venerdì 12 dicembre 2014

Deserto

Guardarmi intorno e vedere ciò che mi circonda inaridire come il deserto che si espande per il surriscaldamento globale.
E' una sensazione assai sgradevole, anzi, fa schifo.
Persone per cui, nel mio piccolo, mi faccio in quattro, lentamente svaniscono nel silenzio.
Se ne vanno, come se non ci fosse stato mai niente, come se quello che pensavo esistesse tra di noi fosse soltanto un pallido ologramma, qualcosa di illusorio, qualcosa di irreale, qualcosa che in verità non è mai esistito.
Sorrisi di circostanza.
Abbracci fasulli.
Parole vuote.
Non so se quel che sento nasca dall'amarezza di tutto questo o forse dalla paura di restare sola.
Non importa.
L'amore non si elemosina.
L'amore non si pretende.
L'amore non si finge.

Si dice che bisogna imparare a restare soli.
Si dice anche che nessun uomo è un'isola.
Ma si pensa più spesso dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io.

Laetitia

P. S. Muffin, Martimbella, Machisei, Chef... mi restate solo voi. Valete più di chiunque altro. Vi prego, restate.

lunedì 1 dicembre 2014

Invece

Vorrei che la vita si potesse mettere in pausa.
Vorrei che esistesse una copia di me stessa che si trovi nel luogo giusto al momento giusto.
Vorrei rimanere sola, ma non da sola.
Vorrei poter essere fatta per stare in due.
Vorrei essere perfetta per me.
Vorrei essere perfetta per te.
Vorrei tu fossi perfetto per me.
Vorrei lasciarmi il passato alle spalle.
Vorrei che oggi fosse già domani.
Vorrei che ieri fosse ancora oggi.
Vorrei andarmene lontano dove nessuno può giudicare.
Vorrei restare.
Vorrei lasciarti.
Vorrei avere le parole giuste.
Vorrei rinascere.
Vorrei morire.


Invece resto semplicemente immobile, in silenzio, a guardare verso il fondo ancora troppo lontano di quella strada chiamata vita.

Laetitia

mercoledì 26 novembre 2014

"Prendila sul ridere, dai!"

Mi hai detto "Prendila sul ridere, dai!".
A me.
A me che non faccio altro che prendermi in giro da sola continuamente.
Forse è proprio questo il punto. Mi prendo troppo in giro da sola, anche quando non lo merito.
In fondo sono timida e ipersensibile, infantile e immatura.
In fondo sono di un'insicurezza disarmante.
In fondo sono permalosa ed egogentrica.
In fondo è che certe cose riguardo a certe situazioni non fanno ridere.
Io incasso tutto quello che mi dite. Il più delle volte abbasso la testa, resto in silenzio, penso "di' quello che vuoi, va bene" per poi finire a crederci un po' anche io in ciò che hai detto.
E continuo a incassare, muta.
Ma, perdonami, a volte non ci riesco.
No, mica reagisco mostrandoti il mio risentimento, figurati.
Ma non incasso più. E mi ferisco.
Anzi, tu mi ferisci.
Sono quelle volte che tocchi argomenti delicati in momenti delicati. Poche parole pronunciate distrattamente, un'espressione fatta senza pensare, un gesto mancato possono creare ferite profonde, proprio perché ci si trova in una ben determinata situazione e non in un'altra.
Tu volevi che ridessi di me, proprio nel momento in cui mi vergognavo di più di me stessa, in cui la mia intimità era nuda come il mio corpo. Io non rido di te davanti a te, so che ti posso fare male, so che non è giusto nei tuoi confronti. Ho avuto motivo di farlo, ma non l'ho fatto. Probabilmente non te ne sei neanche accorto e questo proprio perché non ti ho ferito con un mio commento o sorrisino.
Tu vedi la mia reazione, mi chiudo a riccio nelle mie braccia, come se, illusa, potessi difendermi così, ma tu continui. E poi ti nascondi dietro il fatto che ti ispiro tenerezza. Qui non si parla di quello che provi tu, ma di quello che fai provare a me.
Dammi dell'egoista adesso, ma in realtà tutto ciò che faccio ora è 90 su 100 guidato dalla mia volontà di non ferirti mai.
Poi si sa, la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. Posso sbagliare, certo, ma appena me ne rendo conto cerco di riparare ai miei errori e non perseverare in essi. Posso non riuscirci sempre, posso ricaderci. Sono una povera comune mortale. Ma quando ferisco te, ferisco me. E le tue ferite mi bruciano molto più delle mie.
Sono inesperta, un noob, un'incapace... tutto quello che vuoi. Lo so benissimo e ti ho avvertito subito, ma tu mi hai scelta lo stesso. Non rinfacciarmelo ora ogni volta che puoi.

Laetitia

Ps: Ho letto questo poco fa. Esprime bene il concetto che mi porta a credere, con un po' di amarezza, lo ammetto, che non esiste la perfezione in nessuno, che verremo sempre costantemente feriti anche dalle persone che ci amano, ma che non ha senso chiudersi in noi stessi per difenderci: la felicità è al di fuori di noi e per raggiungerla non possiamo percorrere il cammino da soli.

Durante l’Era glaciale, molti animali morivano a causa del freddo. Fu allora che i porcospini decisero di raggrupparsi, in modo da riscaldarsi e proteggersi a vicenda. Ma gli aculei ferivano i compagni più vicini – proprio quelli che fornivano maggior calore. Per questo motivo, si allontanarono di nuovo. E ricominciarono a morire per il gelo. A quel punto dovettero compiere una scelta: o venir decimati e rischiare di scomparire dalla faccia della Terra, oppure accettare il fastidio degli aculei del prossimo. Saggiamente, decisero di tornare a unirsi. E impararono a convivere con le piccole ferite che un rapporto molto stretto può causare, comprendendo che la cosa più importante era il calore dell’altro. E così sopravvissero.

domenica 16 novembre 2014

Vattene, pezzo di imbecille!

Cazzo.

Questo è un brutto incipit, lo so, ma esprime bene l'idea. Lo devo ripetere.

Cazzo.

Come rovinare una serata che mi ero immaginata meravigliosa, che ho aspettato con ansia - letteralmente - da tutta la settimana, per la quale ero pronta a mandare a quel paese i miei amici della notte pur di viverla fino in fondo.
Ma no.
Doveva arrivare lui.
Lo prenderei a mattonate in faccia se fossi abbastanza cattiva.
Raccontiamo.
In settimana sono andata  trovare la mia amica Bakulina ché era tanto che non ci vedevamo. Ci aggiorniamo dei nostri affari e mi viene bene di proporre di trascorrere il sabato sera insieme. Un paio di giorni più tardi vedo Machisei, come sempre, tuttavia quel pomeriggio è cresciuta più delle altre volte la voglia di "mangiarci" a vicenda, come definiamo noi quell'irresistibile desiderio di stare insieme senza alcun terzo incomodo e parlare, giocare, ridere, confidarci, fare l'amore. Sicuramente tutti l'avrete già sperimentato. Purtroppo io ero già in ballo e dovevo ballare, dunque usciamo insieme agli amici della notte, con il patto di congedarci per mezzanotte. Così facciamo: alle 24.00, come promesso, noi diamo la buonanotte e ci dirigiamo verso il nostro nido d'amore, con gli occhi che brillano complici e le mani che già sfiorano i frutti proibiti.
Arriviamo.
Cinque minuti e il pavimento diventa un campo di battaglia di vestiti.
Il mio telefono suona. E' un messaggio.
Di solito lo ignoro in questi casi, ma non so perché, stavolta no. Se solo l'avessi fatto.
Leggere il nome del mittente mi ha ghiacciato e fuso di rabbia in un secondo.
M.
Cazzo.
M.
Ancora.

L'ho ignorato come giusto che fosse per un miliardo di motivi, ma mi ha rovinato la serata.
Machisei non se ne è accorto, o questo mi auguro. Tutto è continuato come desideravo, Machisei è stato adorabile, meraviglioso, irresistibile come ogni secondo che trascorro insieme a lui, ma un pensiero si insinuava sempre più in profondità, sempre più insistente, sempre più fisso.
M.
Pezzo di imbecille.
E lo so io il perché.
Io AMO Machisei. Lo amo veramente, tanto da non riuscire ad immaginare un domani senza di lui, tanto da poter fare qualsiasi cosa pur di renderlo felice.
E allora perché M. ha ancora un così grande potere su di me?
No no, non vi ingannate: io non lo voglio M. M. in quel senso è dimenticato e non me ne pento neanche un po'. Un egoista bugiardo bastardo se lo possono proprio tenere le altre se lo vogliono. Machisei è la persona più bella che potessi incontrare ed avere la fortuna di amare ed essere amata. A volte penso di essere stata benedetta come la mia coetanea che si è sposata ed è diventata mamma con il suo primo fidanzato ed ancora si amano come il primo giorno. Quante volte ho invidiato la sua buona sorte.
E allora perché tanti problemi?
Semplice.
Orgoglio.
E vendetta.
Sì, me la sono legata al dito la nostra vicenda. Non l'ho digerita. Soprattutto dopo quello che mi aveva scritto a giugno:

"io ti vedevo perchè volevo stare un po con te..sai come sono io, sono sincero e sempre onesto..mi spiace cmq
Mi spiace perchè volevo altro
Se non mi vuoi pazienza
Quanti problemi
La vita è una sola
quando poi non ti scriveró mai più allora magari ci ripenserai e dirai forse potevo ancora stare un po con lui
Poi fai come vuoi
Io vivo senza tutti sti problemi
io è l'ultima volta che ti scrivo se non vuoi stare un po con me
Sappilo
Poi cancello il numero..tanto se non mi vuoi"

- Scusate l'italiano.

Orgoglio perché crede che lui sia il centro dell'universo. Oouh!!! Ma chi cazzo ti credi?! Guarda che io vivo benissimo senza di te, anzi, decisamente meglio. In tutto ciò che ho passato con Machisei, tu non saresti stato capace di eguagliarlo neanche in una sua carezza, neanche in un suo sguardo.
"Sincero e sempre onesto..." Ma che boiata!
"è l'ultima volta che ti scrivo [...] Poi cancello il numero.." Ma magari!!!! E invece dopo cinque mesi di gradito silenzio lui rompe di nuovo le palle a me.
E ho una voglia di spiattellarglielo in faccia il fatto che chi si è ritrovato solo ad elemosinare le attenzioni di una persona è soltanto lui.
Vendetta, tremenda vendetta.
Sì, lo vorrei far rosicare.
Sì, lo so, sono infantile.
Sì, lo so, lo devo solo ignorare, non merita altro che la vergogna dell'indifferenza.
Ignorarlo infatti sarà proprio ciò che farò - credo - ma è una faccia da culo e, non negate, anche voi una faccia da culo la vorreste solo prendere a randellate fino a farle perdere i sensi.

Che odio. E' l'unico essere insieme a qualcun altro capace di irritarmi in questa maniera.
E mi faccio rovinare una serata che poteva essere idilliaca per che cosa? Per un deficiente?

Cazzo.

Laetitia




mercoledì 29 ottobre 2014

Un piccolo pensiero prima di dormire

Ogni giorno che passa cambia il rapporto tra due persone. Cambia il modo in cui ci si incontra, il modo in cui ci si parla, il modo in cui ci si confida, il modo in cui si bada a certi dettagli o anche no, il modo in cui ci si guarda, il modo in cui ci si tocca... Cambia il modo in cui ci si conosce.
Anche Machisei ed io siamo già cambiati in pochi mesi.
Fa parte del sistema.
Mi avevano avvisata.
Illusa ostinata io, a non volerlo credere.
Tuttavia un aspetto non è ancora cambiato e spero non cambi mai (mai dire mai, lo so, il per sempre non esiste, ma io chiudo gli occhi e ci spero proprio tanto): il modo in cui ci salutiamo.
Sono rimasta piacevolmente colpita oggi da questo pensiero. E' stato come se mi vedessi da fuori con gli occhi della gente. E ho visto una ragazza ed un ragazzo che camminavano per strada. Non si guardavano intorno, al cielo, o giù per terra, ma concentrati l'uno sull'altra. E sorridevano, come se vedessero la cosa più bella del mondo venire loro incontro.
Ad un tratto il semaforo rosso li divise. Egli fu costretto a fermarsi ed aspettare. I suoi piedi fremevano. Lo sguardo si spostava repentino dalla strada a lei, sperando che improvvisamente tutte le macchine scomparissero. E lei gli sorrideva.
Verde.
Lui affrettò il passo. Tagliò in diagonale la strada.
Lei lo intercettò.
Si abbracciarono. Si strinsero forte. Lui la sollevò persino da terra.
E si baciarono.
Non quei baci da film romantici, lunghi, lenti, smielati.
Si baciarono come due amanti che non si vedevano da molto, molto tempo.
Tanti baci frettolosi, intensi, bramosi di assaggiare le labbra, le guance, la fronte, il collo, le mani, anche il naso. Tutto.
E si abbracciarono di nuovo.

E questo è il modo in cui ci siamo salutati oggi, e ieri e l'altro ieri e il giorno prima ancora.

Ti prego, fa' che non cambi anche questo.

Laetitia

sabato 25 ottobre 2014

Mi son sentita ridere

"Io sospetto che il vero amore sia lì, tra un paio di occhi che brillano allegri e una risata. Mi son sentita ridere. Ed è stato bello." (Diversamente intelligente - Diamanta)


Quando ero piccola era solo mio fratello a riuscire a farmi ridere forte, tanto che non riesci a smettere, e ti pieghi in due, e ti fa male lo stomaco e ti contorci come quando ti scappa la pipì.
Bastava una parola, un gesto, un'espressione, ma non studiata ad hoc, tutta spontanea, nata di getto dal discorso o dalla situazione del momento.

Poi è arrivato lo Chef, un amico geniale, un po' spostato, un po' originale, un po' fatto a modo suo come tutti del resto, un creativo giustamente esibizionista. Lui mi ha fatto venire le lacrime agli occhi più di una volta con le sue storie, le sue rime, le sue canzonette improvvisate, durante una festa, in mezzo alla strada, alle tre del mattino, in sella alla sua bicicletta, su un sedile del metrò. Anche per messaggio.

 Poi ho incontrato qualcun altro. Un soggetto che il mio istinto ha riconosciuto prima della mia coscienza, del mio intelletto, del mio essere senziente. La prima volta che l'ho visto il mio corpo ha cominciato a orbitargli intorno senza accorgermene. E ho riso tanto. La seconda volta che ci ho passato del tempo insieme ho riso, ma il mio inconscio ora sapeva chi era, chi sarebbe stato e temeva, il vigliacco. Così la terza volta mi sono nascosta. La quarta sono scappata. La quinta l'ho evitata.
Ho visto altra gente. Ho cercato di ridere altrove. E ho pianto e mi sono annoiata.
Il mio inconscio però si è distratto. Il mio corpo ha ripreso il controllo e sapeva anche lui cosa fare. Piano piano mi sono avvicinata a lui, quatta quatta, quasi come se non volessi farmi vedere da me stessa. Ci hanno visti tutti infatti, tranne me.
Tuttavia il mio inconscio sentiva. Ed io... Mi son sentita ridere. Di nuovo. Ed è stato bello.
Ora lui abita il mio cuore.
Ora rido sempre.
Rido quando sono felice.
Rido quando sono disperata.
Rido in mezzo alla gente che mi guarda e si guarda intorno: non vede lui, ma io sì.

Laetitia


A Machisei, mio compagno di risate, mio amore, mia anima, mio tutto.

lunedì 20 ottobre 2014

Un nome diverso dal mio


Io vivo al contrario.
Mentre il mondo gira in senso orario, io ruoto in direzione opposta.
La gente parla parla parla, ama infinitamente parlare, io adoro il suono del silenzio.
La gente non vede l'ora di sfondarsi ad una festa piena di altra gente, a forza di alcol, canne, sesso e rock 'n' roll; io preferisco un film a casa (al massimo al cinema)  in compagnia di pochi amici (se proprio insistono ad unirsi a me).
La gente pensa sempre di aver ragione, io di avere torto.
La gente dà la colpa al prossimo, io prima a me stessa.
La gente si arrabbia con i professori perché pretendono troppo da lei, io mi arrabbio con me stessa perché non ho studiato mai abbastanza (anche se prendo un buon voto).
La gente agisce per imbrogliare, io per essere sempre giusta.
La gente fa di tutto per buttar giù gli altri dal piedistallo, io li aiuto a salirci.
La gente quando va all'ospedale a ritirare un referto spera in una buona notizia, io in una malattia.
Già, proprio una malattia.
Almeno così avrei un nome da maledire, un nome a cui dare la colpa, un nome da combattere, un nome con cui prendermela per i miei mal di pancia letterali e metaforici.
Quanto vorrei un nome.
Un nome che fosse diverso dal mio.
Perché IO sono il mio nemico.

Laetitia

mercoledì 24 settembre 2014

Femmina, davvero?

A volte mi chiedo a quale mondo io appartenga.
Sono di questa terra, non c'è dubbio, ma a volte mi sembra di provenire da una realtà parallela dove tutto è uguale, ma diverso.
Sono fatta di carne, di sangue, di acqua, di sali minerali, di DNA e cellule.
Sono fatta di emozioni, sogni, fantasie, impulsi, inconscio, istinto.
Sono  quasi donna (mi sento ancora troppo giovane ed inesperta della vita per definirmi pienamente donna, se mai lo sarò abbastanza).
Sono femmina.
Ma femmina in senso completo, questo sì.
Mi piacciono, e molto, i miei dirimpettai di genere.
Mi piace, e molto, "giocare" con loro.
Eppure...

Non mi emoziono per un fisico statuario.
Non mi emoziono per due muscoli su un petto.
Non mi emoziono per un paio di natiche.
Non mi emoziono per un fallo al vento.
Non provo niente di niente per tutto questo.

Invece...

Provo un tonfo al cuore per due occhi che si fissano su di me.
Provo un tonfo al cuore quando mi accorgo che dopo trenta secondi sono ancora lì a guardarmi.
Provo un tonfo al cuore quando quegli occhi si fanno più vicini.
Provo un tonfo al cuore quando inizio a scappare e la mia mano viene stretta, dolce e sicura.
Provo un tonfo al cuore quando mi tolgo la maschera e ancora quella mano continua a stringere la mia.

Machisei non è Mr Universo.
Machisei non è Mr Perfezione.
Machisei non è Mr Estroversione.
Machisei è quegli occhi.
Machisei è quella mano.
Machisei è presenza.

Ma Machisei è anche semplice.
Machisei è anche comune nella sua rarità.
Machisei è maschio.
Senza eppure.

Io non sono un corpo con anche un'anima: sono un'anima con anche un corpo. (questa l'ho letta da qualche parte, ovvio)

Io e Machisei siamo due realtà parallele: uguali ma diverse.
Due realtà che amano fondersi.
Due realtà che si sono respinte ed unite.
Due realtà che si completano.

Laetitia



"You Got What I Need"

Baby you, you got what I need
Baby you, you got my sunshine
Baby you, you got what I need
Baby you, you got my sunshine

When I see you it's a beautiful world
But when you're gone, I want you in my arms
I'm telling you the last time

Baby you, you got what I need
Baby you, you got my sunshine

Every night I notice you're all alone
Wonder you might
Let me love you I'm on fire
Can't you feel my desire
I want to take you higher

It's a simplest thing,
Always so hard to see
I want to be
The one and only making you feel love
Oh darling I need love
It's all I can dream of

Baby you, you got what I need
Baby you, you got my sunshine
Baby you, you got what I need
Baby you, you got my sunshine

You got my sunshine

venerdì 12 settembre 2014

Sii la mia droga e la mia cura

L'amore è una droga.
Ed ora che non ci sei sono in astinenza.

Colpa tua, Machisei.
Colpa tua perché io sono diventata tua, soltanto tua, sempre e solo tua, felicemente tua.
Credi, mi hai dato fuoco. Fuoco a quella minuscola miccia che nascondo sotto le mie ruvide scaglie di ghiaccio.
Ed ora io sono...
Sciolta.
Cotta.
Presa.
Agitata al pensiero di vederti, come la volpe addomesticata del Piccolo Principe.
Impaziente.
Estasiata.
Ammutolita.
Incantata.
Persa.

Ed ora tu sei...
Importante.
Essenziale.
Totalitario.
Abitante costante dei miei pensieri.

Sotto un tuo dito che mi sfiora, brucia la mia pelle, vibra il mio corpo, palpita il mio cuore, tremano le mie mani. Niente di nuovo per te, ma tutto una prima volta per me.

Poi la paura, il dubbio mi colgono, mi tengono sveglia, mi rigano le guance di lacrime nel terrore di vedere tutto svanire in una bolla di sapone.
Non lasciare la mia mano, continua a baciarmi.
Permettimi di guardarti, di abbracciarti, di assaggiare ogni parte di te, di bere a grandi sorsate tutto di te.
Non tenermi quale tuo giocattolo, quale tuo chiodo scaccia chiodo, quale tuo cerotto cicatrizzante di vecchie e rinnovate ferite.

Sii la mia droga.
Sii la mia cura dell'astinenza.
Sii la mia passione.
Sii il mio amore tenero e dolce.
Sii il mio rifugio.
Sii il mio trampolino.
Sii il mio sogno reale.
Sii parte di me.

Io sono qui.
Cuore e anima.
Per te.

Laetitia



My My Love - Joshua Radin

So many moons have come and gone all alone
I heard this song inside me to wait
I was told but now I found a different sound
I hear when you're around me
It's something new because of you
I hope I hear it forever

My, my love
I've been without you too long
My, my love
I've been running too fast to belong to anyone
But then you came along

When first I laid eyes upon your face
This song replaced all the others I have written
It's all brand new because of you
Feels like I've known you forever

My, my love
I've been without you too long
My, my love
I've been running too fast to belong to anyone
But then you came along

You warm me like sunshine
You cool me like summer rain
Just let me sit down beside you
Over and over again

My, my love
I've been without you too long
My, my love
I've been running too fast to belong to anyone
But then you came along

sabato 9 agosto 2014

Urgenza di redenzione

Non sono brava ad esprimermi a parole, tantomeno in lettere e, no, neanche per immagini.
A gesti? Figurarsi.
Penso A e dico B, poi scrivo C e voi capite Y.
Ottimo.
Bocciata con lode.

Avete presente quelle scene dei film in cui il "cattivo" inizia a confessare con un atteggiamento contrito verità, sentimenti, segreti che sarebbe estremamente ingiusto se se li portasse nella tomba?
Ecco, io provo la stessa urgenza di confessione. E troppo spesso.
Quante volte vorrei andare da Tizio a spiegargli perché ho detto o fatto questo o quello, da Pincopallo a dirgli che mi dispiace di essermi arrabbiata e aver pronunciato frasi che non pensavo fino in fondo, da Mario Rossi a esternargli tutto il mio amore per lui.
Queste parti dei film le detesto, perché sono estremamente finte, progettate per commuovere il pubblico, per imbonire lo stesso nei riguardi di quell'odioso personaggio e nulla più. Mica per niente succedono sempre e solo nei momenti più drammatici, quando costui è in fin di vita o poco ci manca.
Perché "La vita non è un film" e nessuno lo fa mai.
Perché nessuno ha tal coraggio.
E nemmeno io.

Tuttavia, sebbene non sia in grado di dirlo di persona, direttamente, posso al contrario scriverlo apertamente almeno qui.

Scusami Machisei.
La dea delle frasi fatte sono io.

Laetitia

lunedì 28 luglio 2014

Pensieri sul far della sera

Una domenica d'estate.
Ore 20.30 circa.
Sto tornando a casa dal parco dopo un pomeriggio di solitudine nella gente. I miei pomeriggi preferiti. Io, la natura e decine e decine di esseri umani che chiacchierano, gridano e si muovono intorno a me come formiche. Io a guardare chissà dove, ad ascoltare chissà chi, a pensare a chissà cosa, altrove.
Il ritorno è sempre un momento particolare, in cui ho voglia di tornare, ma anche di rimanere fuori di casa ancora per un po', finché c'è luce, finché non viene il nero della notte ad avvolgermi le spalle.
Quest'estate non ho più fatto le bellissime e lunghissime camminate dell'anno scorso: sono più felice. Tuttavia mi mancano.
Stasera ho preso il 2, come allora, ma ad una fermata prima, non come allora.
Camminavo lungo il parcheggio vuoto: asfalto grigio, caldo, ruvido, spesso, duro, denso, resistente.
Alzo la testa in aria: azzurro arioso, morbido come seta, leggero, terso, impalpabile.
Un pensiero: vivere è camminare.
Lo puoi fare in tre modi.
Puoi guardare a terra. E' più facile, costa meno fatica, è più sicuro, sai sempre dove vai, dritto, obliquo, avanti, indietro... Gli insicuri camminano a testa bassa, come se cercassero uno spillo nel terreno. E lo fanno perché lo sguardo ci lega alla terra, i nostri piedi poggiano più saldamente su una superficie che ci sostiene. Ci sentiamo più forti, più decisi, più inarrestabili. Eppure perdiamo di vista un'importante elemento: la meta del nostro incedere. Verso dove stiamo camminando? Sì, andiamo dritti, ma a Nord, a Est? E non ci appare nulla e nessuno al nostro fianco. Tutto c'è, ma non lo vediamo.
Poi alziamo lo sguardo davanti a noi. Ci sentiamo smarriti ora. Abbiamo tanto tutt'attorno. E' difficile far attenzione ad ogni particolare. Ci distraiamo. Ma almeno il palo che ci si presenta davanti riusciamo a scorgerlo per tempo! Ed ecco che possiamo afferrare la mano che ci viene tesa ad un incrocio o offrirla a nostra volta.
Infine la testa ci cade all'indietro e la volta celeste investe i nostri occhi. Per poco non perdiamo l'equilibrio. E allarghiamo le braccia. Diventiamo leggeri proprio come l'aria. Sentiamo i nostri piedi sollevarsi. Un senso di vertigine, come se quel cielo ci stesse risucchiando nel vuoto, ci pervade. Ci sembra di cadere. Tuttavia restiamo in piedi. E sorridiamo.
Siamo liberi.
Ed è così che voglio camminare e vivere: in punta di piedi, occhi al cielo.


Laetitia

domenica 20 luglio 2014

Ma si può aver paura di essere amati?

Scrivere.
Sento di dover scrivere.
Sento di voler scrivere.
Ma sono qui con la stanghetta del puntatore che rimane immobile limitandosi a comparire e scomparire nel bianco asettico dello schermo.
E' forse la mia anima ad essere bianca? Il mio cuore? Le mie viscere?
Ci sono alcune novità che hanno di certo sconvolto la mia routine e ne sono felice. Sì, felice.
F-E-L-I-C-E.
Felice perché:
1. Lui ha scelto la porta. Proprio così. Se ne è andato. Ha lasciato dietro di sé una scia di silenzio quando era il momento delle parole, una scia di assenza quando bastava un eccomi, un'eco di un addio mai pronunciato.
Va bene.
Giaci nella tua tomba.
Non verrò di certo io a disturbare il tuo sonno.

2. La mia vita sentimentale è una giostra su cui la gente sale e scende, presentando un biglietto da quattro soldi. Ma a qualcuno il giro è piaciuto. Dopo essere montato su una camionetta dei vigili del fuoco, proprio come quella che piaceva tanto a  mio fratello quando eravamo piccoli, non è più sceso. Ed io l'ho lasciato continuare senza biglietto. Egli è diventato parte della mia vita ed io non me ne sono accorta.
Proprio lui.
Ed ora "io" e "lui" siamo diventati quel banale "noi", che tanto banale poi non è.
E sono felice. (notare che non è la prima volta che accade e la colpa è sempre sua... LOL)
Penso continuamente a lui, l'ho anche sognato nel dormiveglia, come se mi fosse accanto ad accarezzarmi la schiena. Usciamo insieme e magari io non ho neanche tanta voglia, ma quando è ora di salutarci sembriamo le due parti del velcro: incollati. Dieci "ci sentiamo stasera", cinque "ti penserò tutto il tempo", ventordici "sei bellissima/o, come faccio a lasciarti?" e cento baci più uno, un altro e poi uno ancora...
E dopo due giorni che non ci vediamo sento l'astinenza, sì, ma è diverso rispetto alle altre volte. Non è una questione di confronti, è una questione di voler capire perché e per come. Sono contenta e orgogliosa della piega che ha preso la mia vita sentimentale, eppure qualcosa non torna. E' eccitante, ma... E' mooolto piacevole, ma... E' divertente, ma...
Ma...
Ma mi sa che ho paura.
Paura di che?
Eh.
Paura di quello che "stare insieme" significa.
Paura di essere importante per qualcuno.
Paura di far soffrire qualcuno che non se lo merita, perché Machisei non se lo merita, neanche lontanamente.
Paura di non meritare lui.
Paura che lui non meriti me.
Io non sono una brava ragazza. Io so far soffrire proprio coloro a cui non vorrei mai far del male.

Sai qual è la grande differenza tra Machisei e gli altri imbecilli? Io per Machisei ho dei veri e propri moti di tenerezza: quando lo vedo perdo la capacità di parlare, tutte le parole svaniscono dalla testa, vorrei solo restare mezz'ora in silenzio ad abbracciarlo, a stritolarlo tra le mie spire, a perdermi nei suoi occhi e lo farei davvero se non ci fosse lui a chiedermi curioso che cosa sto facendo. Non lo farei per un motivo fisico come perché ha degli occhi stupendi (non che siano brutti, sono semplicemente normali), ma perché vorrei rimanere a rimirarlo solo per il gusto di farlo, perché è lui e basta.
Eppure talvolta ho un senso di imbarazzo come se mi sentissi a disagio a restare con lui, a farmi toccare da lui. Talvolta mi chiedo "ma che ci faccio qui ora?".
Non mi capisco più.
Con Machisei non mi sono mai capita, in verità.
Spero soltanto in un fatto e non per egoismo: spero di non ingannare mai Machisei come so ingannare me stessa.
Machisei è buono come il pane.
Io sono un'anima nera.

Laetitia

ps: ho appena letto un paragrafo di un libro che calza a pennello con tutto questo... non so se rabbrividire o smettere di tremare e... cominciare a stare bene.
I riferimenti religiosi sono ovviamente da prendere come immagini simboliche ;-)
Chi è ferito nel sogno, nella fiducia o nell'amore, tende a rigettare la tenerezza, teme il contatto fisico, pensa male di chi è affettuoso: erge barriere psicologiche per non soffrire un rapporto che, pur bello all'inizio, è subito vissuto male, al pensiero che tutto, presto, finirà. Molti dei miei studenti nord-americani mi hanno detto di essere stati educati a creare una corazza intorno all'anima, in modo da non essere feriti. E quante volte mi sono sentito dire da loro: "Non guardarmi così intensamente, quando mi parli"; "Non essere troppo buono con me!" (è proprio lo stesso identico pensiero che mi balena nella testa ad ogni gentilezza o parola dolce che Machisei mi rivolge... NdA): "La tua bontà mi ferisce: neppure mio padre mi trattava così"; "Non avvicinarti troppo a me! Presto ti dovrò lasciare e soffrirò perché mai nessuno si era acccorto di me... Nessuno mai m'aveva aiutato a scoprire la mia bellezza".
Di fronte alla rivelazione di un amore gratuito, chi non se ne sente degno o chi lo teme, ripete la frase che Pietro rivolse a Cristo, dopo la pesca miracolosa: "Signore allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5,8). [...] Pietro chiede di allontanarsi proprio da chi l'aveva affascinato, mostrando di temere una relazione pur tanto desiderata. [...] Le ferite che portiamo nell'anima ci fanno dire a quanti amiamo: "Allontanati da me", affermazione che, decodificata, significa: "Ti prego di darmi un supplemento d'amore perché da solo non riesco a sopravvivere!". In che cosa consisterà la terapia? Siccome siamo tutti feriti, la nostra guarigione potrà avverarsi secondo la sconcertante frase che Cristo disse all'apostolo Tommaso: "Metti la tua mano nelle mie piaghe". [...] Noi [...] possiamo aiutare la gente a stare bene, invitandola a trovare forza nella nostra debolezza: "Come te, anche io ho bisogno d'amore. Non sono santo, non sono perfetto, ma mi incammino verso la guarigione mostrando a te il mio bisogno d'amore. Se mi abbracci, tu puoi guarire e io posso stare meglio".
[...]
Se lasciamo che la paura  attanagli le nostre viscere non siamo liberi, perdiamo la pace interiore, diventiamo aggressivi con quanti ci circondano e cattivi con noi stessi. Ci autopuniamo covando il male dentro di noi e permettendo che esso degeneri in malattie psicosomatiche, in "blocchi" di varie parti del corpo."
Da "Tenerezza. L'arte di dare e chiedere amore" di Valentino Salvoldi.

Penserete che io sia pazza... non siete i soli... ma nemmeno io sono la sola ad essere tale.

giovedì 12 giugno 2014

Lui l'ha vinto con un dito.

C'era una volta un'antica fortezza arroccata sulla sommità di una collina. Era imponente nella sua struttura, nonostante le sue minute dimensioni. Circondata a valle da alte mura e da un profondo fossato in cui vivevano creature mostruose, dominava il territorio circostante incutendo un tale timore che ben pochi avevano osato avvicinarsi. E comunque nessuno mai esplorò le stanze più remote.

Una notte uno straniero fece capolino alle sue porte. Era di una razza sconosciuta, il re dei combattenti delle foreste. All'apparenza sembrava innocuo, ma l'oscurità lo circondava ed il mistero lo avvolgeva.

La fortezza lo percepì e già le sue viscere andarono in tumulto. Tuttavia era ancora troppo presto per rendersene conto, occorreva aspettare.

Egli non lanciò subito l'attacco.
Si limitò a presentarsi da solo davanti alla fortezza.
Attraversò il ponte sul fossato e con un gesto animalesco posò la mano sulla sua lancia.
L'enorme cancello di ingresso, come un velo sollevato dal vento, incredibilmente si aprì.

Le guardie allarmate uscirono a frotte da quell'unico passaggio attraverso le mura e lottarono strenuamente, coraggiosamente, sferrando colpi potenti, a volte subdoli e sfruttando l'astuzia e l'inesperienza. E così le difese rimasero alzate a lungo tanto da sembrare impenetrabili proprio come raccontava la fama.

Lo straniero venne respinto molte volte, ma questi non si ritirò mai del tutto: ritornava sulla soglia ed aspettava, poi faceva un passo avanti, poi due, poi tre, poi uno nuovamente indietro e la fortezza, cieca nella sua stolta e vana sicurezza, si concesse troppe notti in sogni di vittoria. Non si rese conto che via via, ad ogni attacco, molti soldati comunque cadevano l'uno dopo l'altro, come tessere del domino e le mura si consumavano diventando fragili sotto i colpi di quell'oscuro re.

Così in una notte calda in cui il cielo era serenamente illuminato dal plenilunio, egli avanzò di nuovo e impugnò la lancia. Questa volta andò a segno per l'ultima volta. La vita dell'unica guardia sopravvissuta abbandonò il campo; le mura, una volta possenti, si sgretolarono come gesso, crollando in un mare vorticoso di pietre.

E l'antico dominio della fortezza finì.

Ieri notte io, la fortezza, e Lui, lo straniero.
Il mio cuore ora? Conquistato.
Lui l'ha vinto con un dito.

Laetitia

lunedì 9 giugno 2014

La ricerca di "quell'altro"

Qualche giorno fa, vagando per il mondo virtuale, mi sono imbattuta in questa immagine.



Mi ha fatto sorridere visto che è un periodo in cui tutti si lamentano del loro partner ed il motivo è sempre perché non è, non si comporta, non ragiona come vogliono loro.
E poi cosa mi vengono a dire? "Non troverò mai nessuno nella vita, sigh, rimarrò zitella, ne sono certa. Laeti, fidati, sarà così."
Intanto, cominciamo con il dire che costoro sono tutti più giovani di me (sì mi sento vecchia perché mi sembra di avere 18 anni - e sto già abbondando - al posto di 23) quindi hanno tutta la vita per trovare l'uomo giusto e comunque, al momento, loro un fidanzato già ce l'hanno, pure insieme ad almeno due o tre ulteriori pretendenti. Basterebbe loro aprir bocca senza proferir parola per trovare un nuovo compagno di cuore.
Eh, beate voi.
Andando comunque oltre a questo dito che mi ficcano e rigirano continuamente nella piaga, dico che ho riflettuto e sono giunta ad una conclusione: il "quell'altro" della frase non esiste.
Brava, ho scoperto l'acqua calda. No, piuttosto forse una fonte termale.
Potrà anche darsi che prima o poi salti fuori un tizio più bello, ma è impossibile che poi non abbia problemi. Tutti hanno un problema. Il mondo è pieno di problemi, diceva Merlino della Disney. Considerata la grande stima che nutriamo per noi stessi solo se fossimo l'uno la fotocopia dell'altra, allora forse ci accetteremmo per quello che siamo e ci ameremmo in santa pace - e poi ancora, dato che non tutti comunque sopportano se stessi.
Invece ci sono tante crocerossine abusive in giro che pensano che il loro ragazzo sia un robot rotto che va aggiustato dalle loro manine d'oro. Probabilmente le prime che dovrebbero farsi dare un'occhiata alle rotelle sono proprio loro.
Le persone sono quello che sono, vanno prese per quello che sono e lasciate per quello che sono. Ah, ho detto una bruttissima parola: lasciate.
Ma sono pazza?
Dopo aver ascoltato a lungo, per settimane, macché, per mesi, gli sfoghi e le lamentele di queste sventurate della vita, cercato di capire quale fosse il loro problema e tentato di trovare soluzioni amorevoli, mi capita di suggerire che, dal momento che vivono così male la loro storia, forse sarebbe il caso di chiuderla. In risposta ricevo il silenzio e qualche lamentela in meno nelle settimane seguenti. Ma mica si lasciano loro e mica cambia qualcosa: tutto va male come prima!
Io non sono un'acida invidiosa che trae sadica soddisfazione nel vedere che tutti siano soli come cani, anzi. Ok, un poco invidiosa nei loro confronti lo sono, ma solo per la fortuna che hanno di potersi vivere questa esperienza dell'esistenza. Quel che vorrei dire è che siamo diventati dei clienti della vita: è come quando andiamo al mercato e cominciamo a guardare la mela che il contadino ci pesa sulla bilancia e se vediamo che non è matura al punto esatto in cui noi la desideriamo, o se ha una piccola ammaccatura dovuta alla grandine (è la natura, mica il contadino che gli ha dato una bastonata per farla cadere dall'albero!) chiediamo che venga sostituita immediatamente. E' lo stesso principio per cui a livello ambientale si sta perdendo la biodiversità: selezioniamo solo le varietà colturali il cui frutto ha il colore più bello o la buccia più lucida, che non matura per settimane e che risulta molto più appetibile per il consumatore. Chissene se poi non sa di niente. Chissene se a forza di non maturare il pomodoro rimane bello fuori e marcio dentro.
Ebbene, la vita è il contadino e le persone sono la mela: sei bello, sei simpatico, parli che mi incanti come Cicerone, quindi mi piaci, una settimana e siamo in coppia. Un mese di frequentazione ed ecco che già compaiono i ma, i però, i non mi va che faccia questo, i non mi va che non dica quello, etc etc etc. Ed allora, se va bene, sei mesi dopo il primo buongiorno scatta l'ultima buonanotte, e se va male, lei (sì, è sempre lei) tira fuori dall'armadio gli abiti del biologo e fa partire il suo programma di miglioramento della personalità altrui.
Io sostengo il diritto di ciascuno di esprimere se stesso come meglio crede, nei limiti delle libertà degli altri, del buon senso, della giustizia e della bontà, e di non essere trattati come bambole, burattini, marionette, cani, robot, zerbini e ogni altro essere animato o inanimato diverso da una persona senziente.
Ergo ognuno ha dei tratti che non ci piacciono e che potremmo non riuscire ad accettare, ma in questo caso ricordo che al mondo esistono altri 6.999.999.999 di individui di cui almeno uno passabile anche per noi ci sarà! Altrimenti si sa con chi prendersela: se stessi e le proprie pretese.
Comunque essere single e avere a che fare solo con il proprio io non è sempre una cosa malvagia. Voi che amate così tanto il vostro ego poi non volete stare con lui? Non c'è logica. Avete paura di voi.
E aggiungo ancora: non comportiamoci come i cercatori di pietre preziose che sprecano la vita in cerca del diamante perfetto e tirano i calci ai pezzi di vetro che si mettono sul loro cammino. Quante volte sulla riva del mare da bambini ci siamo chinati a raccogliere una pietra marina e siamo corsi dalla mamma a mostrargliela entusiasti e felici? Quella bella pietruzza che ci ha tanto affascinato da crederla un diamante non era che proprio un pezzo di vetro.

Forse allora restare un po' bambini non farebbe male.

Laetitia

dedicato a Lui. Sarai giudicato male da tutti, non sarai quel perfetto diamante di ragazzo, ma ai miei occhi ancora rimani una pietra marina.

martedì 13 maggio 2014

I sogni son desideri: Lui.

Ci sono abbagli.
Ci sono fantasie.
Ci sono visioni.
Ci sono allucinazioni.
Ci sono incubi.
Ci sono sogni.
E Sogni.

Ieri notte è stata la volta di uno di quei Sogni. Così chiamo quelli che sono i migliori viaggi mentali spontanei che, secondo me, la nostra mente possa fare. La sensazione è la stessa di quando si guarda un film che ci coinvolge particolarmente, o forse, ancor meglio, di quando si legge un libro assai avvincente, in cui ci si cala nei panni di un personaggio e pare di immergersi così a fondo nel suo corpo e nella sua testa da poter quasi avvertire tutto ciò che succede come se fossimo al suo posto in carne e ossa. Tutto è così assolutamente reale. L'aspetto più straordinario di quegli attimi, però, è l'assoluta percezione delle nostre emozioni. Sono intense tanto quanto le vivessimo davvero. E ci svegliamo sudati, turbati, ansando, piangendo, o anche ridendo, perché no. Più volte mia madre dice di avermi sentito ridere nel sonno. Strano eh, per una lamentosa come me, ma ebbene sì, rido anche io! E qualche volta ho anche difficoltà a smettere!
Ma torniamo ai Sogni. Ci sono anche quelli che non sono solo immagini in movimento create dalla nostra mente, ma hanno un significato, un messaggio per noi. Non mi sto riferendo alla fantomatica nonna, zia, o altri parenti che compaiono per suggerirci i numeri da giocare al lotto. Parlo dei messaggi del nostro inconscio, di quelle questioni che vorremmo seppellire nelle nostre profondità e lasciarle sedimentare in imperituro oblio, di quei moti dell'animo che il cervello ci fa negare ostinatamente, forse orgogliosamente, o forse per salvaguardarci. Tuttavia non si può fuggire da noi stessi e tanto meno sfuggire al nostro cuore che ci parla e parla e parla, in continuazione, in qualsiasi occasione.

Ho sognato Lui.

Eravamo a casa mia. Non eravamo soli, c'era tutta la mia famiglia e anche Padre T. (chissà perché anche lui? Proprio non me lo spiego). Eravamo tutti seduti in salotto a parlare di non so più cosa. Ad un certo punto Lui si avvicina a me, mi sussurra qualcosa nell'orecchio e mi prende per mano. Andiamo nella stanza dei miei e ci stendiamo sul letto. Purtroppo, come capita ogni volta che sogno, dopo poco mi dimentico i dialoghi precisi, ma ricordo perfettamente il suono della sua voce, sempre lo stesso, un po' bofonchiante, ma dal tono più dolce. Il succo? Basta divertimento tra noi. Ora voleva stare con me.
Io non rispondo. Mi limito a piangere. Perché sono stupida stupita. Perché sono felice.
Fine.

Posto che questo sogno è un'assurdità che non avverrà mai, e forse è meglio così a detta di molti, però ha un chiaro significato.
Io affermo davanti a tutti, solo quasi a me stessa, che non me ne importa nulla di Lui. E' divertimento, un gioco, e come tale ne conosco le regole.
Nel frattempo tutti tifano per Machisei. Io no, ma mi sento in colpa, perché tutti mi fanno sentire come se stessi rifiutando chi non merita un rifiuto, come se stessi sputando nel piatto. Tuttavia, egli non è mica l'unico bravo ragazzo, buono, non tanto brutto, allegro e semplice su questa terra! Non perché si interessa a me, io devo accettarlo a priori e farmelo andare bene! Non voglio accontentarmi pur di non rimanere spaiata, come molte fanno. Preferisco, ora come ora, un piatto vuoto, piuttosto che un piatto insipido.
Ed evidentemente anche il mio inconscio lo sostiene: io esco con Machisei e la stessa notte sogno Lui.




Che lo affermi o lo neghi davanti agli altri poco importa, questa è la verità.
A me piace Lui.

Laetitia