sabato 9 agosto 2014

Urgenza di redenzione

Non sono brava ad esprimermi a parole, tantomeno in lettere e, no, neanche per immagini.
A gesti? Figurarsi.
Penso A e dico B, poi scrivo C e voi capite Y.
Ottimo.
Bocciata con lode.

Avete presente quelle scene dei film in cui il "cattivo" inizia a confessare con un atteggiamento contrito verità, sentimenti, segreti che sarebbe estremamente ingiusto se se li portasse nella tomba?
Ecco, io provo la stessa urgenza di confessione. E troppo spesso.
Quante volte vorrei andare da Tizio a spiegargli perché ho detto o fatto questo o quello, da Pincopallo a dirgli che mi dispiace di essermi arrabbiata e aver pronunciato frasi che non pensavo fino in fondo, da Mario Rossi a esternargli tutto il mio amore per lui.
Queste parti dei film le detesto, perché sono estremamente finte, progettate per commuovere il pubblico, per imbonire lo stesso nei riguardi di quell'odioso personaggio e nulla più. Mica per niente succedono sempre e solo nei momenti più drammatici, quando costui è in fin di vita o poco ci manca.
Perché "La vita non è un film" e nessuno lo fa mai.
Perché nessuno ha tal coraggio.
E nemmeno io.

Tuttavia, sebbene non sia in grado di dirlo di persona, direttamente, posso al contrario scriverlo apertamente almeno qui.

Scusami Machisei.
La dea delle frasi fatte sono io.

Laetitia