisei me lo aveva detto chiaro e tondo: "non ho più la forza di starti accanto". Parole dolorosissime da ascoltare e ancora di più vederle realizzarsi. Starmi accanto è difficile, lo so. E io ci provo a giocare a carte scoperte, a vomitarvi addosso tutta me stessa, pregi, difetti e malattie. Eppure voi continuate a non vedere, a comportarvi come se non sapeste niente, a stupirvi e pure contrariarvi.
E io chiedo scusa.
Chiedo scusa per quello che faccio, per quello che sono. A momenti nemmeno i criminali chiedono scusa, ma io sì. Io mi devo costantemente giustificare e chiedere pazienza e perdono.
Machisei avrebbe dovuto insegnarmi a stare da sola, forse? È questo l'unico modo per non essere giudicata, per non dover rendere conto di qualunque cosa faccia, del perché e del per come?
Amare è accettare, ma qui tutti amano me ma nessuno accetta quella me.
SONO QUESTO, CAZZO!
Sono quello che ti racconto, sono quello che vedi, quello che faccio, così è, ora!
Ho una paura fottuta di restare sola, perché certo non è quello che voglio, ma soprattutto perché significherebbe essere rifiutata di nuovo, per le medesime ragioni e dalla persona stessa che dice di amarmi. Farebbe tanto, tanto male.
Mio padre, la mia adolescenza, le verità venute a galla. Niente di niente ho imparato. Scelgo di mettermi accanto a chi sacrifici non è disposto a farne, a chi sta bene l'esser servito e riverito con il minimo sforzo, tutto ciò che volevo scansare l'ho scelto. Per amore farei tanto, metto in secondo piano me stessa, dò tutto ciò che posso, senza risparmiarmi e non chiedo un ritorno. E invece non solo ricevo disapprovazione per le mie difficoltà, ma anche critiche e "accuse" di "complicare" la vita.
Faccio tutto io in casa in pratica e non mi sto lamentando; un compito solo ti ho chiesto, uno, e tu me lo rinfacci?
Va bene, non ti devo chiedere niente? Non ti devo rompere le scatole? Ok, ma vedi di non chiedere nulla tu a me.

Lezione di oggi: più dai e meno ricevi.

Laetitia Nemesis

sabato 23 novembre 2019

Fino al midollo. Prometti.

Ci siamo.
Come diceva Bagheera, pensavo prima ma ci siamo.
I miei lati oscuri dovevano uscire presto o tardi. E ovviamente fa male.
Non solo sto male perché i miei lati oscuri fanno male, oltretutto si aprono i cancelli dei miei timori, le paratie delle mie paranoie, i mausolei dei miei fantasmi.
Oh già.
Capelli_d'ebano... 
Sarai davvero diverso?
Non saranno solo parole le tue? Parole che si dicono perché così si dovrebbe, ma un giorno le rinnegherai?
"Superemo ogni ostacolo insieme."
Lo faremo?
Lo farai?
O mi rinfaccerai tutto, non mi avrai mai conosciuta, sarà troppo da sopportare?
Non avrò mai fatto nulla per migliorare, per superare io i miei ostacoli?
Promettimi che sarà una tua responsabilità il tuo non riuscire a starmi accanto.
Promettimi che hai consapevolmente scelto di vivermi, conscio delle mie complessità e dei miei difetti fin dall'inizio.
Io ci sarò fino a che non mi si spezzeranno le dita a forza di provare a tenerti la mano, io non ne ho timore.
Io ci credo nel provarci a superare tutto insieme.
Credici anche tu, fino al midollo.

Laetitia Nemesis

lunedì 3 giugno 2019

Spie anempatiche

Doveva arrivare il giorno in cui saresti entrato anche tu in questo blog. Era troppo bello per essere vero. Troppo perfetto per poterci stare bene sul serio.
E ovviamente l'entrata non poteva che essere su una biga macchiata di lacrime. 
Mi hai fatto male. 
Nemmeno te ne sei accorto.
O meglio, l'hai fatto involontariamente.
Eppure fa male.
E fa male ad una ferita che non riesce a rimarginarsi.
Empatia.
Sensibilità. 
Capacità di sintonizzarsi sulla stessa linea del cuore, sulla stessa vibrazione dell'anima dell'altro. 
È così difficile?
Già. 
Io sono sempre stata così brava nelle faccende difficili, ma gli altri... 
Non hai detto cose particolarmente sbagliate, ma il fatto è che non ho sentito nessun appoggio, nessuna vicinanza, soltanto uno sguardo razionale di chi ci è passato e ha capito come tirarsene fuori e gli è sembrato così facile che è ovvio per tutti, ci arriverò anche io come te.
Se solo riuscissi a portare i miei panni. 
Se solo sapessi cosa sia l'empatia.
Spero solo che questo non sia la spia di qualcosa di più grande. Quella spia che già una volta si è accesa ed io non ho voluto vedere con Machisei. Una spia che non ha fatto altro che chiudere il cerchio.
Non vorrei chiuderne un altro allo stesso modo. 

Laetitia Nemesis

mercoledì 6 febbraio 2019

Baci sulla guancia.

È andata. 
Le parole facevano fatica ad uscire. 
Si intrappolavano nella gola, come rami incastrati in un letto di torrente troppo stretto.
Hai ragione. 
Io sono così. 
Le frasi di risposta. 
Mi dispiace. 
Forse non sono ancora uscito dal mio passato. 
Ed io che cosa faccio? 
Piango. 
Il mio cuore non riuscirà mai ad essere sufficientemente forte. Non potrà mai fare a meno di crederci.
Ed è sempre solo un inizio della fine.
I baci sulla guancia.
Quei baci che non dovrebbero mai trasformarsi una volta che hanno provato un sapore diverso. 
È così, ogni sentimento, breve o più o meno intenso che sia, deve avere il suo funerale.
Fa male. 
Fa male più di quanto immaginavo.
Pensavo la rabbia avrebbe mitigato il dolore, invece gli avrei pianto davanti.
Amici.
Un passo indietro ed uno affondo nel cuore. 
La delusione non si può ignorare. 
Se solo non avessi ragionato con il niente. Se avessi pensato almeno a non coinvolgere una sensibile. Se solo non mi avessi preso.
Non lo so e lo so perché fa così male.
Non vorrei, ma tant'è.
Devo lasciarti andare, devo mollare la presa, devo scegliere me stessa.
È stato bello, come con il mio cattivo ragazzo, finché è durato. 
Tutto passa.
Solo con un pezzo di cuore che si stacca e si perde per strada. 

Laetitia Nemesis

sabato 2 febbraio 2019

Sai che c'è?

Sai che c'è?
C'è che mi stai facendo fare un esame di coscienza che non avrei voluto farmi.
Tenti di farmi sentire in colpa, ma devo davvero?
Mi saresti bastato.
Ti avevo scelto.
Mi sarei fermata.
Tu stai rovinando tutto.

Che cosa siamo?

Siamo due fidanzati?
Allora significa che io ti starei per tradire. Allora significa che tu dovresti desiderare stare con me, parlarmi, pensarmi, chiedermi come sto, interessarti a quella persona che dici di piacerti, che baci. E invece restituisci silenzio, procrastini risposte. Che io esista o meno non fa differenza per te. È un problema. Non mi sentirò colpevole di ricercare altrove le attenzioni e l'interesse che tu non dimostri, ma che io merito.

Siamo due amici di letto?
Ok, avrei voluto saperlo invece di doverlo capire, avrei voluto che fossi sincero invece di dirmi ciò che pensavi volessi sentirmi dire. Ciò non implica che io ti debba "fedeltà", non abbiamo impegno, non abbiamo legami, non deve importarti con chi io passi il mio tempo.

Siamo due amici?
Ah, ma gli amici non si baciano con la lingua. Non i miei almeno. Ergo, di nuovo abbiamo un problema di sincerità. E se siamo solo e semplicemente amici perché non dovrei conoscere altre persone?

Come vedi il mio esame di coscienza tende ad assolvermi da ogni colpa, se non quella di non averti ancora salutato o detto cosa sto provando. Eppure devo essere sempre io quella che deve chiedere, chiarire, rispettare, pensare al prossimo, a non ferire?
Sai che c'è?
Arrivaci da solo.

Laetitia Nemesis

lunedì 28 gennaio 2019

Questione di precedenza?

Mi sto chiedendo se esiste davvero un diritto di precedenza. Voglio dire, dovrei rispettare il fatto che tu sia arrivato prima di qualcun altro soltanto perché è stato un caso, un puro fatto tempistico? C'è davvero della moralità in questo? Se sì, va fatto in tutti i casi o ci sono delle eccezioni, delle occasioni che giustificano un salto nella fila?
Tu mi mandi in crisi.
Mi fai oscillare da uno stato di rabbia e vendetta, ad uno in cui mi sento potenzialmente in colpa per non aver messo in standby la mia curiosità.
Ma se non fossi andata oltre con te, se non avessi conosciuto il tuo sapore, se non avessi assaporato il tuo respiro, a quest'ora probabilmente non saresti al primo posto nella mia top three, ma forse nella bella friendzone.
Quanto interesse c'è nelle tue parole, nei tuoi pensieri, nelle tue giornate, nella tua vita, per me?
Una scintilla in una settimana e più?
Hai diritto allora all'esclusività dei miei pensieri solo perché ti ho incontrato prima di altri? Non importa il modo in cui ti comporti?
Dovrei soprassedere su tutto e lasciare andare le altre persone che potrebbero eventualmente darmi molto di se stessi?
Non so se mi sto sentendo come una portatrice di amore liquido perché lo sono o semplicemente ho delle esigenze da soddisfare e che non voglio più mettere da parte.
Mi odieresti se sapessi cosa ho fatto.
Non mi guarderesti in faccia.
Ma io ti ho odiato l'altro ieri.
Sentirsi delusi e soprattutto usati, ingannati, abbindolati mi manda in bestia.
Non so se posso fidarmi, se devo rischiare, se devo scegliere ancora il bene di qualcun altro prima del mio.
Non avrò risposte ora.
Avrò silenzio.
E domani forse un bacio o forse un addio.

Laetitia Nemesis

sabato 26 gennaio 2019

Fa male.

La verità?
La verità è che fa male.
Fa male fidarsi. 
Fa male crederci. 
Fa male ogni volta essere delusi. 
Perché?
Perché è tanto difficile non ferire le persone, non agire come se le nostre azioni non avessero nessuna conseguenza? Le nostre azioni, i nostri comportamenti, le nostre parole, tutto, tutto ha un valore, un significato, un peso. O tutto è senza senso.
Mi sono fidata di te. Mi sono messa in gioco. Vero, ho accettato consapevolmente il rischio, ma che? Bisogna essere sempre sul chi va là per ogni passo, ogni centimetro di pelle, di anima che si scopre?
Sembra di sì.
Perché l'hai fatto?
Perché ti sei comportato come se volessi diventare un compagno e poi non sei nemmeno un amico?
Perché se non sei pronto non ti sei trattenuto dal provarci?
Perché se hai sentito che volevo di più non ti sei tirato indietro subito?
Perché mi hai lasciato crederci?
È così? Per proteggersi bisogna fare le preziose? Bisogna trattenersi, non fidarsi, non lasciarsi andare, non seguire l'istinto, non pensare mai che un cuore come il mio esista da qualche altra parte del mondo?
È questa la verità che devo imparare, accettare, ingoiare peggio del verme del Mezcal che ho bevuto insieme a te?
Essere bellamente ignorati. Quasi fa male quanto essere rifiutati.
Mi hai fatto venire le farfalle nello stomaco stamattina quando, come una stupida ti pensavo, e sai che cosa farò? Ucciderò una per una quelle farfalle. Non ne meriti alcuna.
Grazie tante Lorè per l'ennesima lezione che dovevo imparare.
Anche se continuerai a piacermi ancora per un po', comincerò ad odiarti, finché per te rimarrà soltanto la stessa indifferenza che tu mi hai riservato.
Vaffanculo pure tu.

Laetitia Nemesis

mercoledì 9 gennaio 2019

Di disagiati e casi mistici.

Quindi funziona così. 
Prendi il biglietto, sali in giostra, ti fai un giro, scendi e te ne vai.
Nemmeno un grazie e arrivederci.
O addio, che è anche più corto e sbrigativo.
Silenzio.
Magia.
Il nulla. 
Devo chiamare Chi l'ha visto??
No, sono io che sono ottimista al momento sbagliato. Sono io che ho troppa fiducia nel genere umano. Ancora.

Vediamo: 10, 10 cazzo di persone e ne sono rimaste 2, di cui una da verificare.
Uao.
Una percentuale da capogiro.

Categorie dal più disagiato al più inspiegabile caso mistico:
7) l'innamorato fulminato imperterrito - dopo una bella premessa delle mie intenzioni inderogabilmente amichevoli, si lancia in dichiarazioni imbarazzanti di interesse, increscioso "mi manchi" a caso, incapacità di comprendere le parole "voglio solo amicizia". Ecco il vincitore del titolo di disagiato completo, un applauso signori.
6) lo psyco accusatore - mi provoca, mi cerca, mi punzecchia, mi invita fuori due volte, mi parla senza timore, accetta in parte le mie avances, si professa libertino, si è fatto mezzo mondo letteralmente e poi mi accusa di tentato assalto al suo corpo, psicopatica per il mio carattere difficile in passato, lentamente sparisce, commenta facendomi la morale, ricompare tutto allegro. Vuoi il numero del mio psichiatra per curare il tuo bipolarismo? 
5) il pilota che non sa guidare nel fango - il genio del son tutto io, voglio questo, voglio quello, ma mi fai così e cosà. E la mano vogliamo imparare ad usarla in pista o sappiamo solo inserire la marcia avanti e indietro? Ma io sono maturo. Sì, il maturo egoista incapace, dal "ma a me fa schifo il sangue". Ti meriti un Ramsay Bolton. 
4) il pervertito - niente da dichiarare se non letteralmente perversione sessuale ed abbondante capacità di incassare due di picche rivoltando la frittata con "ti fai troppi problemi". Moderazione se vuoi una ragazza e impara a baciare senza trapanare la bocca altrui.
3) l'incerto - io sto bene da solo, non ho neanche più voglia di cambiare ragazza ogni settimana, non mi interessa, ho il mio lavoro, il mio dottorato... Ti va un po' di divertimento senza complicazioni? Alla fine almeno mi porta a bere birra, e in amicizia. 
2) l'onesto mastro birraio - è venuto, ha schioccato le dita e se ne è andato. Semplice e conciso. Vabbè, nemmeno mi piaceva così tanto.
1) il vergine - ragazza, sei vera? Sul serio esisti? Io cerco una relazione seria con una persona con cui condividere la vita quotidiana. Guarda, ora esco con te per cui per rispetto cancello l'app, non è il caso che continui a sentirmi con altre persone contemporaneamente. Foto. Io farei una foto della tua serietà: 404 - page not found. Sei il mio caso mistico, tu, i tuoi abbracci, il tuo silenzio.

Caso particolare - Tu. Tu, che ispiri fiducia e lo sai. Tu, che sei l'unico che sa di questo posto. Tu, che avresti potuto leggere i miei pensieri. Ci sei dentro, ti sei guadagnato un posto proprio qui. Sono in pochi, lo sai? Ah Lorè! Cazzo fai? Mi avverti, mi rassicuri che ci hai pensato, mi illudi e te ne vai così pure tu? Ah Lorè! Allora! Ti sei scottato e ora non vuoi più crearti aspettative? Non lo fai più per sport? No? Mmm lo vedo. Bravo. I miei più sentiti complimenti. Hai vinto anche la medaglia invece. 

Ah, ma non sono mica io il problema, neanche per idea. Questa volta no, non ve la do questa soddisfazione di buttarmela addosso. Siete voi che avete problemi. Siete voi che vi meritate i casi umani davvero.
Io sarò una stupida credulona ingenua, assolutamente sì, ma un cuore che batte l'avrò sempre, io.

Laetitia Nemesis

sabato 8 dicembre 2018

Vorrei non averti mai incontrato.

Vorrei non averti mai incontrato.
Ora non dovrei cercare di dimenticarti.
Non cercherei i tuoi occhi sorridenti in quelli altrui. 
Non cercherei la tua personalità, il tuo umorismo, la tua intelligenza in ogni uomo che incontro.
Non vorrei pendere dalle tue labbra ancora e ancora per ascoltare i tuoi guai.
Non saprei come ci si sente perfettamente a proprio agio, senza maschere e senza veli. 
Non vorrei sentirmi ancora addosso le tue mani e il tuo abbraccio. 
Non vorrei risentire la tua voce rivolta a me.
Non starei in attesa di un tuo messaggio che probabilmente non arriverà mai.
Non mi mancheresti. 
E invece ti ho incontrato e mi manca tutto di te.
Sì, ti ho idealizzato. 
Sì, incontrerò un giorno qualcun altro che mi farà battere il cuore di nuovo.
Sì, tutto passerà.
Ma intanto... 

Laetitia Nemesis

domenica 2 dicembre 2018

L'ingenua di sempre.

E tu volevi non metterci il cuore? 
Tu pensavi di poter attraversare tutto senza essere sfiorata? 
Oh sì, sei l'ingenua di sempre.
Volevi colmare un vuoto con altro vuoto. E ora?
E ora senti che proprio quel vuoto ti sta risucchiando.
Accetta quel vuoto, guardalo fino in fondo, toccalo e lascialo stare. Il tempo lo riempirà della tua vita, del tuo futuro, del caso e del tuo destino.
Molla la presa, lascia andare quella corda che nasconde un cappio sulla cima. 
Renditi libera da te stessa. Affrancati anche da loro. Costoro dopo essersi presi un pezzo dopo l'altro di te, non lasceranno nulla, nemmeno un abbraccio sentito. E il calore che ti sembrerà aver percepito era soltanto una folata di vento del sud.
Scegli te stessa. 
Ama te stessa. 

Laetitia Nemesis

domenica 25 novembre 2018

E certo!

E certo! Come poteva essere diverso.
Cosa non va in me? 
Sono antipatica? No. 
Sono noiosa? No. 
Sono troppo seria? No. 
Sono troppo emotiva? Sì. 
Non so cosa fare della mia vita? Sì.

E certo, se ne è andato uno dicendo che devo pensare prima alla mia vita e ora un altro non è neanche voluto venire per lo stesso motivo. 

E certo. Perché io mi diverto in questa condizione. Io sono felice in questa situazione. Io godo a non sapere dove è il mio posto. Sono la persona più soddisfatta di questo mondo ora. 

E certo, la mia è solo pigrizia, mancanza di voglia, agiatezza, furbizia.

E certo.
Non mi sono fatta il culo per uscire dal fondo nero in cui ero, non mi sono rovinata la vita per due anni per dimostrarmi che qualcosa posso riuscire a farla. Non è importante che io abbia smesso di mangiare per poter continuare ad andare avanti. Non è minimamente influente che io abbia odiato me stessa fino a volermi fare male e oggi cerchi di guardarmi allo specchio e farmi una carezza.
No.
Perché se non sei come la società si aspetta, tu non vai per niente bene.
Ma vaffanculo. 

Laetitia Nemesis

venerdì 16 novembre 2018

Che mi colpisca un fulmine!

Quando dici "Che mi colpisca un fulmine!", ma la natura fraintende.
Sono arrivati due occhi del cielo, di acqua cristallina a posarsi sui miei.
Due occhi veri, intensi, dietro due palpebre che hanno qualcosa da dire soltanto schiudendosi.
Due occhi che fissano, che scrutano, che guardano.
Potrei osservarli per ore senza stancarmi.
Potrei parlarti per ore senza annoiarmi.
Quanto tempo che non sapevo più cosa volesse dire conoscersi, esplorarsi, conversare amabilmente.
Sei arrivato tu, un cattivo ragazzo, dici, eppure i tuoi due specchi d'acqua non mi raccontano la stessa storia, la tua bocca ha un profumo di parole, avventure, vissuti di correttezza, stupidità, audacia anche, ma non di cattiveria vera. Forse sì o forse no, comunque stavolta mi va di provarci.
Ti avrei abbracciato, ti avrei tenuto la mano tutta la sera invece che i pochi minuti di fine serata.
Ti avrei baciato, mi sono persino addormentata in un tuo bacio.
Ma tu hai bisogno di tempo.
Te lo concedo.
E con me la speranza che presto lo stesso mio fulmine colpisca anche te.

Benvenuto, mio Cattivo Ragazzo.

Laetitia Nemesis

giovedì 15 novembre 2018

Io e la mia forza.

Sentii come mi avessero strappato una parte di me, una sensazione così dolorosa che non era quasi sopportabile. Mi guardavo e continuavo a vedermi intera. Eppure sì, ti eri preso la cosa più importante di me. Non era il cuore, quello me lo avevi restituito da tempo, pure intero, sebbene maldestramente.
Era qualcosa di ben più importante, un tesoro preziosissimo. Era il cofanetto della mia forza. Non avrei voluto lasciarlo a nessuno consciamente, era e doveva essere mio. Quando te ne sei andato, l'hai lasciato cadere e finalmente me lo sono ripreso. Da oggi sono io il cofanetto della mia forza.

Ora posso dirti addio. 

Laetitia Nemesis

sabato 3 novembre 2018

Il mio mondo è caduto.

Come si fa?
Come si fa a spegnere i ricordi?
Come si fa a fermare il film di tutta la nostra storia nella mia testa?
Come si fa a chiedere al cuore di smettere di battere per te?
Come si fa a dimenticare la tua voce, il tuo profumo, i tuoi capelli?
Come si fa a smettere di volerti accanto?
Come si fa a non piangere più?
Come si fa?

Io ci sono per te, mi dici.
E' difficile anche per me, mi dici.
Pensa a te, fai quello che ti interessa, mi dici.
Io voglio soltanto averti vicino, sentirti vicino, parlarti, sentire il tuo respiro sulla mia pelle, le tue mani sul mio viso, le tue labbra che asciugano le mie lacrime.
Voglio soltanto te, con me.
Devo pensare a me stessa, dici, ma sai che questa è soltanto una strategia per farmi andare avanti, perché le mie orecchie sentano un po' meno l'eco della tua voce, i miei occhi vedano altri visi oltre al tuo, perché la mia mente ed il mio cuore guardino oltre.
Io non posseggo più la mia mente, tanto meno il mio cuore: sono diventati tuoi 4 anni fa. Ora tenti di restituirmeli, ma sono pieni di te, chiedono di te, e tu non rispondi.
Oggi hai fatto dieci passi più in là, lontano da me, ed ogni giorno che passerà d'ora in poi, sarà un passo in più verso l'orizzonte del mondo che mi è caduto davanti e si è fatto nei minuscoli pezzi dei nostri ricordi. Perché ora questi devono ammassarsi tutti di fronte ai miei occhi ed una mano mi tiene la testa costretta a guardarli uno per uno, anche quelli più sepolti?
Non ho tregua.
Un oggetto, un suono, una parola, un gesto, tutto ricorda di noi.
C'è stata la primavera in cui siamo sbocciati; c'è stata l'estate in cui ci siamo vissuti; ora l'autunno con pezzi di cuore che cadono; poi sarà l'inverno, con il suo gelo silenzioso che immobilizzerà anche la rimanenza del cuore diroccato. Aspetterò che quell'inverno ghiacci le mie lacrime e offuschi la mia mente perché si rigeneri sotto il manto di neve un prato verde pronto a rifiorire.
Ti prego, non metterci tanto, inverno.

A quegli occhi di cioccolata che non sono più i miei.
Laetitia Nemesis

lunedì 22 ottobre 2018

"Quello che mi manca sono io quando stavo con lui."

Forse è così.
Forse è vero che non si può guarire senza distanza.
Forse un addio non è un addio se la porta rimane soltanto socchiusa.
La mia è lì che sbatte.
Un attimo la luce penetra, un attimo il gelo.
E il cuore si spezza ancora e ancora.
La tua presenza è diventata assenza, briciole di attenzione che non fanno altro che lacerarmi l'anima, sperando in un qualcosa di più domani, o dopodomani, o domani l'altro.
Non è vero, non si può tornare indietro. La nostra primavera, l'estate del nostro amore sono passate, siamo all'autunno dove pezzi di cuore cadono come foglie ed è giusto arrivi anche l'inverno. Solo così potrò rinascere.
E non ho bisogno di te.
Sopravvivrò, in qualche modo.
Andrò avanti sulle mie fragili gambe.
Cadrò, lo so. E allora mi mancherà da morire il tuo abbraccio, l'affondare il viso nella tua spalla e poterla bagnare di lacrime. Mi mancherà il sentirmi sicura, tranquilla, serena come lo sono stata tra le tue braccia, mai prima di te.
La sera sarà fredda e minacciosa, non più abituata a dovermi guardare le spalle da sola.
Tuttavia troverò il modo e mi rialzerò.
Ho faticato tanto per arrivare fin qui ed ora questo me lo devo.

Laetitia Nemesis

sabato 6 ottobre 2018

Dimmi ciao, ma non addio.

5 Ottobre 2018

Riaprono i cancelli di questa area depressa.
Non che prima l'area fosse stata chiusa perché dismessa con appianamento della fossa, ovviamente no.

Che è successo oggi? 
Non è stato dichiarato ufficialmente con tanto di annuncio al mondo, ma dentro di me sento già la verità: con oggi finisce la storia con Machisei.
Sto piangendo ora, ma non finirò le lacrime già stanotte.
Temevo questo giorno da tempo, ma non immaginavo in questo modo quasi disarmato. Ci siamo solo noi con due posizioni differenti sulle due sponde di un fiume. Nessun ponte, nessuna zattera, nessuna corda di congiunzione.
Cosa mi fa male nella faccenda?

1) Mi hai illuso con tante parole, non promesse, ma comunque legna per il mio fuoco di speranza di una condivisione totale delle nostre vite.

2) Hai scaricato tutta la responsabilità dello stallo del nostro rapporto su di me, sulle mie difficoltà che ho sempre ammesso e che ho sempre cercato di superare in un modo o nell'altro, come meglio potevo.

E se posso ancora comprendere, accettare, perdonare questi due comportamenti, non riesco a sopportare il "dolore" della presa di coscienza di un terzo fatto: dopo tutto quello che ti ho raccontato, spiegato, mostrato di me, non sei riuscito a capire nemmeno un minimo di quello che sono, di come ragiono, della mia complessità, delle mie difficoltà, dei miei limiti, del mio impegno costante nel lottare contro me stessa e di quanto questo sia duro, estenuante, frustrante da fare ogni santo giorno della mia vita. Dopo 4 anni in cui mi hai visto stare molto male fisicamente, emotivamente, psicologicamente, dopo che mi sono quasi autodistrutta e rialzata a fatica, che sono ricaduta di nuovo e di nuovo ho cercato di rimettermi in piedi, mi vieni a dire che non sto facendo nulla? Che non mi sto impegnando? Che sei l'unico a cercare di mettere i mattoni per il nostro futuro? Dopo 4 anni + 1 di amicizia mi dici questo? Non mi conosci proprio per niente? Ecco cosa mi fa più male.

E se posso capire che tutto può finire, faccio fatica ad accettare che da un giorno all'altro uscirai dalla mia vita e tutto rimarrà soltanto sepolto nella nebbia dei ricordi. Vorrei tanto non finisse così.

Spero che mi ricorderai comunque sempre con dolce affetto, nonostante tutto, che non parlerai male di me, che non sarò quella tua ex spostata che andava in psicoterapia, quella che aveva quel difetto fisico che comunque hai amato, quella che si riempiva il letto di peluche come una bambina, quella strana, quella che meno male che è finita. Spero rimarrò almeno nel tuo cuore come una persona che hai amato, che ti ha amato, che ha cercato di darti tutto l'amore e supporto che poteva, sebbene fossero tanti e complessi i suoi difetti.
Per me, come ti scrissi più volte, sei stato e sempre sarai una persona importante che non dimenticherò mai. 
Con tutto il mio affetto, spero ci diremo ciao e non addio. 

Laetitia Nemesis

mercoledì 2 novembre 2016

Dicevano, una volta.

1 novembre 2016

È passata molta acqua sotto i ponti, ho aspettato per 10 anni ormai che mi passasse davanti il cadavere del mio nemico e invece, ogni giorno, lo vedo riflesso nello specchio.
Una tegola.
Un auto.
Un virus.
Un'allergia.
Sarebbe bastato.
Ma no.
Devo morire dall'interno, sgretolarmi pezzo per pezzo, implodere in un buco nero della mia anima.
Non sono sbagliata, ma non sono giusta in questo mondo.
Rimpiango la scelta che ho fatto, per ciò che sto passando, per ciò che mi sento dire, per il motivo per cui l'ho fatta.
Ho scelto per gli altri, per aiutare gli altri, ma gli altri chi? I pezzi di sterco che mi calpestano, che mi deridono, che mi scansano, che mi feriscono? Per questi? Ma che vadano a morire, che infieriscano sui loro mediocri simili, che marciscano nella loro stessa schifezza di cui sono fatti.
Io non sono nulla per loro, loro non sono nulla per me.
Loro non esistono, non hanno diritti su di me.
Vi lascerò annegare, vi lascerò soffocare, vi lascerò soffrire, vi lascerò  soli, come voi avete lasciato me.
Dicevano fossi buona.
Dicevano, una volta.

Laetitia Nemesis

lunedì 22 febbraio 2016

Questione di cospirazione

"E quando desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio."
Paulo Coelho - L'alchimista

La prima volta che lessi questa frase probabilmente fu sfogliando svogliatamente le pagine di internet (forse facebook?) e appena la vidi ne fui colpita. Tuttavia, vuoi per la mia vena pessimista con cui guardo alla vita, vuoi perché me la sono ritrovata messa lì davanti senza un contesto, la interpretai in modo errato. Il verbo cospirare mi ha tratto in inganno facendomi pensare subito al suo uso più utilizzato di cospirare contro qualcuno o qualcosa, cosicché intendessi che l'Universo, questo mostro gigantesco demoniaco, si adoperava in ogni modo per mettere i bastoni tra le ruote, ergere muri di cemento, scavare fossati intorno all'oggetto dei desideri di un povero tapino mortale, come me. Voi direte: "Sciocchina, allora l'affinché che ci sta a fare?". Me lo domandai, in effetti, ma furbescamente, per il mio quieto vivere, non mi diedi una risposta.
Anni dopo lessi L'alchimista, un libro che considero una fonte di perle di saggezza inestimabili, e mi imbattei nuovamente in questa frase, stavolta inserita in un contesto, in una storia, in un senso. Fui folgorata. Non avevo capito niente: tutto ciò che vedevo nero era diventato bianco. L'affinché ora aveva un senso e anche evidente! Cercai nel vocabolario l'origine del mio errore di interpretazione e scoprii che cospirare non voleva soltanto dire "concorrere ai danni di qualcuno"*, ma anche, e semplicemente "unirsi per conseguire uno scopo comune"* senza accezioni positive o negative. Ecco allora che l'Universo diventò un gigante buono, un amico che accorre con tutto se stesso per aiutare quel povero tapino mortale. Restò comunque un ma: il mio scetticismo. Non ho mai creduto in tutto ciò, probabilmente perché nove volte su dieci (quasi) niente andava per il verso giusto e quindi altro che cospirazione, congiura!
Oggi, miracolo, devo ricredermi. Ciò che sta accadendo non possono essere solo coincidenze, la ruota della fortuna non può aver girato improvvisamente verso di me. No, non può essere vero.
1. La prima occasione di poter vedere un parto l'ho vinta con un "pari e dispari": non si è mai visto!
2. Oggi passo l'esame di sociologia sapendo due terzi del programma: il paio di articoli su cui verteva la verifica scritta e l'interrogazione non li ho visti neanche in cartolina, eppure parlo, straparlo, ma il 18 me lo porto a casa, al contrario di una mia compagna (non è possibile che io abbia saputo "intortare" un professore meglio di altri!).
Non c'è due senza tre, o forse il tre c'è già stato anche con tutti gli esami della scorsa laurea che mi hanno convalidato e quelle baggianate che ho scritto nell'esame scorso, o ancora un bilancio di tirocinio al momento abbastanza positivo (sto temendo come un topolino a pensare questa ultima questione).
Insomma, l'ostetricia è il mio sogno, il mio desiderio più grande degli ultimi dieci (?) anni e rendermi conto che tutto gira a mio favore mi lascia esterrefatta: l'Universo sta proprio cospirando affinché lo realizzi.
Coelho ha sempre avuto perfettamente ragione.

Laetitia




domenica 20 dicembre 2015

Perché se non esisti per lui non esisti per nessuno.

Qualche tempo fa ho letto i pensieri di una sconosciuta, una ragazza che ha sofferto e sta soffrendo molto, una ragazza che deve affrontare una guerra logorante, contro un nemico crudele, che ti mangia dall'interno, pezzo per pezzo, una ragazza che può davvero pensare "oggi ci sono, ma domani, forse...". Ma questo non è il suo unico avversario.

Controllo annuale dal medico, con analisi del sangue fatte una settimana prima.
Lui: "Che caspita hai combinato quest'anno? Non capisco, valori al di sotto della media dovresti essere in coma. La terapia non ha funzionato. Dobbiamo fare le trasfusioni".
Io: "La terapia non ha funzionato perché l'ho sospesa. E non voglio fare nessuna trasfusione. Sto bene."
Lui: "Che significa che hai sospeso la terapia? Nelle tue condizioni NON PUOI. Sei pazza?"
Mamma: "Dottore, Elisa ha avuto un anno difficile. Ora la riprende però. Siamo qui per questo"
Io :"Mamma ..tranquilla. L'ho sospesa perché non volevo curarmi, e non vorrei nemmeno ora. Ma se mi succede qualcosa di brutto mamma muore. Sono qui per questo"
Lui: "Posso sapere cosa è successo?"
Mamma: "Ha rotto con il suo ragazzo"
 Gelo nella stanza. Martellata sui denti per me. Disappunto. Sto per scoppiare.
Avrei voluto dire:
"E' successo che un bel giorno di 12 mesi fa quando ero la ragazza più felice del mondo e non mi importava del tumore allo stomaco che ho. Quando ero convinta di volerlo sconfiggere. Quando lottavo per avere dei buoni risultati del sangue. Quando avevo un motivo per svegliarmi al mattino. E mi creda dottore quel motivo aveva un paio di occhi neri come la pece da perderci l'anima. Ecco quel bel giorno di 12 mesi fa lui è andato via. Ha preso le sue cose. E io oggi non so dove cazzo mettere il nostro letto matrimoniale, perché in garage occupa troppo spazio e allora dovrei farlo a pezzi. Conosce qualcuno che lo verrebbe a ritirare dottore?
No perché io non lo conosco.
E non conosco nemmeno un altro ragazzo con gli occhi neri come la pece che mi ridia un motivo per riprendere la terapia. Perché sa dottore? Quando quegli occhi neri come la pece li rivedi ogni santissimo giorno e ti attraversano come se tu fossi invisibile. Inizi a sentirti invisibile. Inizi perfino a desiderare di esserlo. Vorresti sparire. Perché se non esisti per lui non esisti per nessuno. C'é qualcosa per l'invisibilità nei suoi libri di medicina? Ha tenuto qualche esame in grado di spiegare come sia possibile sopravvivere quando il motivo per cui ti svegli al mattino diventa il tuo peggior incubo? Esiste una teoria che spieghi come si può tirare avanti avendo il tuo boia ogni giorno sotto gli occhi? Sentirsi continuamente inadeguata, con la maglia sgualcita. I capelli fuori posto. Un trucco troppo trascurato. Prendere l'ossessione per cosa indossare per andare a lavoro e voler sembrare almeno un po' sexy per far tornare in lui la voglia di fare l'amore per ore e ore. C'è qualcuno dei suoi maestri dottore in grado di spiegare questa cosa? Qualcuno mi venga a spiegare come sia possibile svegliarsi con 38 di febbre e andare lo stesso a lavoro solo per incrociare ancora i suoi occhi? Lei dottore è in grado di spiegarmi come si fa a vivere con un buco nello stomaco 365 giorni all'anno?
Io no. Non lo so. Ma l'ho fatto. E per farlo ho sacrificato tutto. Perché dovevo investire l'energia in questo. E non avevo tempo per pensare alla terapia. Ai probabili nuovi amori. A mia mamma che stava male a causa mia. Si è preso tutta la mia energia. Il mio tumore non è nello stomaco. E' li fuori. E' alto 1,80 e ha gli occhi neri come la pece"
Ho detto:" Si ho rotto con il mio ex ragazzo. "
Dottore: "Bene procediamo con la terapia. Non sospenderla mai più ".
Io : "Ok"

Sono rimasta bloccata davanti a queste parole. Avrei voluto darle forza, ma non sapevo cosa dire. La verità è che mi sento esattamente come lei si è sentita fino a 12 mesi fa.
Se ora sono qui a poter scrivere ancora, lo devo soprattutto, se non solo, ad una persona: la persona che amo.
Il mio lui è il perno su cui la mia trottola continua a girare, è il mattoncino che sorregge tutta la baracca della mia vita e su cui, giorno dopo giorno, aggiungo altri mattoncini. Per lui ho detto basta al lasciarmi andare sempre più a fondo, per lui combatto la parte di me stessa che odio e che vuole trascinarmi nell'abisso più nero, per lui penso e costruisco il domani e perché possa esserci un noi, per lui porto avanti la mia vita.
Egli sana le ferite che io non riesco nemmeno a medicare, mi rende felice nonostante tutto, mi dà il coraggio di affrontare le mie paure ogni giorno, mi dà quell'euforia che tutti cercano nel vuoto della droga, dell'alcol, del divertimento sfrenato.
Questo non è amore, qualcuno dirà, è un'altra forma di dipendenza.
Forse ha ragione.
Ma ditemi se poi non è amore vivere per qualcuno che non è noi stessi.
Se poi non è amore essere grati all'infinito per la presenza di colui che ci dà la forza di vivere.
Se poi non è amore voler restituire quella magia che egli compie abbracciandoci nel nulla.
Se poi non è amore essere disposti a qualunque cosa (ragionevole, intendiamoci!) per lui.

Avrei voluto dire a quella ragazza che la ragion d'essere, il senso di tutto, siamo noi stessi.
La verità è che le avrei potuto dire soltanto che se il mio motivo dagli occhi di cioccolata smettesse di essere, crollerebbe ogni cosa ed io stessa smetterei d'essere.

Al mio motivo dagli occhi di cioccolata.
Alla mia vita.
Al mio tutto.
Ti amo.

Laetitia

mercoledì 27 maggio 2015

Gelosia

"Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri." - Roland Barthes

Le parole chiave per voi?
Le mie sono le ultime, le parole che rappresentano più di tutte il tallone di Achille a cui mira la perfida freccia della sorella deforme di Cupido, Gelosia.
Dico, già abbiamo molto da sopportare per i gusti discutibili del caro putto alato circa colui per cui perderemo la testa, poi per i problemi che comportano le diversità (assolutamente lecite e a volte provvidenziali, ben inteso) del nostro partner, quindi per il superamento delle incomprensioni ed infine per i compromessi ovviamente necessari al quieto vivere; ebbene, dopo tutto questo dobbiamo ancora fare i conti con Gelosia.
Ormai è noto che lei predilige le prede più semplici, deboli, vulnerabili, ossia gli insicuri, coloro che temono proprio di finire ad "essere come tutti gli altri".
Io sono gelosa, ma non assillo, soffro, ma non lo esterno (non sarei qui a scriverne altrimenti! O forse lo farei lo stesso, conoscendomi...) . Sì, io sono gelosa e non perché penso che Machisei possa tradirmi: ho piena fiducia in lui, sono certa del suo amore nei miei confronti, certa del rispetto che mi porta, certa che sia una persona di animo nobile, sdegnosa di tale bassezza umana. Sono gelosa perché ho paura che possa arrivare un giorno in cui lui smetterà di guardarmi con occhi diversi, smetterà di corrermi incontro quando mi vede di lontano, smetterà di chiamarmi con il mio nomignolo non essendo più divertente come una volta, smetterà di ridere per la mia timidezza, smetterà di cercarmi nei sogni, smetterà di cercarmi con lo sguardo quando siamo distanti qualche metro l'uno dall'altra, smetterà di fare tutto questo e comincerà a guardarmi come fossi tutti gli altri. Sarò soltanto una delle tante, insignificante, anonima, banale, insipida, insulsa, mediocre, ordinaria, scialba, qualcuna per cui non vale più la pena averla accanto, poiché al suo fianco camminerà un'altra ragazza, magari più bella o più simpatica, più spiritosa, più superficiale, più appariscente, più sofisticata, più estroversa, più con le sue stesse passioni, ma soprattutto una che brillerà ai suoi occhi tra la folla, la sua, l'unica.
D'altronde tutto va come scrive Paulo Coelho:

"Ho conosciuto molte persone ossessionate dalla gelosia, non perché pensino che il marito o la moglie li tradiscano, ma per il fatto che non sono al centro dell’attenzione, come vorrebbero."

Tutti vorremmo essere il centro dell'attenzione di qualcun'altro, i loro unici, come loro lo sono per quelli come me quando amo.

Laetitia



venerdì 15 maggio 2015

Questione di Ego

Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'ultima volta che sono passata di qui.
più di un mese senza scrivere nulla, senza sentire il bisogno di scrivere nulla.
Forse andava tutto bene?
Forse mi sentivo meglio?
Forse ero felice e basta?
Forse.
Oggi ritorno in questo luogo che probabilmente è la mia valle di lacrime piuttosto che un angolo in cui esternare le mie opinioni ed impressioni personali su qualsivoglia argomento. D'altronde è nato un giorno d'estate in cui avevo bisogno di piangere sulla spalla di qualcuno... ho scelto il Signor Blogger per vostra sfortuna.
Tuttavia oggi ritorno con una forza (?) nuova ed è questa la questione.
Oggi una voce cerca di uscire dalla mia bocca, una voce che dice "C'è il mio Io. Esiste il mio Io. Accettate il mio Io." E questo dà fastidio. Soprattutto a mia madre. Lei, un ego smisurato, una personalità sicura, la voce della ragione, dell'obiettività, dell'oggettività, della verità, del giusto, del corretto, del buon senso. Lei, solo lei. Tutto va bene se sei dalla sua parte, dalla sua sponda del fiume, sennò stai sbagliando, sei anormale, sei un imbecille, hai una vita triste.
E mi dice, devi accettarti per come sei altrimenti non riuscirai mai.
Accettarmi? Io? E tu? Tu non devi accettarmi per come sono, per come ragiono, per le mie opinioni? No, devi obbligarmi a pensare con la tua testa, e subdolamente anche. E se alzo la mia voce, tu dammi addosso, prendimi per il culo. Questo mi aiuta enormemente ad accettarmi.
Grazie.

Laetitia

giovedì 12 marzo 2015

Avete presente quando...?

Avete presente quando aspettate un evento da giorni, ma che dico da settimane, e avete una paura folle, una di quelle paure dettate dall'enorme aspettativa che vi siete creati?
Avete presente una di quelle giornate da cui dipende qualcosa di veramente importante, qualcosa di decisivo, qualcosa che potrebbe cambiare il vostro futuro prossimo?
Avete presente quella situazione in cui vi impegnate al milione per cento, in cui ci riversate tutti voi stessi senza riserve?
Ebbene oggi è stato uno di quei momenti, una di quelle giornate, una di quelle situazioni.
E ora?
Ringrazio la caffeina della coca-cola che mi sono scolata alla fine di tutto se ora sono ancora sveglia e non morta nel mio letto di dolore.
La paura? Poco superata.
Le aspettative? Non pienamente soddisfatte.
Il mio futuro prossimo? Non è cambiato, non in peggio se non altro...o così spero!
Però mi sono impegnata all'inverosimile, ho dato tutta me stessa.
E sono svuotata.
E' come aver puntato tutto su un cavallo in una corsa, averla vinta, ma ritrovarsi in mano un pugno di coriandoli.
E' una sensazione ben strana.
Il bilancio giornaliero non è negativo anzi, credo di aver fatto un buon lavoro considerato il panico con cui attendevo questo giorno, eppure mi aspettavo un risultato emotivamente più intenso, più visibile, più tangibile.
E invece tutto scorre come prima, uguale identico.
Ma poi cosa doveva mai succedere?
E' stato un mettermi alla prova in aritmetica con una prova del nove: i conti tornano, ma non c'è alcun gusto in questo e ciò rende tutto il mio panico, il mio impegno straordinario (o presunto tale dalla sottoscritta), la mia tensione emotiva totalmente privi di senso.
E questo ti svuota di emozioni le interiora, come di significato le aspettative.
E quali erano queste aspettative tanto giganti e mastodontiche?
Che cosa diamine credevo di ottenere?
Non lo so, non riesco a definirlo, a dargli un nome. Volevo qualcosa, non so cosa, ma qualcosa.
Forse volevo una sensazione tipo quando parti per le vacanze e la prima mattina ti svegli proprio in quel luogo tanto sognato; o come quando ti sposi e il giorno dopo realizzi che non sei più una ragazzina, libero uccellin di bosco; oppure ancora, quando termini gli studi e chiudi un grande capitolo della tua vita per iniziarne un altro. Ecco, forse volevo semplicemente sentirmi diversa, cambiata, al principio di una nuova riga di quella che è la mia storia.
E invece niente, sono sempre io come ieri e come domani.
Solo un po' più vuota e un po' più insonne, ma ancora in corsa con l'uovo nel cucchiaio.

Laetitia

lunedì 2 marzo 2015

L'importante è avere le idee chiare

Oggi sono intrattabile, insofferente, intollerante, irritabile, antipatica, scortese, acida, sarcastica, scontrosa, qualcosa d'altro? Probabile.
Dico "oggi" poi, come se fosse un raro evento straordinario: piuttosto capita ogni 3x1, come nelle offerte del supermercato.
"Se devi insultare qualcuno, insulta piuttosto un passante, un tizio qualsiasi, ma magari non il tuo ragazzo che ti ama"
Il passante può stare tranquillo, ho una mente più malvagia e sicuramente più perversa.
Ho passato il pomeriggio a prendere moralmente a schiaffi Machisei. Diventerà un martire e un santo.
Sembra un comportamento assurdo: ho lo scazzo mio e me la prendo con lui. Già. Non ero arrabbiata con lui, non mi ha trattato malamente, non mi ha detto niente per provocarmi, niente di niente. Ero e sono semplicemente allergica a chiunque oggi. E' uno di quei giorni che odio tutto, non sopporto nessuno, ne ho una (e più) per ciascuno, non voglio stare a casa, non voglio uscire, non voglio parlare, non voglio non parlare, voglio stare da sola, non voglio stare da sola.
Ho le idee chiare insomma.
Non è qualcosa che mi dici che mi fa scattare, io scatto e basta. Ti prendo in giro, ti dico parole poco carine, faccio il contrario di ciò che mi chiedi solo per il gusto di contraddirti, ma poi farlo non ha neanche così tanto gusto. E' solo un modo per esprimere il mio disagio. Purtroppo, tocca a Machisei sorbirmi.
Perché lui in particolare? Perché mi ama. Un nonsense. E invece un senso assurdo io lo trovo: sono stanca emotivamente, ce l'ho che ce n'è sempre una che non va, ce l'ho con me stessa, ce l'ho che vorrei restare da sola ma non si può (e tu, e lei, e l'altra, e l'altro... etc etc etc), ce l'ho che poi vorrei stare con Machisei continuamente come non fosse già così, ce l'ho alla fine che sono stanca di essere stanca. Machisei mi ama e più mi ama e più lo vorrei tenere a distanza e vicino contemporaneamente, vorrei che se ne andasse e che non se ne andasse, vorrei che mi amasse e che non mi amasse, vorrei essere da sola e insieme a lui.
Continuo ad avere le idee estremamente chiare.
Io non vado pazza per me stessa e lui mi ama. Un nonsense anche questo secondo me. E quindi inconsciamente ti dico "Vattene! Cerca qualcuno che sia normale e migliore di me."
E invece tu resti a farti insultare.
Perché mi ami.
E poi mi chiedi ancora cosa potresti fare per dimostrarmi che mi ami.

Laetitia

lunedì 23 febbraio 2015

Siamo ancora qua.

Sono trascorsi un mese e dieci giorni.
Siamo ancora qua.
Che bellezza.
Andiamo per ordine.

San Valentino: la mia occasione per dimostrare quanto sono matura.
Vi dico solo che spero sia la mia prima e ultima volta. Dovevo, volevo, farlo e l'ho fatto, ma mi è bastato. Mi son data al fai da te, alla recitazione, alla discografia, al negozio di giocattoli, alle caramelle e alla mia splendida scrittura.
Sì.
Andiamo avanti.
Quest'anno però ci ho guadagnato davvero una scorta di cioccolato che mi basterà fino a Natale prossimo. E mi sono già data anche a quella.
Ne avverto pure i postumi. *inposizionefetale*
Ah mi stava anche per andare a monte la mia sorpresa a causa di una decina di persone che avevano avuto la mia stessa idea: un tête-à-tête davanti ad un tè e una fetta di torta in un locale del centro molto carino. A parte il nostro ritardo mostruoso che ormai ci contraddistingue ovunque andiamo, abbiamo dovuto aspettare che si liberasse un tavolo e mancava pure circa mezzora alla chiusura... insomma, il mio programma stava proprio sfumando e sempre più velocemente. E Machisei non era neanche così dispiaciuto, per dinci.
Il cielo vuole che una coppia di amiche se ne andò. Oh grazie! Tutto è bene quel che finisce bene alla meno peggio.

50 sfumature di grigio: no, non sono andata al cinema, ma sì, l'ho visto. E sapete che penso? Che è un'assurdità: una verginella timida impacciata che attizza un riccone che, per sua stessa ammissione, ha "50 sfumature di perversione", che si traducono in 'mi piace legarti al letto, bendarti, frustarti ma non troppo e ricompensarti con una bella leccata, ma bada, se non rispetti le mie regole ti punirò'. Lei è veramente senza senso. Questa benedetta verginella appena assaggia il biscottino, bom è andata,  'va bene, andiamo nella tua famosa stanza dei giochi'. Chiamala timida.
Ma poi, il finale. Una perla. Lei: 'Sì fammi guardare chi sei, vuoi punirmi? Puniscimi.' Così viene messa a 90° e vai di 6 frustate come Dio comanda. E quindi lei: 'Ma come? Mi vuoi davvero trattare in questo modo? Vai via! Non mi toccare! Non ti voglio più vedere!'
Ma bimba mia, come potevi aspettarti un comportamento simile? Non ti ha mica coccolato con corde, frustini, flagelli e altre diavolerie per metà film. Non ti ha mica schiaffeggiato le chiappe sulle sue ginocchia per punirti quando hai alzato gli occhi al cielo e lui te l'aveva proibito.
Eh ma lei è timida, è alle prime armi, non poteva immaginare...
Sì. Proprio.
Lui è un gran ba...rone. Prima l'attira a sé, poi cambia idea e "ho gusti particolari, non sono l'uomo per te", poi ci ripensa ancora e la corteggia con sorprese letterarie, palloncini, regali... e il tocco finale, il responsabile della sua capitolazione: rimediare alla verginità. Ciò che mi ha stupito e fatto storcere il naso è il modo in cui lo ha fatto: amoreggiare come il 90% dei normali esseri umani, dolcemente, classicamente. E si sono pure addormentati insieme, lui che non può dormire con altri se non se stesso. L'hai illusa, mio caro. Ecco perché poi lei insiste sul fare cose normali come tutte le coppie medie: cena, cinema, conversazione... ah no ho sbagliato, il conoscersi e parlarsi non è importante, è più fondamentale dormire nella medesima stanza.
Un aspetto invece coerente con la realtà è la visione materialista della relazione pseudoamorosa: corteggiamento = regali e non regalini, parliamo di una bella macchina nuova come dono di laurea, un nuovo pc perché il tuo si è rotto e non puoi scrivermi una mail; serata romantica = "ti vengo a prendere in elicottero e ti porto a casa mia a chilometri di distanza".
E le gentilezze? Le galanterie? I sentimenti che maturano con la conoscenza reciproca?
No, quella è roba vecchia!
Meglio scopare subito e forte.

Umiliazione: oh! E al tema amore e sesso ci ricolleghiamo subito subito, con la mia vita altrettanto assurda, ma ahimè vera. Mi hanno fatto notare che non sarei buona come donna di vita. Un'altra possibile carriera che sfuma! Mi spiace solo per Machisei.
Mi chiedo però perché M. continui a cercarmi per divertirsi con me.
Fossi almeno brava.
Boh.

Laetitia

lunedì 12 gennaio 2015

Mi scoppia l'anima

Mi scoppia l'anima.
Devo scrivere. Devo sfogarmi.
Ieri sera, oggi, momenti belli, in cui sono stata abbastanza bene, felice, ho riso, ho sorriso, ho goduto, mi sono intenerita e sono stata soddisfatta, insomma, momenti da mettere nella scatola dei ricordi.
Eppure ora sono qui che se non mi mettevo a scrivere piangevo tutta la sera (tanto lo farò lo stesso).
Piango per le troppe emozioni tutte insieme, è uno sfogo, come al mio solito, in fondo non è niente di così tragico, ma...
Ieri cena a casa con mamma, papà, fratello più fidanzata, sottoscritta più Machisei. Mi preparavo per questa cena da due giorni, e fai i biscotti, e fai la gelatina, e rifai i biscotti perché prima non si sono cotti e poi si sono bruciati (caramellati dài, diciamo così). Per i tre quarti della giornata ero contenta, anzi entusiasta, non vedevo l'ora. Poi mancano un paio d'ore... ANSIA.
Ansia che sale.
Ansia che straborda.
Ansia che odio.
Comunque cena va bene, sì, dal mio punto di vista.
Da tremenda masochista, invece che crogiolarmi nel mio bellissimo, buonissimo, comodissimo brodo di giuggiole, vado a ficcare il naso nelle impressioni altrui: chiedo commenti su Machisei. Ovviamente lui era già venuto a casa, si era già presentato, ma attimi troppo fugaci per poter sviluppare una opinione degna di essere chiamata tale.
Questa volta no.
Commento: non si lascia inquadrare, fugge il mio sguardo, sa intraprendere e sostenere una conversazione del più e del meno, ma di sé il mistero totale assoluto: non si sbottona e i suoi occhi sono senza fondo.
Dico: eccoci, centrato in pieno.
Ho la stessa identica impressione e ce la ho da più di un mese. Davo a me la colpa del periodo maledetto che stavo vivendo, assolutamente da dissenteria fulminante, ma sentirmi confermare questa mia idea è stato come piantarmi finalmente quel coltello che avevo puntato sul cuore da tempo. E fa male.
"Meglio non sapere, perché vuoi sapere?"... Non imparerò mai.
E' proprio così. Io e Machsei ci vediamo per ore (anche se non spesso, una volta a settimana, raramente di più ahimè o per fortuna) e parliamo, già, parliamo... di che cavolo parliamo???? Facciamo ben altro per metà del tempo, e mi piace quell' "altro", ci metto molto del mio nel volerlo, lo ammetto, non rinnego che lo voglio, non ci prendiamo in giro, ma credo che vivrei lo stesso in astinenza senza impazzire. Impazzisco invece perché non parliamo.
Spiego.
Parliamo del più e del meno, certo, come ho detto, quello gli viene bene, a me un po' meno e vabbè, ma più e meno a parte, non ci diciamo nulla di più. E questo mi dà tremendamente fastidio, perché con lui non vorrei fosse così, vorrei fosse una storia di amore profondo, di condivisione, di complicità, di confidenza senza confini. Invece non riesco a farmi dire quattro, che siano quattro, parole su di lui: ci si ferma a due. Faccio un esempio, è banale, ma credo nulla di tremendamente strano come richiesta da parte mia: fino a dicembre Machisei lavorava in ufficio, otto ore, cinque giorni a settimana; ci vedevamo tutti i giorni per una manciata di minuti dopo il suo turno visto che si trovava ad un isolato da casa mia; baci, abbracci, come stai come non stai e... come è andata la giornata? Risposta: bene, niente di che, normale, tranquilla, noiosa, sono stanco. Queste le parole intercambiate di giorno in giorno e niente, e ripeto, niente di più. Penso: è possibile? Stai 8 ore fuori di casa, in mezzo alla gente, gente con cui chiacchieri perché tu chiacchieri e loro chiacchierano a loro volta, vedi cose, fai cose, e tutto ciò che riesci a dirmi della tua giornata è "bene, niente di che, normale, tranquilla, noiosa, sono stanco"? Ok non sarà un'avventura piena di adrenalina e azione, ma cavolo! qualcosa succederà in quelle stanze e corridoi, qualsiasi cosa, stupida o meno stupida, ma qualcosa che ti colpisce o che ti dà fastidio, che ti diverte o che ti fa girare le balle, QUALCOSA deve esserci da potermi raccontare!
NO.
Oh certo, io racconto qualcosa? Mmmm cosa ci sarà mai da dire se passo la mia orrida giornata chiusa in casa, prima a scrivere una tesi e ora a riordinare la casa, dormire, giocare ai videogames, leggere e guardare film? COSA??? nulla di interessante, se non che ho fatto la tesi, riordinato casa, giocato ai videogames, letto e guardato film. Quel che faccio, dico, se vado al parco lo dico, se vado a far la spesa lo dico, se vado dalla nonna lo dico, se ho visto un'amica lo dico. Quel che faccio, dico.
Lui no.
Ho detto che parliamo però del più e del meno: film e telefilm (che io non ho visto perché non ho una cultura cinematografica purtroppo e per fortuna), fumetti e libri (che io non ho letto perché al di là di Cip & Ciop io non sono andata e di libri leggo poco e solo ciò che mi piace, ossia non ciò che piace a lui ahimè e ancora ahimè), videocazzate, videogmaes (alleluja qualcosa in comune, più o meno), qualche pettegolezzo (raro).
La colpa è ovviamente mia, perché se lui non parla, non si sbottona, be' che sto aspettando a farlo io e a invitare direttamente a farlo poi anche lui? Già, aspetto che Dio riscenda in terra? No, è che sono stramaledettamente timida e introversa, non so cosa dire, mente vuota, pensieri assenti, niente di niente di niente. Dite non è possibile. Entrate nella mia mente, vi prego, e guardateci dentro! E' uno dei miei enormi orribili disgustosi odiosi difetti e problemi con cui combatto e perdo da anni, da tutta la mia vita. Non sto cercando di giustificarmi, nè decolpevolizzarmi, perché è vero, non posso aspettare che siano sempre gli altri a cercare di venirmi incontro e risolvere quello che è un mio problema, ma non so proprio più come comportarmi, cosa fare per cambiare. E poi se facessi domande, se gli chiedessi, mi sembra di fare la ficcanaso, quella degli interrogatori, quella che indaga. Io non sono così, non riesco ad essere così, né a non sembrare così se mi ci provo.
Ora, avere la conferma che effettivamente l'impressione che Machisei non dica mai nulla di sé non è solo mia, be' mi fa star male e dà origine a tutta una serie di dubbi, domande e risposte e conclusioni che sono ancora peggio.
Ma sta con me perché? Perché mi ama? Perché vuole solo essere soddisfatto e dirsi ho la ragazza? Non voglio credere possa essere una cosa del genere.
Ma io lo amo? Davvero? Fino in fondo? Eh.
Ma io merito avere qualcuno accanto nella mia vita?
Ma poi sono capace di avere quel qualcuno?
In fondo sono felice con lui? Anche se finisco per piangere almeno una volta al mese?
Sarebbe forse meglio restassi da sola?
Forse dovrei proprio lasciarlo? Ci starei male? Sì, ci starei male. Ma poi mi passerebbe e starei meglio di prima?
A volte ho una gran voglia di lasciarlo, sì, ma starei lasciando lui perché è "lui" o perché ho paura di quello che provo, dell'impegno che mi sono presa, perché è difficile stare in due quando già è complicato stare da sola?
Non lo so. Cavolo, non lo so.
E piango.
Tanto per cambiare.

Laetitia

ps: non sono mai contenta, lo so. E qui finisco che vengo solo a lamentarmi e a sfogarmi. Abbiate pazienza.

venerdì 12 dicembre 2014

Deserto

Guardarmi intorno e vedere ciò che mi circonda inaridire come il deserto che si espande per il surriscaldamento globale.
E' una sensazione assai sgradevole, anzi, fa schifo.
Persone per cui, nel mio piccolo, mi faccio in quattro, lentamente svaniscono nel silenzio.
Se ne vanno, come se non ci fosse stato mai niente, come se quello che pensavo esistesse tra di noi fosse soltanto un pallido ologramma, qualcosa di illusorio, qualcosa di irreale, qualcosa che in verità non è mai esistito.
Sorrisi di circostanza.
Abbracci fasulli.
Parole vuote.
Non so se quel che sento nasca dall'amarezza di tutto questo o forse dalla paura di restare sola.
Non importa.
L'amore non si elemosina.
L'amore non si pretende.
L'amore non si finge.

Si dice che bisogna imparare a restare soli.
Si dice anche che nessun uomo è un'isola.
Ma si pensa più spesso dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io.

Laetitia

P. S. Muffin, Martimbella, Machisei, Chef... mi restate solo voi. Valete più di chiunque altro. Vi prego, restate.

lunedì 1 dicembre 2014

Invece

Vorrei che la vita si potesse mettere in pausa.
Vorrei che esistesse una copia di me stessa che si trovi nel luogo giusto al momento giusto.
Vorrei rimanere sola, ma non da sola.
Vorrei poter essere fatta per stare in due.
Vorrei essere perfetta per me.
Vorrei essere perfetta per te.
Vorrei tu fossi perfetto per me.
Vorrei lasciarmi il passato alle spalle.
Vorrei che oggi fosse già domani.
Vorrei che ieri fosse ancora oggi.
Vorrei andarmene lontano dove nessuno può giudicare.
Vorrei restare.
Vorrei lasciarti.
Vorrei avere le parole giuste.
Vorrei rinascere.
Vorrei morire.


Invece resto semplicemente immobile, in silenzio, a guardare verso il fondo ancora troppo lontano di quella strada chiamata vita.

Laetitia

mercoledì 26 novembre 2014

"Prendila sul ridere, dai!"

Mi hai detto "Prendila sul ridere, dai!".
A me.
A me che non faccio altro che prendermi in giro da sola continuamente.
Forse è proprio questo il punto. Mi prendo troppo in giro da sola, anche quando non lo merito.
In fondo sono timida e ipersensibile, infantile e immatura.
In fondo sono di un'insicurezza disarmante.
In fondo sono permalosa ed egogentrica.
In fondo è che certe cose riguardo a certe situazioni non fanno ridere.
Io incasso tutto quello che mi dite. Il più delle volte abbasso la testa, resto in silenzio, penso "di' quello che vuoi, va bene" per poi finire a crederci un po' anche io in ciò che hai detto.
E continuo a incassare, muta.
Ma, perdonami, a volte non ci riesco.
No, mica reagisco mostrandoti il mio risentimento, figurati.
Ma non incasso più. E mi ferisco.
Anzi, tu mi ferisci.
Sono quelle volte che tocchi argomenti delicati in momenti delicati. Poche parole pronunciate distrattamente, un'espressione fatta senza pensare, un gesto mancato possono creare ferite profonde, proprio perché ci si trova in una ben determinata situazione e non in un'altra.
Tu volevi che ridessi di me, proprio nel momento in cui mi vergognavo di più di me stessa, in cui la mia intimità era nuda come il mio corpo. Io non rido di te davanti a te, so che ti posso fare male, so che non è giusto nei tuoi confronti. Ho avuto motivo di farlo, ma non l'ho fatto. Probabilmente non te ne sei neanche accorto e questo proprio perché non ti ho ferito con un mio commento o sorrisino.
Tu vedi la mia reazione, mi chiudo a riccio nelle mie braccia, come se, illusa, potessi difendermi così, ma tu continui. E poi ti nascondi dietro il fatto che ti ispiro tenerezza. Qui non si parla di quello che provi tu, ma di quello che fai provare a me.
Dammi dell'egoista adesso, ma in realtà tutto ciò che faccio ora è 90 su 100 guidato dalla mia volontà di non ferirti mai.
Poi si sa, la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. Posso sbagliare, certo, ma appena me ne rendo conto cerco di riparare ai miei errori e non perseverare in essi. Posso non riuscirci sempre, posso ricaderci. Sono una povera comune mortale. Ma quando ferisco te, ferisco me. E le tue ferite mi bruciano molto più delle mie.
Sono inesperta, un noob, un'incapace... tutto quello che vuoi. Lo so benissimo e ti ho avvertito subito, ma tu mi hai scelta lo stesso. Non rinfacciarmelo ora ogni volta che puoi.

Laetitia

Ps: Ho letto questo poco fa. Esprime bene il concetto che mi porta a credere, con un po' di amarezza, lo ammetto, che non esiste la perfezione in nessuno, che verremo sempre costantemente feriti anche dalle persone che ci amano, ma che non ha senso chiudersi in noi stessi per difenderci: la felicità è al di fuori di noi e per raggiungerla non possiamo percorrere il cammino da soli.

Durante l’Era glaciale, molti animali morivano a causa del freddo. Fu allora che i porcospini decisero di raggrupparsi, in modo da riscaldarsi e proteggersi a vicenda. Ma gli aculei ferivano i compagni più vicini – proprio quelli che fornivano maggior calore. Per questo motivo, si allontanarono di nuovo. E ricominciarono a morire per il gelo. A quel punto dovettero compiere una scelta: o venir decimati e rischiare di scomparire dalla faccia della Terra, oppure accettare il fastidio degli aculei del prossimo. Saggiamente, decisero di tornare a unirsi. E impararono a convivere con le piccole ferite che un rapporto molto stretto può causare, comprendendo che la cosa più importante era il calore dell’altro. E così sopravvissero.