domenica 20 dicembre 2015

Perché se non esisti per lui non esisti per nessuno.

Qualche tempo fa ho letto i pensieri di una sconosciuta, una ragazza che ha sofferto e sta soffrendo molto, una ragazza che deve affrontare una guerra logorante, contro un nemico crudele, che ti mangia dall'interno, pezzo per pezzo, una ragazza che può davvero pensare "oggi ci sono, ma domani, forse...". Ma questo non è il suo unico avversario.

Controllo annuale dal medico, con analisi del sangue fatte una settimana prima.
Lui: "Che caspita hai combinato quest'anno? Non capisco, valori al di sotto della media dovresti essere in coma. La terapia non ha funzionato. Dobbiamo fare le trasfusioni".
Io: "La terapia non ha funzionato perché l'ho sospesa. E non voglio fare nessuna trasfusione. Sto bene."
Lui: "Che significa che hai sospeso la terapia? Nelle tue condizioni NON PUOI. Sei pazza?"
Mamma: "Dottore, Elisa ha avuto un anno difficile. Ora la riprende però. Siamo qui per questo"
Io :"Mamma ..tranquilla. L'ho sospesa perché non volevo curarmi, e non vorrei nemmeno ora. Ma se mi succede qualcosa di brutto mamma muore. Sono qui per questo"
Lui: "Posso sapere cosa è successo?"
Mamma: "Ha rotto con il suo ragazzo"
 Gelo nella stanza. Martellata sui denti per me. Disappunto. Sto per scoppiare.
Avrei voluto dire:
"E' successo che un bel giorno di 12 mesi fa quando ero la ragazza più felice del mondo e non mi importava del tumore allo stomaco che ho. Quando ero convinta di volerlo sconfiggere. Quando lottavo per avere dei buoni risultati del sangue. Quando avevo un motivo per svegliarmi al mattino. E mi creda dottore quel motivo aveva un paio di occhi neri come la pece da perderci l'anima. Ecco quel bel giorno di 12 mesi fa lui è andato via. Ha preso le sue cose. E io oggi non so dove cazzo mettere il nostro letto matrimoniale, perché in garage occupa troppo spazio e allora dovrei farlo a pezzi. Conosce qualcuno che lo verrebbe a ritirare dottore?
No perché io non lo conosco.
E non conosco nemmeno un altro ragazzo con gli occhi neri come la pece che mi ridia un motivo per riprendere la terapia. Perché sa dottore? Quando quegli occhi neri come la pece li rivedi ogni santissimo giorno e ti attraversano come se tu fossi invisibile. Inizi a sentirti invisibile. Inizi perfino a desiderare di esserlo. Vorresti sparire. Perché se non esisti per lui non esisti per nessuno. C'é qualcosa per l'invisibilità nei suoi libri di medicina? Ha tenuto qualche esame in grado di spiegare come sia possibile sopravvivere quando il motivo per cui ti svegli al mattino diventa il tuo peggior incubo? Esiste una teoria che spieghi come si può tirare avanti avendo il tuo boia ogni giorno sotto gli occhi? Sentirsi continuamente inadeguata, con la maglia sgualcita. I capelli fuori posto. Un trucco troppo trascurato. Prendere l'ossessione per cosa indossare per andare a lavoro e voler sembrare almeno un po' sexy per far tornare in lui la voglia di fare l'amore per ore e ore. C'è qualcuno dei suoi maestri dottore in grado di spiegare questa cosa? Qualcuno mi venga a spiegare come sia possibile svegliarsi con 38 di febbre e andare lo stesso a lavoro solo per incrociare ancora i suoi occhi? Lei dottore è in grado di spiegarmi come si fa a vivere con un buco nello stomaco 365 giorni all'anno?
Io no. Non lo so. Ma l'ho fatto. E per farlo ho sacrificato tutto. Perché dovevo investire l'energia in questo. E non avevo tempo per pensare alla terapia. Ai probabili nuovi amori. A mia mamma che stava male a causa mia. Si è preso tutta la mia energia. Il mio tumore non è nello stomaco. E' li fuori. E' alto 1,80 e ha gli occhi neri come la pece"
Ho detto:" Si ho rotto con il mio ex ragazzo. "
Dottore: "Bene procediamo con la terapia. Non sospenderla mai più ".
Io : "Ok"

Sono rimasta bloccata davanti a queste parole. Avrei voluto darle forza, ma non sapevo cosa dire. La verità è che mi sento esattamente come lei si è sentita fino a 12 mesi fa.
Se ora sono qui a poter scrivere ancora, lo devo soprattutto, se non solo, ad una persona: la persona che amo.
Il mio lui è il perno su cui la mia trottola continua a girare, è il mattoncino che sorregge tutta la baracca della mia vita e su cui, giorno dopo giorno, aggiungo altri mattoncini. Per lui ho detto basta al lasciarmi andare sempre più a fondo, per lui combatto la parte di me stessa che odio e che vuole trascinarmi nell'abisso più nero, per lui penso e costruisco il domani e perché possa esserci un noi, per lui porto avanti la mia vita.
Egli sana le ferite che io non riesco nemmeno a medicare, mi rende felice nonostante tutto, mi dà il coraggio di affrontare le mie paure ogni giorno, mi dà quell'euforia che tutti cercano nel vuoto della droga, dell'alcol, del divertimento sfrenato.
Questo non è amore, qualcuno dirà, è un'altra forma di dipendenza.
Forse ha ragione.
Ma ditemi se poi non è amore vivere per qualcuno che non è noi stessi.
Se poi non è amore essere grati all'infinito per la presenza di colui che ci dà la forza di vivere.
Se poi non è amore voler restituire quella magia che egli compie abbracciandoci nel nulla.
Se poi non è amore essere disposti a qualunque cosa (ragionevole, intendiamoci!) per lui.

Avrei voluto dire a quella ragazza che la ragion d'essere, il senso di tutto, siamo noi stessi.
La verità è che le avrei potuto dire soltanto che se il mio motivo dagli occhi di cioccolata smettesse di essere, crollerebbe ogni cosa ed io stessa smetterei d'essere.

Al mio motivo dagli occhi di cioccolata.
Alla mia vita.
Al mio tutto.
Ti amo.

Laetitia

mercoledì 27 maggio 2015

Gelosia

"Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri." - Roland Barthes

Le parole chiave per voi?
Le mie sono le ultime, le parole che rappresentano più di tutte il tallone di Achille a cui mira la perfida freccia della sorella deforme di Cupido, Gelosia.
Dico, già abbiamo molto da sopportare per i gusti discutibili del caro putto alato circa colui per cui perderemo la testa, poi per i problemi che comportano le diversità (assolutamente lecite e a volte provvidenziali, ben inteso) del nostro partner, quindi per il superamento delle incomprensioni ed infine per i compromessi ovviamente necessari al quieto vivere; ebbene, dopo tutto questo dobbiamo ancora fare i conti con Gelosia.
Ormai è noto che lei predilige le prede più semplici, deboli, vulnerabili, ossia gli insicuri, coloro che temono proprio di finire ad "essere come tutti gli altri".
Io sono gelosa, ma non assillo, soffro, ma non lo esterno (non sarei qui a scriverne altrimenti! O forse lo farei lo stesso, conoscendomi...) . Sì, io sono gelosa e non perché penso che Machisei possa tradirmi: ho piena fiducia in lui, sono certa del suo amore nei miei confronti, certa del rispetto che mi porta, certa che sia una persona di animo nobile, sdegnosa di tale bassezza umana. Sono gelosa perché ho paura che possa arrivare un giorno in cui lui smetterà di guardarmi con occhi diversi, smetterà di corrermi incontro quando mi vede di lontano, smetterà di chiamarmi con il mio nomignolo non essendo più divertente come una volta, smetterà di ridere per la mia timidezza, smetterà di cercarmi nei sogni, smetterà di cercarmi con lo sguardo quando siamo distanti qualche metro l'uno dall'altra, smetterà di fare tutto questo e comincerà a guardarmi come fossi tutti gli altri. Sarò soltanto una delle tante, insignificante, anonima, banale, insipida, insulsa, mediocre, ordinaria, scialba, qualcuna per cui non vale più la pena averla accanto, poiché al suo fianco camminerà un'altra ragazza, magari più bella o più simpatica, più spiritosa, più superficiale, più appariscente, più sofisticata, più estroversa, più con le sue stesse passioni, ma soprattutto una che brillerà ai suoi occhi tra la folla, la sua, l'unica.
D'altronde tutto va come scrive Paulo Coelho:

"Ho conosciuto molte persone ossessionate dalla gelosia, non perché pensino che il marito o la moglie li tradiscano, ma per il fatto che non sono al centro dell’attenzione, come vorrebbero."

Tutti vorremmo essere il centro dell'attenzione di qualcun'altro, i loro unici, come loro lo sono per quelli come me quando amo.

Laetitia



venerdì 15 maggio 2015

Questione di Ego

Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'ultima volta che sono passata di qui.
più di un mese senza scrivere nulla, senza sentire il bisogno di scrivere nulla.
Forse andava tutto bene?
Forse mi sentivo meglio?
Forse ero felice e basta?
Forse.
Oggi ritorno in questo luogo che probabilmente è la mia valle di lacrime piuttosto che un angolo in cui esternare le mie opinioni ed impressioni personali su qualsivoglia argomento. D'altronde è nato un giorno d'estate in cui avevo bisogno di piangere sulla spalla di qualcuno... ho scelto il Signor Blogger per vostra sfortuna.
Tuttavia oggi ritorno con una forza (?) nuova ed è questa la questione.
Oggi una voce cerca di uscire dalla mia bocca, una voce che dice "C'è il mio Io. Esiste il mio Io. Accettate il mio Io." E questo dà fastidio. Soprattutto a mia madre. Lei, un ego smisurato, una personalità sicura, la voce della ragione, dell'obiettività, dell'oggettività, della verità, del giusto, del corretto, del buon senso. Lei, solo lei. Tutto va bene se sei dalla sua parte, dalla sua sponda del fiume, sennò stai sbagliando, sei anormale, sei un imbecille, hai una vita triste.
E mi dice, devi accettarti per come sei altrimenti non riuscirai mai.
Accettarmi? Io? E tu? Tu non devi accettarmi per come sono, per come ragiono, per le mie opinioni? No, devi obbligarmi a pensare con la tua testa, e subdolamente anche. E se alzo la mia voce, tu dammi addosso, prendimi per il culo. Questo mi aiuta enormemente ad accettarmi.
Grazie.

Laetitia

giovedì 12 marzo 2015

Avete presente quando...?

Avete presente quando aspettate un evento da giorni, ma che dico da settimane, e avete una paura folle, una di quelle paure dettate dall'enorme aspettativa che vi siete creati?
Avete presente una di quelle giornate da cui dipende qualcosa di veramente importante, qualcosa di decisivo, qualcosa che potrebbe cambiare il vostro futuro prossimo?
Avete presente quella situazione in cui vi impegnate al milione per cento, in cui ci riversate tutti voi stessi senza riserve?
Ebbene oggi è stato uno di quei momenti, una di quelle giornate, una di quelle situazioni.
E ora?
Ringrazio la caffeina della coca-cola che mi sono scolata alla fine di tutto se ora sono ancora sveglia e non morta nel mio letto di dolore.
La paura? Poco superata.
Le aspettative? Non pienamente soddisfatte.
Il mio futuro prossimo? Non è cambiato, non in peggio se non altro...o così spero!
Però mi sono impegnata all'inverosimile, ho dato tutta me stessa.
E sono svuotata.
E' come aver puntato tutto su un cavallo in una corsa, averla vinta, ma ritrovarsi in mano un pugno di coriandoli.
E' una sensazione ben strana.
Il bilancio giornaliero non è negativo anzi, credo di aver fatto un buon lavoro considerato il panico con cui attendevo questo giorno, eppure mi aspettavo un risultato emotivamente più intenso, più visibile, più tangibile.
E invece tutto scorre come prima, uguale identico.
Ma poi cosa doveva mai succedere?
E' stato un mettermi alla prova in aritmetica con una prova del nove: i conti tornano, ma non c'è alcun gusto in questo e ciò rende tutto il mio panico, il mio impegno straordinario (o presunto tale dalla sottoscritta), la mia tensione emotiva totalmente privi di senso.
E questo ti svuota di emozioni le interiora, come di significato le aspettative.
E quali erano queste aspettative tanto giganti e mastodontiche?
Che cosa diamine credevo di ottenere?
Non lo so, non riesco a definirlo, a dargli un nome. Volevo qualcosa, non so cosa, ma qualcosa.
Forse volevo una sensazione tipo quando parti per le vacanze e la prima mattina ti svegli proprio in quel luogo tanto sognato; o come quando ti sposi e il giorno dopo realizzi che non sei più una ragazzina, libero uccellin di bosco; oppure ancora, quando termini gli studi e chiudi un grande capitolo della tua vita per iniziarne un altro. Ecco, forse volevo semplicemente sentirmi diversa, cambiata, al principio di una nuova riga di quella che è la mia storia.
E invece niente, sono sempre io come ieri e come domani.
Solo un po' più vuota e un po' più insonne, ma ancora in corsa con l'uovo nel cucchiaio.

Laetitia

lunedì 2 marzo 2015

L'importante è avere le idee chiare

Oggi sono intrattabile, insofferente, intollerante, irritabile, antipatica, scortese, acida, sarcastica, scontrosa, qualcosa d'altro? Probabile.
Dico "oggi" poi, come se fosse un raro evento straordinario: piuttosto capita ogni 3x1, come nelle offerte del supermercato.
"Se devi insultare qualcuno, insulta piuttosto un passante, un tizio qualsiasi, ma magari non il tuo ragazzo che ti ama"
Il passante può stare tranquillo, ho una mente più malvagia e sicuramente più perversa.
Ho passato il pomeriggio a prendere moralmente a schiaffi Machisei. Diventerà un martire e un santo.
Sembra un comportamento assurdo: ho lo scazzo mio e me la prendo con lui. Già. Non ero arrabbiata con lui, non mi ha trattato malamente, non mi ha detto niente per provocarmi, niente di niente. Ero e sono semplicemente allergica a chiunque oggi. E' uno di quei giorni che odio tutto, non sopporto nessuno, ne ho una (e più) per ciascuno, non voglio stare a casa, non voglio uscire, non voglio parlare, non voglio non parlare, voglio stare da sola, non voglio stare da sola.
Ho le idee chiare insomma.
Non è qualcosa che mi dici che mi fa scattare, io scatto e basta. Ti prendo in giro, ti dico parole poco carine, faccio il contrario di ciò che mi chiedi solo per il gusto di contraddirti, ma poi farlo non ha neanche così tanto gusto. E' solo un modo per esprimere il mio disagio. Purtroppo, tocca a Machisei sorbirmi.
Perché lui in particolare? Perché mi ama. Un nonsense. E invece un senso assurdo io lo trovo: sono stanca emotivamente, ce l'ho che ce n'è sempre una che non va, ce l'ho con me stessa, ce l'ho che vorrei restare da sola ma non si può (e tu, e lei, e l'altra, e l'altro... etc etc etc), ce l'ho che poi vorrei stare con Machisei continuamente come non fosse già così, ce l'ho alla fine che sono stanca di essere stanca. Machisei mi ama e più mi ama e più lo vorrei tenere a distanza e vicino contemporaneamente, vorrei che se ne andasse e che non se ne andasse, vorrei che mi amasse e che non mi amasse, vorrei essere da sola e insieme a lui.
Continuo ad avere le idee estremamente chiare.
Io non vado pazza per me stessa e lui mi ama. Un nonsense anche questo secondo me. E quindi inconsciamente ti dico "Vattene! Cerca qualcuno che sia normale e migliore di me."
E invece tu resti a farti insultare.
Perché mi ami.
E poi mi chiedi ancora cosa potresti fare per dimostrarmi che mi ami.

Laetitia

lunedì 23 febbraio 2015

Siamo ancora qua.

Sono trascorsi un mese e dieci giorni.
Siamo ancora qua.
Che bellezza.
Andiamo per ordine.

San Valentino: la mia occasione per dimostrare quanto sono matura.
Vi dico solo che spero sia la mia prima e ultima volta. Dovevo, volevo, farlo e l'ho fatto, ma mi è bastato. Mi son data al fai da te, alla recitazione, alla discografia, al negozio di giocattoli, alle caramelle e alla mia splendida scrittura.
Sì.
Andiamo avanti.
Quest'anno però ci ho guadagnato davvero una scorta di cioccolato che mi basterà fino a Natale prossimo. E mi sono già data anche a quella.
Ne avverto pure i postumi. *inposizionefetale*
Ah mi stava anche per andare a monte la mia sorpresa a causa di una decina di persone che avevano avuto la mia stessa idea: un tête-à-tête davanti ad un tè e una fetta di torta in un locale del centro molto carino. A parte il nostro ritardo mostruoso che ormai ci contraddistingue ovunque andiamo, abbiamo dovuto aspettare che si liberasse un tavolo e mancava pure circa mezzora alla chiusura... insomma, il mio programma stava proprio sfumando e sempre più velocemente. E Machisei non era neanche così dispiaciuto, per dinci.
Il cielo vuole che una coppia di amiche se ne andò. Oh grazie! Tutto è bene quel che finisce bene alla meno peggio.

50 sfumature di grigio: no, non sono andata al cinema, ma sì, l'ho visto. E sapete che penso? Che è un'assurdità: una verginella timida impacciata che attizza un riccone che, per sua stessa ammissione, ha "50 sfumature di perversione", che si traducono in 'mi piace legarti al letto, bendarti, frustarti ma non troppo e ricompensarti con una bella leccata, ma bada, se non rispetti le mie regole ti punirò'. Lei è veramente senza senso. Questa benedetta verginella appena assaggia il biscottino, bom è andata,  'va bene, andiamo nella tua famosa stanza dei giochi'. Chiamala timida.
Ma poi, il finale. Una perla. Lei: 'Sì fammi guardare chi sei, vuoi punirmi? Puniscimi.' Così viene messa a 90° e vai di 6 frustate come Dio comanda. E quindi lei: 'Ma come? Mi vuoi davvero trattare in questo modo? Vai via! Non mi toccare! Non ti voglio più vedere!'
Ma bimba mia, come potevi aspettarti un comportamento simile? Non ti ha mica coccolato con corde, frustini, flagelli e altre diavolerie per metà film. Non ti ha mica schiaffeggiato le chiappe sulle sue ginocchia per punirti quando hai alzato gli occhi al cielo e lui te l'aveva proibito.
Eh ma lei è timida, è alle prime armi, non poteva immaginare...
Sì. Proprio.
Lui è un gran ba...rone. Prima l'attira a sé, poi cambia idea e "ho gusti particolari, non sono l'uomo per te", poi ci ripensa ancora e la corteggia con sorprese letterarie, palloncini, regali... e il tocco finale, il responsabile della sua capitolazione: rimediare alla verginità. Ciò che mi ha stupito e fatto storcere il naso è il modo in cui lo ha fatto: amoreggiare come il 90% dei normali esseri umani, dolcemente, classicamente. E si sono pure addormentati insieme, lui che non può dormire con altri se non se stesso. L'hai illusa, mio caro. Ecco perché poi lei insiste sul fare cose normali come tutte le coppie medie: cena, cinema, conversazione... ah no ho sbagliato, il conoscersi e parlarsi non è importante, è più fondamentale dormire nella medesima stanza.
Un aspetto invece coerente con la realtà è la visione materialista della relazione pseudoamorosa: corteggiamento = regali e non regalini, parliamo di una bella macchina nuova come dono di laurea, un nuovo pc perché il tuo si è rotto e non puoi scrivermi una mail; serata romantica = "ti vengo a prendere in elicottero e ti porto a casa mia a chilometri di distanza".
E le gentilezze? Le galanterie? I sentimenti che maturano con la conoscenza reciproca?
No, quella è roba vecchia!
Meglio scopare subito e forte.

Umiliazione: oh! E al tema amore e sesso ci ricolleghiamo subito subito, con la mia vita altrettanto assurda, ma ahimè vera. Mi hanno fatto notare che non sarei buona come donna di vita. Un'altra possibile carriera che sfuma! Mi spiace solo per Machisei.
Mi chiedo però perché M. continui a cercarmi per divertirsi con me.
Fossi almeno brava.
Boh.

Laetitia

lunedì 12 gennaio 2015

Mi scoppia l'anima

Mi scoppia l'anima.
Devo scrivere. Devo sfogarmi.
Ieri sera, oggi, momenti belli, in cui sono stata abbastanza bene, felice, ho riso, ho sorriso, ho goduto, mi sono intenerita e sono stata soddisfatta, insomma, momenti da mettere nella scatola dei ricordi.
Eppure ora sono qui che se non mi mettevo a scrivere piangevo tutta la sera (tanto lo farò lo stesso).
Piango per le troppe emozioni tutte insieme, è uno sfogo, come al mio solito, in fondo non è niente di così tragico, ma...
Ieri cena a casa con mamma, papà, fratello più fidanzata, sottoscritta più Machisei. Mi preparavo per questa cena da due giorni, e fai i biscotti, e fai la gelatina, e rifai i biscotti perché prima non si sono cotti e poi si sono bruciati (caramellati dài, diciamo così). Per i tre quarti della giornata ero contenta, anzi entusiasta, non vedevo l'ora. Poi mancano un paio d'ore... ANSIA.
Ansia che sale.
Ansia che straborda.
Ansia che odio.
Comunque cena va bene, sì, dal mio punto di vista.
Da tremenda masochista, invece che crogiolarmi nel mio bellissimo, buonissimo, comodissimo brodo di giuggiole, vado a ficcare il naso nelle impressioni altrui: chiedo commenti su Machisei. Ovviamente lui era già venuto a casa, si era già presentato, ma attimi troppo fugaci per poter sviluppare una opinione degna di essere chiamata tale.
Questa volta no.
Commento: non si lascia inquadrare, fugge il mio sguardo, sa intraprendere e sostenere una conversazione del più e del meno, ma di sé il mistero totale assoluto: non si sbottona e i suoi occhi sono senza fondo.
Dico: eccoci, centrato in pieno.
Ho la stessa identica impressione e ce la ho da più di un mese. Davo a me la colpa del periodo maledetto che stavo vivendo, assolutamente da dissenteria fulminante, ma sentirmi confermare questa mia idea è stato come piantarmi finalmente quel coltello che avevo puntato sul cuore da tempo. E fa male.
"Meglio non sapere, perché vuoi sapere?"... Non imparerò mai.
E' proprio così. Io e Machsei ci vediamo per ore (anche se non spesso, una volta a settimana, raramente di più ahimè o per fortuna) e parliamo, già, parliamo... di che cavolo parliamo???? Facciamo ben altro per metà del tempo, e mi piace quell' "altro", ci metto molto del mio nel volerlo, lo ammetto, non rinnego che lo voglio, non ci prendiamo in giro, ma credo che vivrei lo stesso in astinenza senza impazzire. Impazzisco invece perché non parliamo.
Spiego.
Parliamo del più e del meno, certo, come ho detto, quello gli viene bene, a me un po' meno e vabbè, ma più e meno a parte, non ci diciamo nulla di più. E questo mi dà tremendamente fastidio, perché con lui non vorrei fosse così, vorrei fosse una storia di amore profondo, di condivisione, di complicità, di confidenza senza confini. Invece non riesco a farmi dire quattro, che siano quattro, parole su di lui: ci si ferma a due. Faccio un esempio, è banale, ma credo nulla di tremendamente strano come richiesta da parte mia: fino a dicembre Machisei lavorava in ufficio, otto ore, cinque giorni a settimana; ci vedevamo tutti i giorni per una manciata di minuti dopo il suo turno visto che si trovava ad un isolato da casa mia; baci, abbracci, come stai come non stai e... come è andata la giornata? Risposta: bene, niente di che, normale, tranquilla, noiosa, sono stanco. Queste le parole intercambiate di giorno in giorno e niente, e ripeto, niente di più. Penso: è possibile? Stai 8 ore fuori di casa, in mezzo alla gente, gente con cui chiacchieri perché tu chiacchieri e loro chiacchierano a loro volta, vedi cose, fai cose, e tutto ciò che riesci a dirmi della tua giornata è "bene, niente di che, normale, tranquilla, noiosa, sono stanco"? Ok non sarà un'avventura piena di adrenalina e azione, ma cavolo! qualcosa succederà in quelle stanze e corridoi, qualsiasi cosa, stupida o meno stupida, ma qualcosa che ti colpisce o che ti dà fastidio, che ti diverte o che ti fa girare le balle, QUALCOSA deve esserci da potermi raccontare!
NO.
Oh certo, io racconto qualcosa? Mmmm cosa ci sarà mai da dire se passo la mia orrida giornata chiusa in casa, prima a scrivere una tesi e ora a riordinare la casa, dormire, giocare ai videogames, leggere e guardare film? COSA??? nulla di interessante, se non che ho fatto la tesi, riordinato casa, giocato ai videogames, letto e guardato film. Quel che faccio, dico, se vado al parco lo dico, se vado a far la spesa lo dico, se vado dalla nonna lo dico, se ho visto un'amica lo dico. Quel che faccio, dico.
Lui no.
Ho detto che parliamo però del più e del meno: film e telefilm (che io non ho visto perché non ho una cultura cinematografica purtroppo e per fortuna), fumetti e libri (che io non ho letto perché al di là di Cip & Ciop io non sono andata e di libri leggo poco e solo ciò che mi piace, ossia non ciò che piace a lui ahimè e ancora ahimè), videocazzate, videogmaes (alleluja qualcosa in comune, più o meno), qualche pettegolezzo (raro).
La colpa è ovviamente mia, perché se lui non parla, non si sbottona, be' che sto aspettando a farlo io e a invitare direttamente a farlo poi anche lui? Già, aspetto che Dio riscenda in terra? No, è che sono stramaledettamente timida e introversa, non so cosa dire, mente vuota, pensieri assenti, niente di niente di niente. Dite non è possibile. Entrate nella mia mente, vi prego, e guardateci dentro! E' uno dei miei enormi orribili disgustosi odiosi difetti e problemi con cui combatto e perdo da anni, da tutta la mia vita. Non sto cercando di giustificarmi, nè decolpevolizzarmi, perché è vero, non posso aspettare che siano sempre gli altri a cercare di venirmi incontro e risolvere quello che è un mio problema, ma non so proprio più come comportarmi, cosa fare per cambiare. E poi se facessi domande, se gli chiedessi, mi sembra di fare la ficcanaso, quella degli interrogatori, quella che indaga. Io non sono così, non riesco ad essere così, né a non sembrare così se mi ci provo.
Ora, avere la conferma che effettivamente l'impressione che Machisei non dica mai nulla di sé non è solo mia, be' mi fa star male e dà origine a tutta una serie di dubbi, domande e risposte e conclusioni che sono ancora peggio.
Ma sta con me perché? Perché mi ama? Perché vuole solo essere soddisfatto e dirsi ho la ragazza? Non voglio credere possa essere una cosa del genere.
Ma io lo amo? Davvero? Fino in fondo? Eh.
Ma io merito avere qualcuno accanto nella mia vita?
Ma poi sono capace di avere quel qualcuno?
In fondo sono felice con lui? Anche se finisco per piangere almeno una volta al mese?
Sarebbe forse meglio restassi da sola?
Forse dovrei proprio lasciarlo? Ci starei male? Sì, ci starei male. Ma poi mi passerebbe e starei meglio di prima?
A volte ho una gran voglia di lasciarlo, sì, ma starei lasciando lui perché è "lui" o perché ho paura di quello che provo, dell'impegno che mi sono presa, perché è difficile stare in due quando già è complicato stare da sola?
Non lo so. Cavolo, non lo so.
E piango.
Tanto per cambiare.

Laetitia

ps: non sono mai contenta, lo so. E qui finisco che vengo solo a lamentarmi e a sfogarmi. Abbiate pazienza.