mercoledì 26 novembre 2014

"Prendila sul ridere, dai!"

Mi hai detto "Prendila sul ridere, dai!".
A me.
A me che non faccio altro che prendermi in giro da sola continuamente.
Forse è proprio questo il punto. Mi prendo troppo in giro da sola, anche quando non lo merito.
In fondo sono timida e ipersensibile, infantile e immatura.
In fondo sono di un'insicurezza disarmante.
In fondo sono permalosa ed egogentrica.
In fondo è che certe cose riguardo a certe situazioni non fanno ridere.
Io incasso tutto quello che mi dite. Il più delle volte abbasso la testa, resto in silenzio, penso "di' quello che vuoi, va bene" per poi finire a crederci un po' anche io in ciò che hai detto.
E continuo a incassare, muta.
Ma, perdonami, a volte non ci riesco.
No, mica reagisco mostrandoti il mio risentimento, figurati.
Ma non incasso più. E mi ferisco.
Anzi, tu mi ferisci.
Sono quelle volte che tocchi argomenti delicati in momenti delicati. Poche parole pronunciate distrattamente, un'espressione fatta senza pensare, un gesto mancato possono creare ferite profonde, proprio perché ci si trova in una ben determinata situazione e non in un'altra.
Tu volevi che ridessi di me, proprio nel momento in cui mi vergognavo di più di me stessa, in cui la mia intimità era nuda come il mio corpo. Io non rido di te davanti a te, so che ti posso fare male, so che non è giusto nei tuoi confronti. Ho avuto motivo di farlo, ma non l'ho fatto. Probabilmente non te ne sei neanche accorto e questo proprio perché non ti ho ferito con un mio commento o sorrisino.
Tu vedi la mia reazione, mi chiudo a riccio nelle mie braccia, come se, illusa, potessi difendermi così, ma tu continui. E poi ti nascondi dietro il fatto che ti ispiro tenerezza. Qui non si parla di quello che provi tu, ma di quello che fai provare a me.
Dammi dell'egoista adesso, ma in realtà tutto ciò che faccio ora è 90 su 100 guidato dalla mia volontà di non ferirti mai.
Poi si sa, la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. Posso sbagliare, certo, ma appena me ne rendo conto cerco di riparare ai miei errori e non perseverare in essi. Posso non riuscirci sempre, posso ricaderci. Sono una povera comune mortale. Ma quando ferisco te, ferisco me. E le tue ferite mi bruciano molto più delle mie.
Sono inesperta, un noob, un'incapace... tutto quello che vuoi. Lo so benissimo e ti ho avvertito subito, ma tu mi hai scelta lo stesso. Non rinfacciarmelo ora ogni volta che puoi.

Laetitia

Ps: Ho letto questo poco fa. Esprime bene il concetto che mi porta a credere, con un po' di amarezza, lo ammetto, che non esiste la perfezione in nessuno, che verremo sempre costantemente feriti anche dalle persone che ci amano, ma che non ha senso chiudersi in noi stessi per difenderci: la felicità è al di fuori di noi e per raggiungerla non possiamo percorrere il cammino da soli.

Durante l’Era glaciale, molti animali morivano a causa del freddo. Fu allora che i porcospini decisero di raggrupparsi, in modo da riscaldarsi e proteggersi a vicenda. Ma gli aculei ferivano i compagni più vicini – proprio quelli che fornivano maggior calore. Per questo motivo, si allontanarono di nuovo. E ricominciarono a morire per il gelo. A quel punto dovettero compiere una scelta: o venir decimati e rischiare di scomparire dalla faccia della Terra, oppure accettare il fastidio degli aculei del prossimo. Saggiamente, decisero di tornare a unirsi. E impararono a convivere con le piccole ferite che un rapporto molto stretto può causare, comprendendo che la cosa più importante era il calore dell’altro. E così sopravvissero.

domenica 16 novembre 2014

Vattene, pezzo di imbecille!

Cazzo.

Questo è un brutto incipit, lo so, ma esprime bene l'idea. Lo devo ripetere.

Cazzo.

Come rovinare una serata che mi ero immaginata meravigliosa, che ho aspettato con ansia - letteralmente - da tutta la settimana, per la quale ero pronta a mandare a quel paese i miei amici della notte pur di viverla fino in fondo.
Ma no.
Doveva arrivare lui.
Lo prenderei a mattonate in faccia se fossi abbastanza cattiva.
Raccontiamo.
In settimana sono andata  trovare la mia amica Bakulina ché era tanto che non ci vedevamo. Ci aggiorniamo dei nostri affari e mi viene bene di proporre di trascorrere il sabato sera insieme. Un paio di giorni più tardi vedo Machisei, come sempre, tuttavia quel pomeriggio è cresciuta più delle altre volte la voglia di "mangiarci" a vicenda, come definiamo noi quell'irresistibile desiderio di stare insieme senza alcun terzo incomodo e parlare, giocare, ridere, confidarci, fare l'amore. Sicuramente tutti l'avrete già sperimentato. Purtroppo io ero già in ballo e dovevo ballare, dunque usciamo insieme agli amici della notte, con il patto di congedarci per mezzanotte. Così facciamo: alle 24.00, come promesso, noi diamo la buonanotte e ci dirigiamo verso il nostro nido d'amore, con gli occhi che brillano complici e le mani che già sfiorano i frutti proibiti.
Arriviamo.
Cinque minuti e il pavimento diventa un campo di battaglia di vestiti.
Il mio telefono suona. E' un messaggio.
Di solito lo ignoro in questi casi, ma non so perché, stavolta no. Se solo l'avessi fatto.
Leggere il nome del mittente mi ha ghiacciato e fuso di rabbia in un secondo.
M.
Cazzo.
M.
Ancora.

L'ho ignorato come giusto che fosse per un miliardo di motivi, ma mi ha rovinato la serata.
Machisei non se ne è accorto, o questo mi auguro. Tutto è continuato come desideravo, Machisei è stato adorabile, meraviglioso, irresistibile come ogni secondo che trascorro insieme a lui, ma un pensiero si insinuava sempre più in profondità, sempre più insistente, sempre più fisso.
M.
Pezzo di imbecille.
E lo so io il perché.
Io AMO Machisei. Lo amo veramente, tanto da non riuscire ad immaginare un domani senza di lui, tanto da poter fare qualsiasi cosa pur di renderlo felice.
E allora perché M. ha ancora un così grande potere su di me?
No no, non vi ingannate: io non lo voglio M. M. in quel senso è dimenticato e non me ne pento neanche un po'. Un egoista bugiardo bastardo se lo possono proprio tenere le altre se lo vogliono. Machisei è la persona più bella che potessi incontrare ed avere la fortuna di amare ed essere amata. A volte penso di essere stata benedetta come la mia coetanea che si è sposata ed è diventata mamma con il suo primo fidanzato ed ancora si amano come il primo giorno. Quante volte ho invidiato la sua buona sorte.
E allora perché tanti problemi?
Semplice.
Orgoglio.
E vendetta.
Sì, me la sono legata al dito la nostra vicenda. Non l'ho digerita. Soprattutto dopo quello che mi aveva scritto a giugno:

"io ti vedevo perchè volevo stare un po con te..sai come sono io, sono sincero e sempre onesto..mi spiace cmq
Mi spiace perchè volevo altro
Se non mi vuoi pazienza
Quanti problemi
La vita è una sola
quando poi non ti scriveró mai più allora magari ci ripenserai e dirai forse potevo ancora stare un po con lui
Poi fai come vuoi
Io vivo senza tutti sti problemi
io è l'ultima volta che ti scrivo se non vuoi stare un po con me
Sappilo
Poi cancello il numero..tanto se non mi vuoi"

- Scusate l'italiano.

Orgoglio perché crede che lui sia il centro dell'universo. Oouh!!! Ma chi cazzo ti credi?! Guarda che io vivo benissimo senza di te, anzi, decisamente meglio. In tutto ciò che ho passato con Machisei, tu non saresti stato capace di eguagliarlo neanche in una sua carezza, neanche in un suo sguardo.
"Sincero e sempre onesto..." Ma che boiata!
"è l'ultima volta che ti scrivo [...] Poi cancello il numero.." Ma magari!!!! E invece dopo cinque mesi di gradito silenzio lui rompe di nuovo le palle a me.
E ho una voglia di spiattellarglielo in faccia il fatto che chi si è ritrovato solo ad elemosinare le attenzioni di una persona è soltanto lui.
Vendetta, tremenda vendetta.
Sì, lo vorrei far rosicare.
Sì, lo so, sono infantile.
Sì, lo so, lo devo solo ignorare, non merita altro che la vergogna dell'indifferenza.
Ignorarlo infatti sarà proprio ciò che farò - credo - ma è una faccia da culo e, non negate, anche voi una faccia da culo la vorreste solo prendere a randellate fino a farle perdere i sensi.

Che odio. E' l'unico essere insieme a qualcun altro capace di irritarmi in questa maniera.
E mi faccio rovinare una serata che poteva essere idilliaca per che cosa? Per un deficiente?

Cazzo.

Laetitia