venerdì 31 gennaio 2014

Ironia

"ironìa s. f. [dal lat. ironīa, gr. εἰρωνεία «dissimulazione, ironia», der. di εἴρων -ωνος «dissimulatore, finto»]. – 
3b. In molti casi, il sign. della parola si avvicina a quello di beffa, derisione, scherzo crudele o maligno o insultante. Comuni, in senso fig., le locuz. i. della vita, della sorte, del destino, accennando a gravi delusioni patite, al rovesciarsi improvviso di una situazione lieta, e simili." (Treccani, Vocabolario)

Stasera sono uscita con Lui.
E' stato un non so chè.
E ritorno stordita.
Non tanto per ciò che mi ha fatto provare, per ciò che effettivamente abbiamo fatto, ché questa non è la sede più opportuna per tali discorsi, bensì per ciò che mi ha detto mentre mi riportava a casa.
"Ma allora non sei stupida." ed intanto continuava a farmi domande per testare le mie conoscenze matematiche e logiche (da strapazzo, tra l'altro. Niente di complicato, ma a quanto pare ad effetto).
Questa sua constatazione mi ha spiazzato.
Ora, voi penserete: "Oh sì che lo sei." 
Come darvi torto con tutto quello che ho scritto, scrivo e continuerò a scrivere qui.
Ma io vi risponderò come ho risposto a lui, senza risentimento, nè atteggiamento da snob: "Potrò sembrarlo senza dubbio, ma non sono stupida. Oh già che non lo sono."
Sospiro.
Ammetto che sono ingenua, facilmente intortabile e che di certe battute impiego qualche nanosecondo in più ad afferrarne il significato, ma non bisogna confondere con la stupidità la mia timidezza, il mio tentativo di fuggire da tale timidezza, di lasciarmi andare, di lasciare entrare te in me e me in te senza farmi male. Come già scrissi, indosso una maschera, che sicuramente mi rende stupida, ma io sono quella DIETRO di essa, quella che ti devi impegnare per vederla, quella che devi volerlo davvero per conoscerla. Il nodo dei lacci di quella maschera non è a prova di mani esperte, è solo molto stretto. E non necessita di forza, ma di dolcezza, di dita delicate anche se grandi come quelle di Lui. Sono un fiore che solo a guardarlo appascisce, perché è lì che non aspetta altro che essere guardato, ed è pronto a donare tutto se stesso, purché gli si fermi davanti il giusto osservatore.
Lui non so se è giusto o sbagliato, evidentemente però non mi scioglie abbastanza i nodi.
Io non leggo lui.
Lui non legge me.
Io stranamente, per una volta, fin dal giorno che lo conobbi, non penso che sia un imbecille.
Lui ha pensato invece che fossi stupida.
Ironia.
Questa stupida, stupida beffarda ironia.

 Laetitia

domenica 26 gennaio 2014

Maschera

Non parlo della maschera di bellezza.
Non parlo della maschera di carnevale.
Non parlo della maschera della falsità per prendersi gioco del prossimo.
Parlo della maschera che indosso ogni giorno per salvarmi da me stessa e dal mondo.
Non potrei uscire senza. E non è questione di volere o  non volere. Proprio non posso.
Se lo facessi, temo che la sera quando mi stendo sul letto e mi leggo l'anima non saprei cosa potrebbe ancora essere rimasto di me. Perché se io mi svelo, divento nuda, senza difese, con tutta la mia fragilità, la mia malinconia, la mia ironia amara, la mia buona fede, la mia felicità ingenua, pura e semplice. Lentamente e inevitabilmente lascerei che ciascuno si prendesse un pezzetto di me e se lo portasse via senza lasciare nulla al suo posto.
Svuotata.
E voi non sapreste capire il mio essere mare, il mio essere timida, il mio essere diffidente, il mio essere logica, il mio essere critica, il mio essere inesorabilmente giusta senza contemplare attenuanti, il mio essere riservata per paura di perdermi in voi. Il mio essere diversamente capace di amare anche quando il costo del rischio è troppo alto.
E allora ecco che ogni mattina vado davanti allo specchio e prendo la mia maschera. E faccio di essa la mia lama per aprirmi il cammino tra le liane, il mio scudo per difendermi, il mio mantello per coprire la mia nudità, la mia armatura per affrontare le difficoltà. Perché io guardo in faccia la gente, non mi sottraggo ai vostri occhi, mi lascio attraversare dal vostro scanner. Lo vedo che mi squadrate, mi esplorate, mi valutate, mi giudicate, ma non sapete attraversare a fondo la mia pelle, non sapete guardare oltre i miei occhi. E allora io sorrido, dico che tutto va alla grande, rido, sminuisco i miei guai, sono ottimista, vi do coraggio ché tutto finisce bene, sembra che nulla mi possa sfiorare, mi possa far vacillare, che sono forte, che non ho paura, che posso sollevare montagne, che non mi frega se Lui mi chiama o non mi chiama, se tu mi usi per il tuo divertimento o interesse, se non sentite la mia mancanza, se a voi non importa niente di quello che penso, provo e dico. Per voi io sono quella che ha imparato a camminare da sola, a cadere e rialzarsi senza bisogno della vostra mano.
Fuori io divento la mia maschera.
Ma sotto la pelle il sangue ribolle, pulsa impetuoso, nel petto il cuore rimbomba, scalpita, nella pancia le viscere si torcono, si aggrovigliano, si rimescolano e la mia mente brucia.
Perdo la testa ogni volta che Lui mi sfiora, che lo voglia o no. Rivelo le mie emozioni a te che mi parli e mi fai sentire così a mio agio. Mi abbandono alle mie fragilità quando sai far vibrare quelle meravigliose corde tese tra il mio cuore e la mia mente in un'armonia degna di un sogno.
Ecco che allora ogni giorno alla fine sciogliete il laccio della mia maschera.
Ecco che allora dalle mani mi cade la lama e lo scudo, dal petto l'armatura, dalle spalle il mantello.
Sono di nuovo nuda.
E vi prendete un pezzo di me.

Laetitia

martedì 21 gennaio 2014

Ciononostante, ancora.

Il mio cuore è un labirinto in cui, io volente o nolente, troppi entrano e troppo pochi escono.
Lo so.
E ciononostante, continuo a dimenticarne la porta d'ingresso socchiusa...
Lui.
Di nuovo Lui.
Ancora Lui.

Laetitia.

lunedì 20 gennaio 2014

Il Capitale Umano: perché noi valiamo.

"L'assicurazione dell'auto di Massimiliano ha negoziato con i familiari di Fabrizio Lupi, vittima dell'incidente, un risarcimento di euro 218.976,00.
Importi come questo vengono calcolati valutando parametri specifici:
l'aspettativa di vita di una persona ('Se sei donna hai il 90% di probabilità di venire uccisa entro i 50 anni dal tuo fidanzato, marito, figlio o semplicemente da uno sconosciuto stupratore'), la sua potenzialità di guadagno ('Guadagno? Potenzialità? Qui non ci sono neanche più le speranze per condurre una vita secondo le proprie aspirazioni e le proprie capacità, figuriamoci di guadagnare [onestamente parlando ovviamente]. Ché poi la società non vede l'ora di mangiarti quello che hai guadagnato'), la quantità e la qualità dei suoi legami affettivi ('Come se i numeri fossero tutto nella vita! Se la vittima avesse anche solo una, dico una, persona che tenesse a lei, ebbene per quell'una la perdita rimane sempre un grande dolore; e il 99% dei rapporti interpersonali sono basati sulla falsità, interesse, scambio di favori, apparenza, sfruttamento, divertimento superficiale, noia, etc. etc.').
I periti assicurativi lo chiamano IL CAPITALE UMANO."

A conti fatti, io direi che non valiamo un cazzo.

Laetitia

ps: scusate se sono sempre così felice. E' che già non sono una positiva di natura, se poi mi portano a vedere al cinema dei film così, come Il capitale umano o Blue Jasmine, la mia bocca si fa sempre più amara e la mia mente più tetra. Confidiamo insieme in una vicenda più allegra la prossima volta, ché io sarei più che felice di raccontarvela!

domenica 5 gennaio 2014

No, non c'è verso davvero.

"...e va tutto davvero bene.
Per esempio mangio molto meno.
Ché di saziarsi tanto non c'è mica verso."
Ecco.
Saziarsi è sentirsi completi, perfettamente soddisfatti.
E' come non avere più nulla da desiderare.
E sarebbe chiedere troppo. Ovviamente.
Allora accontentiamoci.
Ché chi si accontenta gode.
Sì, gode.
A metà.
E io voglio il tutto.
E voglio anche il niente del tutto.


Laetitia

Alcune espressioni ho avuto l'impressione di partorirle dal mio cervello, in verità credo derivino da letture sedimentatesi nel mio suddetto organo nel corso tempo. Se solo mi ricordassi la fonte la ringrazierei. In ogni caso, sia felice perché la sua scrittura non si è fatta dimenticare.