Desiderio.
Non un desiderio, uno qualunque, ma IL desiderio. Quello della vita, che sogno da quando indossavo la salopettes e giocavo con le bambole.
Il desiderio che esprimo ad ogni compleanno negli ultimi 10 anni.
La torta, la candelina, tutti che aspettano che soffio e la vocina dentro la mia testa che dice: "ti prego, fai che un giorno abbia un bimbo."
Prima dovevo finire gli studi, poi dovevo risolvere la m....a che avevo nella testa, poi trovare un lavoro, trovare un nuovo fidanzato, superare il periodo di prova del nuovo lavoro.
Intanto mi sposo.
Ebbene no, non è ancora il momento.
Quando lo diventa, ecco, un problema "tecnico".
E allora dai, aspetta l'operazione chirurgica, aspetta la convalescenza, aspetta la ripresa psicologica.
Ora ci siamo, si parte!
Ah no, il lavoro si fa ingombrante, opprimente, sfiancante.
E va bene, aspetta che l'"emergenza" rientri.
Oh, finalmente una finestra serena! Diamoci dentro!
Oh! Positivo! Accidenti! Fantastico!
E arrivano i mille pensieri: se è una extrauterina e perdo una tuba? E se al momento della ecografia non c'è niente? Niente camera, niente embrione? E se c'è l'embrione e non c'è battito?
Non arrivo neanche alla prima visita che eccolo, l'inizio dell'incubo reale: sangue.
"Si vede l'embrione ma non ci sono buoni presupposti che la gravidanza sia evolutiva."
Sbam!
Bradicardia. 1% di possibilità che non sia patologica.
Inutile dirlo, sono nell'altro 99%.
Almeno mi è risparmiato il giro in ospedale: alle 11 del mattino, nel bagno di casa mia, perdo ciò che nel cuore era comunque già mio figlio.
Aspetta che il sanguinamento termini.
Aspetta la visita che dica che l'utero è completamente libero da residui abortivi.
"Potete riprovarci quando volete. È tutto ok."
Aspetta gli interminabili 40 giorni che torni il ciclo e nel frattempo perché non provarci e sperare che sia andata subito bene?
Macchè. Troppo facile.
Finalmente il ciclo. Alleluja. Almeno una prima agonia è passata.
Sì, solo per iniziarne un'altra: aspetta i prossimi segnali di ovulazione. E il mio corpo ora reagisce diversamente: mal di testa a giorni alterni, indizi controversi, dolori ovarici mai provati prima.
E dulcis in fundo: nessun alzabandiera. Zero. Nada. Nisba. Oggi. Domani. Niente.
E ciao ovulazione, forse ci rivedremo a metà maggio.
Come mi sento?
Rabbia? Tanta.
Delusione? Tristezza? Ovvio.
Anche frustrazione, una valanga di frustrazione.
E soprattutto impotenza.
Dannata, ineluttabile impotenza.
Ho sempre odiato trovarmi in situazioni di dipendenza da altri, ma questo... questo è qualcosa di peggio, perché che mai posso fare per cambiare lo stato delle cose? Un figlio mica lo si può fare da soli. E non parlo del solo punto di vista biologico. Poi oltre ad odiare di non poter fare un bel niente, odio provare rabbia verso mio marito perché è lui che getta distanza tra me e la realizzazione della mia vita. Ci mancava il senso di colpa che non mi permette neanche di sentirmi in diritto di essere arrabbiata.
Come finisce? Che piango e urlo dentro. Che sento la mia vita, nel mio orticello, che perde di significato e diventa solo un trascinarsi in avanti, in un contesto di cui non mi importa nulla. Anche perché non è che abbia mai avuto un piano b soddisfacente, neppure un presente abbastanza tale da lenire lo stato d'animo.
Continuerò a rotolare verso il domani, verso il mese prossimo, verso la prossima ovulazione, verso la prossima, chissà se vana, speranza.
E chissà.
Sempre vostra,
Laetitia Nemesis