mercoledì 27 maggio 2015

Gelosia

"Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri." - Roland Barthes

Le parole chiave per voi?
Le mie sono le ultime, le parole che rappresentano più di tutte il tallone di Achille a cui mira la perfida freccia della sorella deforme di Cupido, Gelosia.
Dico, già abbiamo molto da sopportare per i gusti discutibili del caro putto alato circa colui per cui perderemo la testa, poi per i problemi che comportano le diversità (assolutamente lecite e a volte provvidenziali, ben inteso) del nostro partner, quindi per il superamento delle incomprensioni ed infine per i compromessi ovviamente necessari al quieto vivere; ebbene, dopo tutto questo dobbiamo ancora fare i conti con Gelosia.
Ormai è noto che lei predilige le prede più semplici, deboli, vulnerabili, ossia gli insicuri, coloro che temono proprio di finire ad "essere come tutti gli altri".
Io sono gelosa, ma non assillo, soffro, ma non lo esterno (non sarei qui a scriverne altrimenti! O forse lo farei lo stesso, conoscendomi...) . Sì, io sono gelosa e non perché penso che Machisei possa tradirmi: ho piena fiducia in lui, sono certa del suo amore nei miei confronti, certa del rispetto che mi porta, certa che sia una persona di animo nobile, sdegnosa di tale bassezza umana. Sono gelosa perché ho paura che possa arrivare un giorno in cui lui smetterà di guardarmi con occhi diversi, smetterà di corrermi incontro quando mi vede di lontano, smetterà di chiamarmi con il mio nomignolo non essendo più divertente come una volta, smetterà di ridere per la mia timidezza, smetterà di cercarmi nei sogni, smetterà di cercarmi con lo sguardo quando siamo distanti qualche metro l'uno dall'altra, smetterà di fare tutto questo e comincerà a guardarmi come fossi tutti gli altri. Sarò soltanto una delle tante, insignificante, anonima, banale, insipida, insulsa, mediocre, ordinaria, scialba, qualcuna per cui non vale più la pena averla accanto, poiché al suo fianco camminerà un'altra ragazza, magari più bella o più simpatica, più spiritosa, più superficiale, più appariscente, più sofisticata, più estroversa, più con le sue stesse passioni, ma soprattutto una che brillerà ai suoi occhi tra la folla, la sua, l'unica.
D'altronde tutto va come scrive Paulo Coelho:

"Ho conosciuto molte persone ossessionate dalla gelosia, non perché pensino che il marito o la moglie li tradiscano, ma per il fatto che non sono al centro dell’attenzione, come vorrebbero."

Tutti vorremmo essere il centro dell'attenzione di qualcun'altro, i loro unici, come loro lo sono per quelli come me quando amo.

Laetitia



venerdì 15 maggio 2015

Questione di Ego

Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'ultima volta che sono passata di qui.
più di un mese senza scrivere nulla, senza sentire il bisogno di scrivere nulla.
Forse andava tutto bene?
Forse mi sentivo meglio?
Forse ero felice e basta?
Forse.
Oggi ritorno in questo luogo che probabilmente è la mia valle di lacrime piuttosto che un angolo in cui esternare le mie opinioni ed impressioni personali su qualsivoglia argomento. D'altronde è nato un giorno d'estate in cui avevo bisogno di piangere sulla spalla di qualcuno... ho scelto il Signor Blogger per vostra sfortuna.
Tuttavia oggi ritorno con una forza (?) nuova ed è questa la questione.
Oggi una voce cerca di uscire dalla mia bocca, una voce che dice "C'è il mio Io. Esiste il mio Io. Accettate il mio Io." E questo dà fastidio. Soprattutto a mia madre. Lei, un ego smisurato, una personalità sicura, la voce della ragione, dell'obiettività, dell'oggettività, della verità, del giusto, del corretto, del buon senso. Lei, solo lei. Tutto va bene se sei dalla sua parte, dalla sua sponda del fiume, sennò stai sbagliando, sei anormale, sei un imbecille, hai una vita triste.
E mi dice, devi accettarti per come sei altrimenti non riuscirai mai.
Accettarmi? Io? E tu? Tu non devi accettarmi per come sono, per come ragiono, per le mie opinioni? No, devi obbligarmi a pensare con la tua testa, e subdolamente anche. E se alzo la mia voce, tu dammi addosso, prendimi per il culo. Questo mi aiuta enormemente ad accettarmi.
Grazie.

Laetitia