domenica 29 dicembre 2013

Ufficio reclami: apertura straordinaria nelle festività

Pensavo che sarei riuscita a terminare questo magnifico anno in serenità, lasciandomi alle spalle, questa volta sì, lo scazzo che mi è salito un paio di settimane fa e di cui ho voluto risparmiarvi il resoconto.
Ma ché, scherzi? Ma neanche per idea! Che fine 2013 sarebbe senza un bel giramento di palline di Natale?!
Dovete sapere (esatto, dovete) che io ho una nemesi per i lavori di gruppo. Sarò asociale, sarò bislacca, sarò prepotente, arrogante, pedante, stracciaballe, sarò tutto quello che volete, ma io questi benedetti lavori in società non li sopporto.
E le MIE tesine vengono meglio.
Partiamo dalla preistoria. Il professore di un corso che ho frequentato questo semestre ha deciso di adeguarsi alla moda dell'anno e assegnare un "progetto di filiera" come modalità di esame. Mi chiedo "Perché? Perché seguire le mode quando lo sanno tutti  che nel nostro periodo storico queste sono pessime?" Evidentemente anche seguire la moda è una moda. Sempre pessima.
Comunque, questo progetto di filiera (che poi non è altro che una tesina, ma darle un nome complicato fa più figo) deve essere svolto in piccoli gruppi e consiste in una presentazione di 10 minuti per ciascun componente di una serie di articoli scientifici su un argomento prescelto. Ebbene, già la scelta dell'oggetto della discussione è stata un'impresa titanica da compiere: un mese e mezzo per mettere d'accordo 10 teste.
Ripeto.
UN-MESE-E-MEZZO.
Finalmente poi, un giorno, si è deciso di cosa si sarebbe occupato il mio gruppo, ma sarebbe stato troppo facile se tutto fosse stato organizzato in una volta sola. No, abbiamo dovuto ancora aspettare una settimana per stabilire chi avrebbe sviscerato un aspetto piuttosto che un altro della questione. Tutti bravi a dire, facendo spallucce (notare la classe), "ma sìììì, uno di noi fa questo, l'altro fa quest'altro e un terzo, che ne so, fa quell'altro ancora".
Bravo!
Un applauso al signorino.
Ma CHI fa COSA??
E ci sono voluta io che insistessi perché se ne parlasse e sempre io ho fatto sì che si capisse come andava impostato il lavoro. Poi passo per la rompicoglioni di turno e quella che vuole decidere tutto. Ma, scusatemi, è un lavoro in cui ci si deve dividere i compiti e se non si sa cosa-come-quando le parti vanno fatte spiegatemi come ciascuno può espletare il suo compito.
Forse sono io la cretina che ha bisogno di strutturare il progetto prima di iniziare, ma questo è l'unico modo che io conosco per realizzare qualcosa che sia presentabile ad un esame all'università.
Credo comunque di essere una cretina in confronto a loro.
Sì, perché io cerco di portare l'arrosto quel giorno, loro si preoccupano del fumo.
Già.
Per esempio mi hanno messo la paranoia perché finissi la mia parte prima delle vacanze di Natale e già mi inviavano le loro slides, mentre io stavo annegando tra il frequentare le ultime lezioni, il presentarmi puntuale al laboratorio, il cercare di intrattenere un minimo di vita sociale per augurare buon Natale ai miei amici prima della loro partenza (un pomeriggio mi serviva, non una settimana. Non chiedevo la luna). Dunque, quando io, allarmata, li avviso che probabilmente avevo bisogno di un po' più di tempo di loro, qual è la risposta che ricevo? Tranquilla, le nostre sono solo delle bozze.
Ma santa pace, mi rompi il cazzo e mi metti l'ansia per cosa allora? Scusa se io preferisco fare il mio lavoro per bene e una volta sola, invece che in modo approssimativo e da ricontrollare un migliaio di volte. Inoltre, uno mio collega se ne esce così: "Ho avuto una idea tamarrissima! Possiamo fare la presentazione con un programma troppo figo! domani ve lo faccio vedere." A parte che comunque, secondo la mia umile e insignificante opinione, quel suo programma è orripilante, fa perdere tempo all'espositore e distoglie l'attenzione all'interlocutore, vi dico solo che quel mio collega è lo stesso che due giorni dopo si è lamentato che non riusciva a trovare nessun articolo sul suo argomento (che tra l'altro aveva scelto proprio lui in piena coscienza) e sono stata io a passargliene uno che mi era capitato per caso nella mia ricerca (ergo non ci voleva una scienza trovare qualcosa). Un consiglio spassionato, ma non troppo: nella vita provare a puntare più alla sostanza e meno all'apparenza giova a te e a chi ti sta intorno.
Ad ogni modo, più o meno ognuno finisce la sua parte ed io posso essere finalmente contenta del risultato da ME ottenuto.
Arriva il Natale.
Passa Santo Stefano.
Finisce la digestione di due giorni dei pranzi e cenoni e con oggi si torna a pensare al proprio dovere.
Guardo il file definitivo che mi avevano inviato la vigilia, e che avevo volontariamente ignorato.
Inevitabilmente mi sale lo scazzo.
Di nuovo.
Sì, di nuovo!
Perché cosa vedo? Hanno scritto le loro slides in inglese.
Bene, bravi. Ma avvertirmi quando vi ho mostrato le mie slides ovviamente in italiano? No. Troppo difficile.
Scrivo loro quindi per avere delucidazioni.
Risposta:
"Preferivamo farle in inglese visto che è più professionale-zarro (e anche per evitare che escano fuori certi mostri tipo "dovete blottare", "lo clivate" ecc.)"
E mi consiglia pure:
"- nelle slide scrivi il meno possibile
- copia e incolla le parole dagli articoli!"

Ora, mi sovviene un solo pensiero:  la gente è ignorante e lo ignora con saccenza.
Io non dico assolutamente che non lo sono a mia volta, che io detengo la verità o la sapienza o quant'altro. Purtroppo so che non mi basterà una vita intera, neanche se campo cent'anni, per non continuare a definirmi ignorante, ma almeno non mi nascondo dietro a scuse ridicole, tipo "uso l'inglese per evitare certi mostri". I "mostri" si possono tranquillamente aggirare con un bel dizionario in cui trovare il termine più adatto per esprimere il concetto. Ma se tu ignori il lessico italiano non puoi che biasimare solo te stesso. E non accetto l'obiezione che siamo scienziati e la lingua della scienza è l'inglese. Oibò! Saremo ricercatori in erba, ma viviamo (ancora) in Italia: se non è necessario fare altrimenti, tra italiani parliamo italiano.

Chiudo con una citazione in cui credo fortemente: 

"Sicché io, in nome dell’oracolo, domandai a me stesso se avrei accettato di restare cosí come ero, né sapiente della loro sapienza né ignorante della loro ignoranza, o di essere l’una cosa e l’altra, com’essi erano: e risposi a me e all’oracolo che mi tornava meglio restar cosí come io ero."
Platone - Opere

Laetitia

sabato 28 dicembre 2013

Ricordi in scatola

E' quasi ora.
Una nuova mezzanotte è passata.
E' quasi la fine.
Un altro anno è trascorso.
Un 2013 di 365 giorni, 8760 ore, 525600 minuti e 42048000 battiti di cuore.
No, quelli sono stati decisamente molti di più.
L'ovvietà vorrebbe che elencassi tutto ciò che mi lascio alle spalle, ciò che è passato e vorrei abbandonare lì perché l'acqua del tempo vi scorra sopra e se lo porti con sè. E invece io non scriverò nessuna lista di questo tipo.
Perché?
Già, perché...
Perché io non vorrei dimenticare nulla, non vorrei fingere di non aver vissuto un solo secondo che ho trascorso su questa terra polverosa. E non vorrei mettere la parola fine a questo anno perché sarebbe come se terminasse il mio libro o film preferito.
Una goccia di malinconia già riempie i miei occhi mentre le ultime immagini mi sfuggono davanti ad essi.
Sono giorni ormai che, per poterli ricordare, impacchetto ricordi in tante scatoline, alcune più piccole impreziosite di gemme brillanti per quei momenti durati un istante o qualche ora, ma comunque importanti; alcune più grandi per poter contenere quelle memorie ingombranti, cariche di emozioni, che mi hanno arricchita, divertita, delusa, sorpresa, segnata per sempre e addestrata un poco di più alla vita.
Due scatole servono per M., una rossa come le sue labbra calde ma brucianti quanto il fuoco, una argento come il piercing che mi ha fatto nel corpo e nell'anima.
Un pacco gigantesco con altrettanti pacchetti via via più piccoli al suo interno in stile matrioska per Martimbella, per la sua compagnia in interi pomeriggi, le serate, le feste, le chiacchierate dopo la palestra, le telefonate ed i messaggi. A lei devo molti riti di passaggio.
Una grande cesta di vimini per lo Chef, Fagiolino/Pitta, Lady Baculina, Capriolo. Gli amici della notte. Inimitabili. Insostituibili. Indispensabili. Incredibili. I migliori.
Uno scrigno per Muffin, la cui amicizia spero continui imperterrita nonostante la fine ormai prossima del nostro tirocinio insieme.
Infine un baule per infilarci tutti gli sguardi, i sorrisi, gli abbracci, gli incoraggiamenti ricevuti, le arrabbiature, i rancori, le amarezze, le ansie, le paure suscitatemi, le ferite, le stilettate, gli schiaffi inflittemi, le negazioni e i rifiuti presi, le libertà e i privilegi concessimi e di cui troppo spesso non mi sono resa conto, il male che di tanto in tanto mi ha travolto, ma soprattutto il bene che, grazie al cielo, mi ha circondato la maggior parte delle volte.
Penserete che manchi qualcuno all'appello. Sì, Lui. Lui lo metto in una parentesi, come lo spazio che sono durata nei suoi pensieri.
Ora non mi resta che sentire le ultime ore scivolarmi addosso e accogliere il 2014 con un sorriso perché in fondo la vita non è un film: non inizia e non finisce ogni anno, semplicemente (s)corre sempre avanti.

Laetitia

lunedì 16 dicembre 2013

Pozzanghere.

Le pozzanghere piacciono quasi a tutti.
Perché concedono un divertimento istantaneo, non hanno troppe pretese ed è così facile trovarle quando le cerchi. Basta poco per esplorare i loro confini e scoprire come giocare con loro, d'altronde sono un metro quadro di piatta superficie, cosa c'è da capire? E' tutto lì, in bella vista.
Il mare è diverso. Può far paura.
Non ti ci puoi avvicinare rilassato se non sai nuotare e anche allora le sue correnti ti possono sorprendere all'improvviso e un'onda può travolgerti se gli volti le spalle. I suoi tesori sono nascosti e solo i più audaci che osano immergersi a fondo possono scorgerli.
Io vorrei tanto essere pozzanghera, facile, senza impegno, lì alla portata di tutti, ma sono mare.
E in fin dei conti, preferisco i miei abissi piuttosto che un paio di centimetri, certamente attraenti, ma che si asciugano al primo sole.

Laetitia

domenica 8 dicembre 2013

Parliamo di Lui

Lui.
Chi cippa è Lui?
Beh superficialmente sarebbe facile rispondere. Ne so il nome. Ma niente cognome. So la zona dove abita. Ma niente indirizzo. So che lavoro fa. So di chi è amico: una banda di matti.
Ma chi è davvero Lui?
Sto parlando di un nuovo esemplare che mi ronza intorno da quanto? Mezza settimana? Più o meno sì. Uno nuovo. Era ora direte voi. Lo dico anche io! Quando pare che finalmente il caro M. se ne sia andato dalla mia testa a tradire la fidanzata con qualcun'altra (piccolo appunto: posso ridere degli sbalzi di umore che pare avere questo ragazzo ogni tre giorni bellamente spiattellati con gli stati di uozzap? :) oggi, :( domani, un punto ieri, frasi senza senso futuro anteriore... Un uomo col mestruo insomma) arriva quest'altro. Lui è un amico di dubbia origine di Muffin, la mia collega tirocinante del laboratorio di biologia vegetale (non l'avevo mai detto prima, ma da biotecnologa sono finita a estrarre DNA da funghi dalla mattina alla sera. Meno male che Muffin è con me!). Un giorno la mia compare mi fa: "C'è un mio amico che mi ha chiesto di presentargli una ragazza bionda. Sei interessata?" Al ché io sono rimasta un attimo inebetita, ma poi mi son detta "Che te ne frega?" e a lei "Dimmi, com'è 'sto stronzo di turno?" (non ho parlato proprio in questi termini, ma forse avrei dovuto, tanto non credo che sbaglierei valutazione). E lei parte a descrivermelo. Allora, se mi fossi dovuta basare sul suo discorso questo poveraccio non l'avrei dovuto vedere neanche in cartolina, ma, come ho scoperto in seguito, non è l'unica di questo avviso. Tre gli aggettivi che esprimono il suo concetto: brutto, ciccio e coglione. Direi che farei un affare!
Ma io sono un imbecille che non vuole fermarsi alle chiacchiere superficiali e all'aspetto fisico, sennò io stessa, come infatti temo da metà della mia vita, sarei destinata a rimanere zitella per il mio simpatico carattere timidone (ti odio!). E quindi quando un paio di giorni più tardi Lui mi manda l'amicizia su feisbuc io che faccio? L'accetto.
E brava!
Non passano più di un paio di minuti che parte il suono tanto carino quanto ossessionante della chat. Primo messaggio. Rispondo. Secondo messaggio. Rispondo. Terzo messaggio. Rispondo. E avanti così fino all'una di notte. E il tenore di quei discorsi è sempre molto elevato. Chissà perché, ma quando scrivo riesco a dire le cazzate anche io in piena coscienza. Dunque ho giocato con Lui per un bel po' e alla fine si finisce sempre a parlare delle mie belle t.... 'Sti ragazzi non li smuovi da lì, ci si buttano a capofitto appena ti volti loro di fronte!
Il giorno dopo mi stalkerizza, il giorno seguente pure. E si finisce che io vado anche ad incontrarlo! Con Muffin ovviamente. C'è pure un terzo ragazzo che avrebbe dovuto far parte del mio nuovo triangolo (mi ci sto affezionando a questa figura geometrica), ma la cosa per ora non si è evoluta. Mah, tempo al tempo mi sa.
Tornando alla questione, me lo ritrovo davanti. Ebbene Lui non è certo un Adone, si deve ammettere. E' ciccio. Ma proprio brutto non direi. Apprezzo molto un particolare: gli occhi. Chiari. Verdi. Azzurri. Grigi. A scelta.
Ad ogni modo Lui sta lavorando, non c'è tempo che per un saluto. Noi ce ne andiamo.
E continua lo stalkeraggio. Avrò mandato più messaggi in tre giorni che nell'ultimo mese.
Ieri sera tra una battuta e l'altra finisce per autoinvitarsi all'uscita con i miei amici della notte. E vieni pure tu dico io!
Ebbene, qui Lui mi ha fatto uno strano effetto. A parte lo stritolamento delle interiora che mi è fedele compagno in queste situazioni, mi sorprendo a voler incrociare il suo sguardo. E uno.
Ma una riflessione mi porto dietro da stanotte: quando la gente non parla non riesci a capire se sia stupida o no. Ora espongo le mie perplessità.
Mi chiedo perché con me non parlasse. Con i suoi amici nessun problema, ma con me estremamente laconico. Una mezza risposta penso di stare già ad intuirla e questa volta devo cominciare fin da subito a ripetermi "Tranquilla, è tutto come sembra. Assolutamente tutto come sembra." Questa però è un'altra storia che appurerò.
Il punto è che tra tutti i suoi (miliardi di) amici che abbiamo incontrato per il centro, non uno che non mi abbia confermato che è un coglione. Eppure io non l'ho notato. E' molto strano. Ultimamente sto pensando questo di chiunque. La causa di tale acciecamento deve proprio essere il fatto che non si apra con me. Sì, perché più parli, più tiri fuori le cazzate che il tuo cervello partorisce e quindi permetti a chi ti sta a fianco di comprenderti. Così non ne ho modo.
Fatto ancora più allarmante per me, è che nonostante la mancanza di "Adonità" (nuovo termine da me coniato, lo so) non mi dispiace assolutamente intrecciare le mie dita alle sue. E due.
Non si va assolutamente oltre, almeno una lezione spero di averla imparata da M. Comunque questo suo effetto su di me mi preoccupa. E non poco.
Ma alla fine so già qual è 'sta fine: divertimento finto, vuoto puro divertimento finto.
E, metaforicamente parlando, me lo piglierò in quel posto.
Di nuovo.

Laetitia

venerdì 22 novembre 2013

Cercasi occhiali per vedere il mondo

A coloro che oggigiorno si stupiscono dell'esistenza di baby squillo o peggio le credono vittime dei loro clienti dico che forse dovrebbero chiedere all'oculista di controllar loro la vista perché non vedono bene il mondo in cui vivono. In secondo luogo dovrebbero provare a farsi un giro sui vari social network, facebook in primis: non potranno negare che un fatto del genere fosse del tutto prevedibile. Quando vedi tredicenni, quattordicenni o sedicenni, non cambia, che si vantano con le loro compagne di scuola di avere ben 500 amici (a 16 anni sono già diventati 1000 e passa) a confronto dei loro 100 (probabilmente più veri e incontrati di persona almeno qualche volta nella vita) e che si ritraggono nelle foto profilo in pose provocanti, ipertruccate con le tipiche duckface, vestite solo con una canotta per mettere in mostra i loro accenni di forme (di cui già vanno orgogliose neanche avessero una quarta), allora non puoi pensare altro che tra qualche anno (se sei fortunato, perché potrebbe essere anche solo qualche mese) quelle ragazzine potranno essere diventate solo due tipi di persone: troie o fighe di legno, come diranno gli stessi ragazzi che ora ci sbavano dietro.
Loro sanno benissimo quello che fanno, perché hanno capito esattamente qual è la migliore merce di scambio che troverà sempre, ripeto sempre, un compratore disposto a pagarne il prezzo, anche salato, e quindi loro stesse lo vogliono, lo cercano, lo bramano. Nessuna vittima innocente.
Al massimo figlie legittime di questa società dal finto perbenismo che di notte le cerca e di giorno le arresta.

Laetitia

Auguri

Ti auguro una Beatrice, una di quelle che quando ti passa davanti ti fa girare la testa, ma che non ti degna nemmeno di uno sguardo, nè tantomeno ti ricambia il saluto.

Ti auguro una Laura, una di quelle bellissime, con il corpo perfetto, le soppracciglia perfette, il colore degli occhi perfetto, proprio come piace a te, una che consapevolmente ti faccia innamorare alla follia, ma che alla fine non te la dia.

Infine ti auguro una Lesbia, una di quelle che oggi ti dice ti amo, sei l'unico uomo che voglio al mio fianco e che tutti gli altri giorni passeggi per strada mano nella mano con uno diverso e lo baci davanti a te per poi dirti "Non era un bacio quello, gli stavo solo facendo un favore controllandogli l'alito." E ti auguro di crederle pure.

E con questo la pianto qui.
Ciao bello.

Laetitia

giovedì 21 novembre 2013

E nessuno saprà mai che è ciò che vuoi.

Vuoi mostrarmi la tua ombra
Vuoi strisciare un po' qui, qui con me
Vuoi dirmi chi sei
Vuoi dirmi che vizio hai.

Dai, morbido è il frutto, sai
la tua tentazione ormai è nel mio regno.
Dai, sono il nome dei tuoi guai
Nessuno saprà mai, solo per noi.

Vuoi, sbucciare la tua colpa
Vuoi, strisciare un po' ancora qui con me
Vuoi, gridare chi sei
Vuoi, sibilare che vizio hai

Sai, la virtù porta rimpianti e sai
Che non si dissetano mai
I suoi fantasmi insonni

Dai, morbido è il frutto e sai
la tua tentazione ormai è nel mio regno.
Dai, tocca il nome dei tuoi guai
Nessuno saprà mai, solo per noi.

Dai, mordi il seno dei tuoi guai
E nessuno saprà mai
Che è ciò che vuoi.

(Serpente - Subsonica)

lunedì 4 novembre 2013

Un insetto indeciso che si ribalta durante l'attesa di diventare la scelta

"So che pesa l'attesa, ma devi attendere"
(Articolo 31 - Con le buone)

Benvenuti nel momento sfogo. Smontiamo la corazza della ragazza forte che non ha paura di niente e lasciamo che la pelle nuda, candida, vellutata, sensibile si mostri in tutta la sua angelica delicatezza a questo mondo infernale.
Parliamo di te. E di me. Di un noi mai esistito in cui ho creduto troppo a lungo e della cui perdita ora sono indecisa se affliggermi o rallegrarmi.
Sì, perché è questo il punto.
Se penso a te, letteralmente a te, mi manchi. Mi manca il modo in cui mi hai fatto sentire.
Non posso dire altro perché altro non mi hai permesso di vivere insieme a te, tuttavia per me, quel modo era tanto.
Ancora è tanto.
E quelle emozioni, quel rimescolio nello stomaco, quell'ansia dolce e tormentosa, quell'insonnia della notte prima di rivederti, quella leggerezza dell'animo dopo che le tue braccia mi cedevano di nuovo alla mia vita di routine. Se solo tu potessi capire quello che sto scrivendo invece di ridere sotto ai baffi e pensare a quanto sono stupida!
Sì, sono stupida. Stupida per aver provato tutto questo per te. Te che non hai pensato due volte a tradire la tua fidanzata (no, non sono io se ve lo state chiedendo). Per quanto potesse essere solo l'inizio, o una situazione problematica, o tu semplicemente confuso, niente ti dà il diritto di baciare un'altra persona (questa sono io, ovviamente). Non è un comportamento leale nè nei confronti di tale ragazza nè tantomeno della tua fidanzata. Come fai a non sentire vergogna? Io stessa, che in fondo non ho nessun legame affettivo con quella signorina e non ho niente da perdere, quando mi fermo a pensare a cosa ho fatto provo un senso di colpa. Io che ho sempre sostenuto che se l'uomo è tanto meschino da tradire, almeno la donna per solidarietà femminile dovrebbe rifiutarsi di fare la parte dell'amante, proprio io me, ho indossato quei panni sporchi. Chiedo scusa. A mia difesa, seppur di poco conto perché non l'ho mai respinto, dico che da quando sospettai io non l'ho più cercato.
Giunti a questo epilogo, quindi, direi che forse perderti è stata una piccola fortuna.
Razionalmente e intelligentemente lo è. Emozionalmente parlando, è tutta un'altra storia.
Ad ogni modo, cercando di uscire da tale questione vorrei addentrami in altra più generale ad essa comunque legata. Ciò che mi rende amara la bocca in questi giorni è prendere coscienza che ciò che mi duole di più di tutta 'sta faccenda è il fatto di non essere stata io la scelta.
Egocentrismo a palla.
Assolutamente sì.
Il mio problema è proprio questo, signori, il ritrovarmi a non essere mai la scelta. E' la mia vicina, la prossima che mi passa di fianco, quella che mi ha preceduto. Non io.
Leggo ovunque "siate la scelta, non l'alternativa", ma nessuno spiega mai come essere la scelta, o almeno perché si è l'alternativa. Mi sento tanto come una di quegli insetti che per divertimento il bambino fa ribaltare sul dorso e così questi comincia forsennatamente a dimenare le zampette, a distendere le ali come un disperato nel tentativo di rimettersi in piedi, ma non ce la fa. Ecco, io mi spremo le meningi per capire cosa non vada bene in me e come migliorarmi, e ci provo ad aprire quel portone che mi sta aspettando dopo la porta che si è appena chiusa e che forse era solo una finta porta. Probabilmente al solito sto sbagliando. Non c'è niente da migliorare, non c'è nulla da capire, non c'è nessuna chiave da usare perché non c'è alcuna serratura da aprire. Come mi disse una cara amica, forse quel portone si aprirà proprio nel momento in cui smetterò di forzarlo.
E già.
Mo' mi siedo e attendo.
...
...
Mi sa che ci vediamo tra un secolo o due. E senza buone nuove.

 Laetitia

sabato 2 novembre 2013

Sono solo tre parole, che sarà mai?

Non sopporto chi afferma che "i fatti sono tutto ciò che conta, il resto sono solo parole."
Vorrei chiedere a costoro perché allora la gente se la prende tanto quando le do della testa di cazzo.

Laetitia

domenica 20 ottobre 2013

Quello che sarebbe dovuto essere il primo post

Ora spiegherò il nome di questo buco nero di pensieri, anche se nessuno me l'ha chiesto, non importa, mi va di farlo.
Inizialmente non era quello che si vede in alto, ma uno molto più neutro, banale; non che questo sia molto originale ma ha un suo perché, almeno dal mio punto di vista.
Deriva dalla mia riflessione su come va il mondo. Esso è il luogo dei fraintendimenti, in cui non si capisce ciò che è vero, ciò che è apparente, ciò che è decisamente fasullo. Una frase che ho sentito spesso è proprio "No, non è come sembra!" esclamata con enfasi, con lo scopo di convincere l'interlocutore della propria falsa buona fede, oppure per negare l'evidenza della realtà. Tuttavia, le stesse parole sono valide anche nel caso in cui la persona che le pronuncia sia vittima del sempre più facile giudizio altrui. Quanti non sanno vedere al di là del vestito che ciascuno indossa e se non lo considerano omologato alla maggioranza hanno la bella pensata di ignorare il malcapitato, escluderlo o, ancora più frequentemente di deriderlo e disprezzarlo.
Se da un lato è difficile vedere il lato nascosto delle persone, dall'altro è difficile guardare con entrambi gli occhi aperti la realtà quando questa non è quella che ci si aspetta. E' più facile nascondersi sotto la sabbia, sotto le illusioni, sotto le scuse piuttosto che affrontarla e superarla. Ed ecco allora che abbiamo bisogno che qualcuno o almeno la nostra voce interiore ci dica "No, è come sembra". Prenderne coscienza è un momento doloroso, ma è il solo passo che imbocca la giusta strada.
Questo buco nero raccoglie i miei pensieri, le mie riflessioni, le mie domande, i miei sfoghi, le mie osservazioni proprio con lo scopo di fare chiarezza dentro di me di ciò che vivo dall'interno o dall'esterno delle situazioni. Vorrei che il mondo che vedono i miei occhi fosse quello che sembra e che sembrasse quello che è.

Laetitia

Tanti problemi --> due risposte (no... una)

Una domanda non riesce a trovare risposta: com'è che gli uomini reagiscono alle delusioni in soli due modi? O si danno all'alcol e nel giro di una settimana te li ritrovi come alcolizzati barboni in mezzo ad una strada, o si danno al sesso e vanno a caccia di tutte le loro trombamiche in rubrica e se proprio nessuna è libera si accontentano della puttana sotto casa. Questo è per loro il sesso? una consolazione? no, credo più un modo per liberarsi della frustrazione della sofferenza che provano. In effetti nella loro mente hanno un'immagine di sé come di supereroi imbattibili, capaci di affrontare ogni situazione e risolvere ogni problema. Il vero problema è che sono anche loro essere umani con tutti i limiti e le debolezze che ciò comporta, e sbagliano come le donne, si fanno fregare come le donne, non sanno sciogliere certi nodi aggrovigliati esattamente come le donne. Questo, tuttavia è inaccettabile per loro, dunque si sentono sopraffatti e ciò, passatemi il termine, dà loro alla testa. Ecco spiegato il motivo per cui gli strupratori sono uomini 99 su 100, ecco perché essi ricorrono ai tradimenti delle mogli/fidanzate, ecco perché non sono i gigolò a riempire i marciapiedi delle strade.
Se da un lato provo disgusto, dall'altro provo anche pena, perché credo che essi non siano in grado di riuscire a liberarsi di quell'impulso istintivo primitivo che li spinge a comportarsi in quel modo. E' come chiedere ad un goloso di non mangiare la torta di cioccolato che ha proprio sotto il naso. Sì, capisco che mangiare una torta non è tanto grave quanto struprare una ragazza, ma il punto è che sono istinti irrazionali che non riescono a sottostare alla ragione se non in determinate condizioni. Se tutto va bene e la loro frustrazione è contenibile, tutto funziona, ma quando un certo limite è superato, non c'è timore della legge, valore morale o materiale che possa essere sufficiente a fermarli.
E' triste rendersene conto e non sapere come rimediare.
In ogni caso ancora non capisco perché proprio il sesso e non, che ne so, prendersi a schiaffi a vicenda, insultarsi finché non si sa più quali ingiurie inventare, prendere ad accettate i tronchi d'albero (poveri alberi comunque, mi dispiacerebbe troppo per loro), mangiarsi chili di hamburger, prendere dieci pastiglie di sonnifero e svegliarsi un anno dopo? No. Il sesso. E' persino più complicato da mettere in pratica. Devi essere in due quindi devi trovare una compagna compiacente e se le trombamiche scarseggiano ti tocca pagare. E se poi una volta sola non basta? Altri soldi, altre amiche.
E chissà poi cosa ne hanno dopo una bella scopata. Un piacere così fugace. Ci credo che torni ad essere triste dopo un'ora. Se una bella seduta di pianto o un barattolo di nutella non sono sufficienti io opterei per qualcosa di più definitivo come una bella caduta libera da un palazzo. Pratica, economica, rapida e indolore. E soprattutto, potenziale strupratore, ti levi dalle balle.

Laetitia

sabato 19 ottobre 2013

Fotografie

Le fotografie.
Quei piccoli cartoncini più o meno rettangolari, colorati o in bianco e nero, in cui si fissano molti dei momenti vissuti quasi senza che noi ce ne rendessimo conto.
Io adoro le fotografie.
Adoro immortalare gli istanti quasi come se con essi potessi anche fermare le emozioni che li accompagnano. E amo ogni tanto tirarle fuori dalle loro bustine di plastica e sfogliarle ancora e ancora.
Mi hanno detto spesso che guardo troppo al mio passato. Non lo nego. Non posso fare a meno dei miei ricordi. Vorrei poter riuscire a trovare la forza nel futuro, ma come posso aggrapparmi a qualcosa che non è ancora accaduto? Mi potreste dire che è la speranza nel futuro la vera boa di salvataggio, ma quanto è reale la speranza? Essa esiste fintanto tu credi che esista, poi non rimane più nulla di lei. È sabbia che scivola tra le dita. E quale differenza esiste davvero tra la speranza e l'illusione? Non sono forse l'una l'altra faccia dell'altra? Quando ti illudi non stai forse sperando? E quando hai sperato quante volte ti sei poi soltanto illuso?
Io non riesco mai a distinguerle.
E allora se il futuro è incerto e il presente troppo fuggevole per riuscire a imbrigliarlo, non resta che il passato. È un pilastro che rimarrà sempre eretto, senza muoversi, immutabile, ad esso posso legare una corda che mi sosterrà quando cadrò nel burrone, un filo d'Arianna che mi riporterà a casa se mi perderò. È il punto fermo della mia vita, il luogo dove guardare quando ho perso l'orientamento, quando ho bisogno di conferme perché il presente e futuro non ne hanno più.
Ecco allora che le foto sono il ponte tra la mia memoria e la realtà che fu. Con esse ripercorro e rivivo interi momenti della vita e ogni volta riesco ad imparare qualcosa di nuovo su di me o su quell'istante diventato senza tempo. Proprio ieri sera ho sfogliato distrattamente alcune foto che avevo sul computer. C'erano quelle delle vacanze dell'anno scorso in Calabria, quelle in montagna e quelle al mare di quest'anno, quelle che ho scattato con la mia amica matta e quelle della festa di compleanno di settembre. Si susseguivano l'una dopo l'altra poi ad un certo punto mi sono fermata, qualcosa mi aveva colpito.  Ultimamente mi sono spesso lamentata del fatto che i miei occhi erano come spenti, io ridevo, ma non loro. In quella foto, invece, quegli stessi occhi brillavano. Mi chiesi il motivo e dovetti soltanto spostare il mio sguardo di qualche centimetro. Capii subito. Era lei la cara colpevole, la mia amica che non so se sarebbe corretto definirla come la migliore. Non perché non la consideri una buona compagnia affidabile, ma piuttosto perché quando penso al concetto di "migliore amica" mi viene in mente quella persona che conosci da una vita, che sa tutto di te, a cui hai raccontato le tue confidenze più intime. No. Io e lei ci salutiamo da due anni, ma ci parliamo da uno e ci confidiamo da meno di sei mesi. Eppure lei ha il potere di farmi star bene in ogni momento, che io sia triste, o arrabbiata, insoddisfatta, impaurita. Lei mi trasforma nella persona che vorrei essere: forte, sicura, che sa cosa vuole, che non teme più nulla, che può farcela in ogni situazione. Mi basta sentire la sua voce al telefono per migliorarmi la giornata. Insomma mi mette di buon umore.
E così in quella foto vedo il mio sguardo diverso.
Occhi felici.
Allora ancora una volta imparo quali sono le persone che meritano veramente la mia amicizia.
Spero di poter meritare anche io la loro.

Laetitia

martedì 8 ottobre 2013

Odio

Odio quelli che dicono o fanno qualcosa soltanto perché quello è ciò che ci si aspetta da loro. Se non lo vuoi fare, non farlo, se non lo pensi, non dirlo, se non lo credi, non mi ingannare.
E' tutto molto semplice.
Ah, no, aspetta, dimenticavo. La sincerità comporta verità. Un fardello troppo pesante da portare.

Laetitia

giovedì 3 ottobre 2013

Vecchiaia precoce

Tredicenni che fanno le sedicenni, sedicenni che si sentono ventenni, ventenni che sembrano delle trentenni. E poi tutti hanno paura di invecchiare e le trentenni tentano invano di ritornare ventenni.

Laetitia

lunedì 30 settembre 2013

Ogni fine è un inizio

L'estate è finita.
Settembre è finito.
Il tempo libero è finito.
Anche noi siamo finiti.
Tutto è terminato.
E ora tutto è riniziato.

Laetitia

sabato 28 settembre 2013

Tanti Casanova, tutti maghi

A quanto pare siamo tutti dei maghi. Senza esserne consapevoli possediamo un grande potere: sparire dalla vita degli altri in silenzio, senza colpi di scena, come la neve di primavera: ti svegli all'alba, la vedi mentre ti affacci alla finestra e mezz'ora più tardi, dopo esserti opportunamente vestita per affrontare eventuali scivoloni, essa è già scomparsa.
Abbiamo tutti paura all'inizio, quando vogliamo conoscere colui che ci sembra una brava persona, un simpatico conoscente, un probabile buon amico, il potenziale compagno delle serate piovose, l'anello mancante che darà un senso alla catena di risvegli di cui si compone la nostra vita. Sì, abbiamo paura di quale impressione daremo di noi stesse, se saremo abbastanza carine per i suoi gusti, abbastanza intelligenti da renderci più interessanti delle galline di tutti i giorni, abbastanza stupide per fare conversazioni nonsense al bisogno,  abbastanza stronze da stimolarlo intellettualmente (in questo caso l'intelligenza non serve, piuttosto il menefreghismo. Vedi Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze), abbastanza noi stesse per non prenderci in giro già al primo incontro. Non si sa come, ma incredibilmente riusciamo a presentarci, scambiare due parole che fanno colpo e a ottenere anche la possibilità di risentirsi in seguito. Fantastico! Chi ben comincia è a metà dell'opera, pensa la ragazza per bene. Infatti nel giro di pochi giorni ecco che lui si fa vivo e combina un nuovo incontro. E' tutto molto carino, affascinante, gentile, simpatico, disponibile, rispettoso, interessato, in vena di complimenti, in vena di scambi di idee. Sembra tutto pefetto e tu pensi che sta andando tutto bene, che il peggio è passato. Sbagliato. Hai semplicemente superato l'esame del "Sei sufficientemente bona perché io provi dell'interesse nel guardarti il culo una seconda volta". Già, ma tu sei convinta che gli piaci non solo per le tue stratosferiche curve, bensì anche perché tu non sei come tutte le altre, sei un essere pensante dotata di cervello ancora attivo. Per questo gli concedi dopo un altro paio di appuntamenti il bacio che lui tanto attendeva dal primo, dai facciamo secondo, incontro. E intanto il tuo cuore comincia a galoppare di pari passo con la fantasia (d'ora in avanti il tuo cervello ha deciso di prendersi una pausa per evitarsi tutte le menate sentimentali che quell'imbecille di un muscolo comincia a pomparti nella testa, quindi la fantasia è tutto ciò che ti rimane e che pare mantenere un senso logico). Così si arriva anche a cedere alla passione, sempre con le migliori intenzioni e non per gioco. Ora sei al settimo cielo, il mondo è in pace con te stessa, cosa che non ricordi sia mai successa, e ti crogioli in questo brodo di giuggiole. Non passa molto tempo ma hai già voglia di rivederlo, tuttavia non lo chiami perché temi di passare per una stalker. Ti trattieni e più ti freni e più la voglia sale. Poi lui chiama. La pace ritorna e il ciclo ricomincia e continua così per qualche settimana.
Poi qualcosa che non sei tu, cambia e lui tace. I giorni passano, all'inizio il suo silenzio è un frastuono dentro la tua testa, insopportabile, da farti impazzire, poi tu cominci a giustificarlo, poi ti incazzi come una bestia, poi inizi a dimenticarlo ed infine quello stesso silenzio finalmente tace.
Ecco, la magia è riuscita: lui è sparito.
Dopo aver condiviso momenti che se ci ripensi... no, ti vergogni già al solo pensiero, tutto finisce così, in un'assenza. E ti puoi arrabbiare, puoi tentare di rincorrerlo perdendo la poca dignità che ti resta dopo esserti resa conto di essere stata bellamente presa in giro, puoi insultarlo e vendicarti, ma il risultato rimane lo stesso: tu, lui e il silenzio, la mancanza, il vuoto, la distanza, la scomparsa, nel mezzo.
Siamo tutti dei maghi inconsapevoli. Tutti sappiamo sparire.

Laetitia

mercoledì 25 settembre 2013

Le brave ragazze vanno in paradiso (dopo una vita d'inferno), le cattive dappertutto (paradiso terrestre compreso)

Perché mi hanno cresciuta facendomi credere che in questo mondo con le buone si ottiene tutto?
Essere buone, gentili, disponibili, generose, rispettose non porta affatto lontano, non porta ai tuoi obiettivi, non porta riconoscenza, non porta gratitudine, non porta gioia. Il prossimo è un ladro: un ladro della tua bontà, delle tue parole dolci, dei tuoi gesti amorevoli, delle tue piccole attenzioni. Più doni senza riserve e più ti ritrovi tra le mani, bene che ti vada, il nulla, ma di gran lunga più facilmente, soltanto amarezza, delusione e un gran senso di vuoto. Un vuoto che ogni giorno si fa più profondo, più oscuro, più pesante da portare, che ti scava dentro sempre più a fondo e ti risucchia e ti scuote come un vortice di melma appiccicosa. Ti senti stupida, manipolata, sfruttata, proprio nel momento in cui mostravi il tuo lato più tenero. E nell'immediato rimani attonita, incapace di capire cosa sia successo, incapace di risponderti alla semplice domanda "Perché?", incapace di renderti conto di come abbiano fatto ad approfittarsi di te. Poi è il tempo della rabbia, del rancore, del desiderio di una dolce vendetta servita su un piatto non troppo freddo. In quel momento ti riprometti che mai più permetterai a chicchessia di prendersi gioco di te né che mai concederai ancora sulla fiducia la tua benevolenza. In realtà è questione di ore, forse giorni, poi tutto passa. La rabbia, il rancore, le promesse. Tabula rasa, si ricomincia daccapo: io do e tu prendi e prendi e prendi. Mi chiedo se un giorno finirò la mia bontà e, se sì allora cosa rimarrà in cuor mio? Nulla? O diverrò arida, acida, rancorosa, sprezzante verso chiunque?
E pensare che basterebbe lasciare da parte un poco, se non tutto, il proprio interesse per poter vivere tutti un'esistenza migliore. Io dovrei imparare a concedere piaceri a piccole dosi e voi dovreste scoprire l'amore e lo scambio reciproco, gli unici capaci di arricchirci in abbondanza e saziarci davvero perché essi sono il nutrimento dell'anima. Dovremmo pensare alla nostra vita come ad un grande giardino di cui ciascuno possiede un piccolo angolo. Per essere felici è giusto prendersi cura delle proprie piante, dei propri fiori e del proprio prato, allontanando gli insetti, annaffiando i vasi e concimando il terreno. E sarà normale che uno sia più fortunato e abbia una terra più fertile di un altro, quindi che la sua erba sia più verde di quella del vicino. Tuttavia ciò non dà il diritto a quest'ultimo di rovinare tale orto per renderlo meno bello come il suo. Tantomeno il fortunato dovrà andarsene in giro vantandosi di un dono che non è dipeso dalle sue capacità (il terreno era più fertile già prima che egli cominciasse a coltivarlo). Se ciascuno mettesse a disposizione di tutti le proprie conoscenze, la propria esperienza, il proprio talento, non solo l'intero giardino diventerebbe più rigoglioso, ma anche gli stessi singoli orti ne gioverebbero. Ecco allora che, se ognuno fosse anche solo un briciolo più generoso, altruista e buono verso il suo vicino e ogni volta reciprocamente ci si donasse un po' di più gli uni agli altri, tutti avrebbero la possibilità di godere della felicità, della pace e della serenità.
Nessuno di noi ha una natura cattiva immutabile: chiunque conosce il bene e il male e sa discernere l'uno dall'altro. Il modo in cui si comporta è il risultato di una scelta, la scelta se è più importante lo splendore del singolo orto o del grande giardino. I più saggi e lungimiranti scelgono il tutto piuttosto che la parte perché sanno che saranno premiati a loro volta e la ricompensa sarà doppia. Gli stolti miopi guarderanno se stessi e a lungo andare condanneranno a morte le piante di tutti, comprese le loro, perché nessuno alla fin fine basta a se stesso, e se intorno a sè avrà fatto terra bruciata, nessuno sarà in grado di aiutarlo.

Laetitia

sabato 14 settembre 2013

Basta poco

Basta poco perché ti doni un sorriso,
Un gesto, una parola, uno sguardo al mio viso.
Basta poco per mandarmi in paranoia,
Il tuo silenzio ad esempio prosciuga la mia gioia.
Quando mi sento tra anfore d'oro un vaso di coccio,
ecco, uno arriva e dice "amore, sei un fiore in boccio."
Voglio un cuore che mi pompi il sangue nelle vene,
Che il vento soffi in poppa e rigonfi le mie vele.
Potrebbe esser la volta buona, ieri ho imparato la lezione
Ora mi basterebbe una seconda occasione,
Ma certo... no! anche oggi non sono nella giusta posizione.
Mi basta poco per ricominciare a credere
E per un attimo smettere di cadere.
Non mi serve un amico in più.
Mi basteresti tu.

Laetitia

martedì 10 settembre 2013

Ansia pre-esame

Non sapendo più a quale santo votarmi perché mi assista domani, sfogo la mia ansia pre-esame rivisitando una canzone:

" E domani a regalare la mia vita ai quiz bastardi,
   Stasera so già che non posso andare a letto tardi!
   E ancora...
   Io odio a morte 'sta nottata tutta insonne!
   E odio a morte che domani sarò in ansia!
   Odio 'sti professori:
   "Ai banchi, tutti ai lati,
   Non copiate o sarete di certo bocciati!" "

Laetitia

lunedì 9 settembre 2013

A volte

A volte la vita restituisce ciò che hai donato.
Di solito, continua a prendere senza neanche chiedere.

Laetitia

domenica 8 settembre 2013

venerdì 6 settembre 2013

Fatti un favore

"Mai discutere con un bugiardo, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza."
Versione rivisitata di una frase che lessi tempo fa. Ora più che mai te la devi ripetere in testa, tatuare su tutto il corpo, appendere sul muro di ogni stanza.
Non ci cascare ti prego, fatti questo favore.
Ah, e smettila di scusarti!

Laetitia

giovedì 5 settembre 2013

A.D.D.I.O.

Ancora non dimentico e ripenso a quel momento
Distesi, noi due, a perdere il senso del tempo.
Davanti solo il presente,
Istante fuggente, che tutto promette e mantiene un bel niente.
O forse è stato tutto uno sbaglio
Magari era un sogno e tu un abbaglio.
In testa il mio mondo continua a girare
Ruota in una sola direzione senza frenare.
K.O. per te sono destinata sempre a finire
Ok, poi mi rialzo, ma perché ancora ti voglio risentire?

Laetitia

Rivederti è un po' riviverti

05/09/2013

Rivederti è un po' riviverti.
Perché per me non è finita.
No.
Non ancora.
Te ne sei andato.
Ritorni.
Vattene.
Addio.
Ti prego resta.
Mi fai sorridere.
Sì, ancora.
Perché?
Per favore lasciami.
Ma mi manchi.
E non ci sei.
Non più.
Di nuovo.
Per sempre.

Laetitia

I vecchi (tempi) con le palle

Dunque dunque dunque... è ora che scriva anche di questo, così poi mi sono liberata di quel pranzo che quel gentiluomo non mi ha fatto mangiare ma che mi ha provocato continui rigurgiti di bile.
Cari miei signori dal "donna, fatti in là che ci penso io", dove avete lasciato le vostre palle e contropalle?
Spiegatemi perché dovete illudere e pigliare per idiota il gentil sesso che purtroppo ancora vi vede migliori di quel che siete?
Ammetto che molte volte mi lamento con me stessa (sono una gran rompipalle) del fatto che voi non riusciate a contenere i vostri ormoni, stalloni scalpitanti, e avete una voglia irresistibile di esternare i vostri pensieri impuri quando una bella donzelletta che non viene dalla campagna vi passa sotto i vostri occhioni (che si diventa ciechi a fare certe cose è proprio una gran fandonia...), ma il motivo non è che non mi piaccia venire a conoscenza di tali pensieri, anzi tutt'altro, è una dose di autostima gratis (ragazze non venitemi a raccontare che sono una sfigata se ho bisogno di sentirmi dire ognitanto che sono bella, anche se da uno sconosciuto, perché voi bramate i complimenti tanto quanto me. Altrimenti non andreste dall'estetista a farvi ricostruire le unghie e dal parrucchiere per farvi appena tagliare le doppie punte. Per inciso, vi chiedo un favore, fatevi una volta nella vita un taglio corto, almeno le tizie al negozio non si stupiscono sempre e non mi dicono che non se la sentono di tagliarmi i capelli corti). Tornando alla questione, il problema, uomini cercatori della bella figa, è la vostra età. Allora, a 40, 45, abbondiamo toh...46 anni posso ancora capire che crediate di avere una lontana, ma pur sempre una, possibilità che possiate incantare con il vostro affascinante capello brizzolato la suddetta donzelletta, nonostante possa essere vostra figlia se siete stati un po' precoci, ma ditemi, a 60 suonati lo pensate ancora possibile?? Non vorrei essere la crudele di turno che infrange i vostri specchi di cristallo e vi riveli la realtà quale essa sia veramente, però non posso trattenermi. Devo dirlo: le uniche ragazze accessibili al vostro strumento un po' datato, seppur mantenuto accuratamente oliato e lucidato ogni giorno, sono quelle che in un solo giorno vi chiederanno il vostro nome, vi diranno di essersi innamorate follemente fin dal primo secondo, vi sposeranno e poi vi avveleneranno per spillarvi quella pensione che loro non otterranno mai, considerati i tempi che corrono. E poi i vostri amici si stupiscono del brutto epilogo della vostra vita che sembrava appena ricominciata. Prendete atto che il tempo passa, si cresce, si invecchia e che c'è il tempo per ogni cosa e per ogni tipo di persona: le bambine sono per i bambini, le ragazzine per i ragazzini, le donne solo per uomini con il cervello nel cranio e le signore, che come il vino dopo un po' diventano aceto, per il rimbambito a cui decidono a loro rischio e pericolo di fare da crocerossine/infermiere. Non facciamo miscugli che tanto alla fine non piacciono a nessuno.
Tutta questa manfrina è per arrivare a dire che, a conti fatti, i vecchi hanno le palle più dure dei loro nipoti quando si parla di esprimere la propria passione per le curve ad alti livelli di adrenalina. Voi giovanotti siete diventati timidi, con poca originalità e soprattutto non vi mostrate sulla piazza così come siete, ma vi inventate personalità che non vi appartengono affatto. Ne sono stata testimone io stessa e ho ricevuto conferme esterne. Vediamo un paio di evidenze a sostegno della mia impressione:
- L'uomo non è più cacciatore, ma una preda. Scena tipo: è una serata estiva, siamo in un locale all'aperto, fa caldo e la luna piena risplende, ma nessuno l'ha notata perché siamo tutti intenti a squadrarci l'un l'altro. Lei, bellissima, in abitino super sexy che mostra l'abbronzatura appena ottenuta da una settimana sotto il sole cocente dell'una in spiaggia, è davanti al bancone del bar e si sta sorseggiando un cosmo lanciando occhiate ai dintorni per assicurarsi che nessun rompitacchi sia nei paraggi. Lui siede ad un tavolo poco lontano, sfoggiando fiero la sua tenuta contenitiva della panza. Ad ogni modo i due incrociano i loro sguardi e subito c'è intesa. Lei abbassa gli occhi per scoprire se un secondo dopo Lui la sta ancora guardando. Sì, allora è fatta: si piacciono. Bene. E quindi? Quindi niente, Lui si limita a sorriderle e scambiare battute con i suoi amici continuando a fissarla. Se non fosse per Lei che si allontana dal bancone e gli va incontro, gli chiede se c'è un posto libero al loro tavolo per una nuova amica e magari intenta anche qualche incontro del quarto tipo, a fine serata lo sguardo sarebbe stato l'unica cosa che quei due si sono scambiati.
- Questa volta il nostro Lui è più intraprendente, prende coraggio e si appropinqua alla sua potenziale compagna di serata. Lei è tra le amiche che se la sta sballando, completamente intenta a muovere il fondoschiena a tempo di musica. Ora sorge il problema di come avvicinarsi proprio a Lei. Meglio prenderla alla larga: chiede ad una delle amiche di ballare. Bene, ora è nel gruppo. Lei lancia uno sguardo alla coppia e sorride. Anche Lui sorride. Lui pensa "Ecco mi ha notato!" L'amica intanto è entusiasta... no ma dico, è stata invitata da quel figo da paura, non può lasciarsi sfuggire l'occasione e quindi attacca bottone. A fine serata si scambiano i contatti di facebook, si promettono di organizzare un'altra serata danzante tutti insieme. Prontamente la mattina dopo l'amicizia sul social network è già stata inviata ed accettata da entrambi e ovviamente non può mancare un messaggino di Lui. L'amica vede la notifica: sì sì, questa volta ha proprio fatto colpo! Apre il messaggio e comincia a leggere. Scrive la risposta un po' in agitazione. Prontamente Lui continua la conversazione, ricorda alcuni momenti della serata, le fa i complimenti per come ballava bene, quindi va al sodo della questione che gli sta a cuore. La bocca di lei si apre di stupore, gli occhi si assottigliano per meglio distinguere le lettere. Non crede a ciò che vede:  "Senti...ma...la tua amica bruna (Lei) di ieri sera non ha facebook vero? non l'ho vista tra i tuoi amici...mi chiedevo se magari mi davi il suo numero così magari ci faccio due chiacchiere su whatsapp..."
Ora, questa scena fa più pena di un bambino a cui è caduta la palla di gelato dal cono. Scusami signorino timidone, ma se era Lei che ti interessava fin dal principio perché diamine non sei andato a presentarti direttamente da lei invece di illudere una poveraccia, di farle perder tempo e farle venire qualche capello bianco dall'ansia? Caspita, ci vuole più faccia tosta a organizzare tutta sta messa in scena che chiedere un cavolo di numero all'interessata! Credevi forse che in questo modo avresti avuto più probabilità di ottenere quel numero? Mi sa che hai sbagliato i conti, una donna non rivela mai agli estranei le informazioni personali di un'amica, è questione di fedeltà femminile.
- Siamo già ad un passo successivo: dopo tanta fatica per mettere in piedi una conversazione che avesse un briciolo di senso, Lui riesce a strappare un appuntamento alla bella di turno. Si va in un locale tranquillo, dove si possa riprendere il filo del discorso lasciato in sospeso senza doversi urlare nelle orecchie e l'atmosfera non è troppo sofisticata nè da bettola. Quindi Lei e Lui sono seduti l'uno di fronte all'altra e cominciano il discorso: cosa mi piace, cosa ti piace, cosa detestiamo, i nostri piatti preferiti, i nostri studi alle superiori/università. Fin qui tutto facile, ma poi arriva la domanda che fa spavento: i tuoi hobby? Qui comincia lo show. Pensieri di Lui: se le dico che mi piace fare un cazzo dalla mattina alla sera, mi prende per uno senza interessi; se le rivelo che gli unici libri che ho in casa sono sotto il mio letto e per il 90% fatti di immagini, mi prende per il morto di figa quale effettivamente sono, se le dicessi che la discoteca è il mio unico luogo di incontro con gli esseri umani forse penserebbe che tutto ciò che mi interessa è limonare con una ragazza, che non importa che sia bella, tanto al buio non la vedo. Tutto ciò che posso fare per avere una possibilità di portare a casa questo incontro con un bell'epilogo è affermare tutto il contrario di quello che sono e dirle quello che Lei vorrebbe sentire.
Lei non è scema e mette termine a quell'appuntamento giusto entro il tempo di far squaqliare un gelato d'estate.

Momento di sconforto: viviamo in una società dove i modi per comunicare con i propri simili sono infiniti e i giovani che dovrebbero essere i più avvantaggiati sembrano piuttosto aver perduto completamente la capacità di parlarsi apertamente.
Messaggio subliminale del post: ragazzi, ricominciate a dire quel che pensate, pensare quel che dite, fare quel che dite e pensate e non abbiate paura di essere ciò che siete, ché per ora la donna non è ancora cannibale...al massimo vi pesta un piede se le rovinate l'acconciatura, ma niente morsi di fronte alla sincerità.

Ho finito per oggi.

Laetitia

domenica 1 settembre 2013

Orme antiche

La via qual percorro da ore e giorni
A me par affatto ignota e solitaria,
Sol nebbia nei dintorni,
Un inferno gelido senz'aria.
Mi siedo e guardo verso il cielo:
Ora è livido, oscuro,
Specchio dell'animo mio, sicuro.
Un lampo l'orizzonte squarcia:
Quello è la mia torcia,
Quello solo illumina l'incerto mio destino.
Ora riprendo il cammino,
Indugiar non è saggio,
Ma ecco che di lontano vedo un faggio.
Ai suoi piedi giace un uomo, è pensieroso,
E, vedendomi, si alza e mi squadra altezzoso:
"Ragazza mia, che ti piglia?
Non essere sorpresa di quel che la mente ol cuore ti bisbiglia.
I tuoi passi seguon orme antiche,
Già molti visi vidi passar per queste ortiche."
Rimasi basita, allibita.
Quella era la mia vita!
"Non credo che mai altri abbian provato quel che sento,
È troppo forte il mio sentimento!
È struggente,
Straziante,
Travolgente,
Irresistibile,
Così pateticamente amabile.
Non è possibile.
Tu menti!"
"Ahimè magari! io stesso ci passai.
La fine di questa dolce amara follia
Non posso dirti quanto lontana sia,
Ma di questo, certa resta:
Il sole torna sempre dopo una tempesta."

Laetitia

mercoledì 28 agosto 2013

23

23: un numero fortunato per i romani, un numero felice per i matematici, il numero dei cromosomi in una cellula germinale umana per i biotecnologi, il numero di secondi impiegati dal sangue umano per compiere la circolazione nell'organismo per i medici, il numero atomico del vanadio per i chimici, il numero rappresentato nella frase ti amo (2 lettere + 3 lettere ) per i fanatici che vedono numeri ovunque... Per me sono gli anni trascorsi su questa terra. Sono pochi e sono già tanti, pieni di bellissimi ricordi, di molte soddisfazioni, di pochi ma buoni amici, di tante risate e solo qualche lacrima. Decisamente non posso lamentarmi (troppo)!

Laetitia

martedì 27 agosto 2013

Sei tu

Un suono riemerge come un dejà-vu.
Sei tu.
Sono i tuoi passi ciondolanti che si avvicinano al mio letto.
È il tuo respiro che sfiora il mio orecchio.
Sono le tue labbra che soffiano parole gentili
Ma gelide come le nevi sottili.
Il tuo cuore non risuona al mio battito impetuoso.
Giuri al mondo di non aver mai mentito
E i tuoi occhi già ti hanno tradito.
Mostri un bel dolce animo
Mentre hai pronto un amaro piano.
Non mi accecherai più con le tue maniere,
Non mi blandirai più con le tue promesse,
Non mi lascerai più senza difese.
Scegli la tua prossima vittima
Perché io scaccerò la tua musica dalla mente
Perché a te chiuderò  la porta per sempre.
Penserai che mi stia illudendo,
Che mai mi libererò del tuo profumo di stelle
Che tuttora porto mio malgrado sulla pelle.
Non ti inganni.
Non abbandonerò il nostro tempo nel passato dimenticato
Né lascerò che la tua mano smetta di accarezzarmi senza peccato.
Semplicemente rimarrai un mio ricordo soffocato.

Laetitia

Mare

Come vorrei essere quel gabbiano che l'altra sera vidi
e potermi librare su tutti i tuoi lidi.
E specchiarmi nei tuoi riflessi,
quindi posarmi sull'umida riva
e rimirare i tuoi flutti sempre diversi.
Siamo della stessa sostanza divina:
Profondi abissi oscuri, intriganti e seducenti,
Anime travolte da troppe correnti.
Ahimè il mio tempo è passato
Già è ora che sulla via del ritorno mi sia incamminato,
Ma se è vero che casa è dove giace il cuore,
Allora tu sarai sempre una delle mie dimore.

Laetitia

Strade

Molte strade si apriranno davanti a coloro che possiedono la bellezza del corpo. Saranno di facile percorrenza, porteranno lontano e con sé successo, popolarità, denaro, amori invidiati da tutti e già da molti consumati. La maggior parte di esse rimarranno precluse ai comuni mortali e nessuna mai si mostrerà a colui con cui la natura non è stata così gentile da donargli un bel volto. Tuttavia, già sono note le loro destinazioni e la durata del loro cammino: condurranno alla felicità promessa soltanto fino a che il fiore è sbocciato; appena questo comincerà ad appassire quelle stesse strade assolate e meravigliose termineranno improvvisamente davanti ad un burrone, senza una via di ritorno.
Coloro a cui la natura è stata ben più generosa ed ha consegnato il grande dono della virtù dovranno cercare da soli la propria via e, una volta trovata, questa sarà perigliosa, tutta curve e salite, a tratti dissestata, quasi impercorribile, ma essa sarà eterna. Nessuno potrà porvi fine se colui che la segue non decide di voltare le spalle e tornare sui suoi passi. E lungo tutto il percorso, forse non tutti coloro che si incontreranno, forse nemmeno un buon numero, ma sicuramente qualcuno si fermerà e riconoscerà la grandezza di quell'uomo.
Costui solo è la persona che realmente possiede il volto della vera bellezza.
Laetitia

lunedì 19 agosto 2013

E' tempo

E' tempo.
Tempo di correre,
di lasciarsi andare,
di esagerare.
Tempo di essere uguali, sputati,
di apparire per esistere e poi di non esser se stessi accusati.
Tempo di vivere liberi in catene invisibili.
Tempo di crescere in fretta,
di sfondare ogni porta per essere in vetta.
Tempo di ridere di tutto e tutti,
di fare l'amore senza calore.
Tempo di non pensare,
e senza dir nulla, continuare a parlare.
Tempo di guardare dall'altra parte,
lasciare la verità in disparte,
perché in questo universo
è tempo di ingannarsi che domani sia diverso.

Laetitia

sabato 17 agosto 2013

A te che hai lasciato un segno dentro me

27/05-2013
Una mattina ti alzi come ogni altro giorno, tutto ti appare normale, ma bastano pochi attimi per renderti conto di non essere più la stessa persona che si è sdraiata sul letto cinque ore prima. Chi, cosa, quando, perché? Queste le domande che ti si presentano l'una sull'altra immediatamente. Io so chi e cosa hanno lasciato un segno su di me e dentro di me. La mia vera domanda senza risposta è come abbiano fatto.
Quando presi quella decisione non immaginai per nulla tutto ciò che seguì, ma non posso dire di essermene pentita. Almeno per ora.
Tutto fu per un accessorio, un fatto puramente estetico, un elemento inutile, ma che credi possa fare la differenza, per lo meno per te. Il coraggio è venuto non certo da solo, solo un'amica poteva essere con me quel giorno a sostenermi. Ridiamo, prendendomi in giro: "Devi tenermi la manina!" le dico. Arriviamo al luogo, ancora non c'è nessuno, non importa, proseguiamo per prendere tempo. La tensione aumenta. Torniamo indietro e questa volta lui c'è, lo riconosco. La foto che avevo visto era fedele all'originale. Anch'egli sa chi sono. Ci si saluta. Tutto va per il meglio. Ero contentissima.
Per me sarebbe finita lì, ma il mio destino non era d'accordo.
Avrei dovuto capirlo subito chi era, da quella battuta così banale e ovvia: "Ti ho già visto da qualche parte...forse ad una festa 10xPrince?" Il bello è che non ero nemmeno io l'oggetto del suo interesse, infatti lì per lì non feci caso a lui, se non perché avrei voluto essere io al centro della scena (a volte sono proprio un po' narcisista). Chiamerò questo ragazzo con il suo nome, Mirko, perché non ha bisogno di pseudonimi, alla sua età ha le spalle abbastanza larghe per prendersi le responsabilità delle sue azioni ed affrontare le conseguenze delle mie.
Ebbene quella sera stessa ecco che Mirko ritorna a bussare alla mia porta. Ben presto comprendo il suo obiettivo, adescare la mia amica (Appunto per me: lascia stare chi non ha il coraggio di chiedere il numero ad una ragazza ma ha la faccia tosta di chiedere di averlo alle sue amiche.), ma io non ho resistito. Ho dato sfogo alla mia invidia che non fa male a nessuno se non a me stessa e questa volta sono stata io a provarci e quello che volevo, ho ottenuto. E' stata una conversazione in chat profonda davvero! Potrei anche trascriverla...ci sarebbe da ridere. Alcune battute non so come mi siano venute, e molte di migliori purtroppo mi sono sovvenute solo più tardi, ma quel che è stato, è stato. Ad ogni modo mi sono guadagnata un invito, un bel rendez vous il giorno seguente.
Quel pomeriggio è stato l'inizio della mia rovina e del mio rito di passaggio.
Per una volta arrivo in orario. Lui ovviamente no.
(Appunto per me: mai accettare un secondo invito da parte di un uomo che ti fa aspettare a quello che dovrebbe essere il vostro primo appuntamento. E' indice di egoismo, mancanza di rispetto, di interesse nei tuoi confronti, perché in teoria non dovrebbe vedere l'ora di incontrarti. Ho dovuto sbatterci la testa per disilludermi ed è bene che me lo ricordi in futuro.)
Fingo di giocherellare con il cellulare per non farmi trovare lì ad aspettarlo. Ed ecco che arriva. Me lo vedo ancora davanti agli occhi, che mi cammina incontro. Sembra contento. Mi sorride. Ci salutiamo con un bacio esattamente come ci eravamo lasciati il giorno precedente. Entriamo nel locale. Mi accomodo senza che me lo dicesse, posando la felpa e la borsa su una sedia. Ci spostiamo nella stanza a fianco, lui deve fumare. Apre la finestra ed io rimango un po' più indietro, lascio della distanza tra noi, ma il mio sguardo è sempre su di lui, lo studia, ne è incatenato. Parliamo. Tanto. Di tutto: me, lui, fratelli, sorelle, mamma, papà, lavoro, attualità, scuola, palestra. Intanto ci spostiamo nuovamente all'ingresso, per strada (deve fumare) poi di nuovo all'interno.
(Appunto per me: lasciar perdere chi si mette comodo sulla propria sedia e non si preoccupa minimamente che la ragazza rimanga in piedi per tutto il tempo. Cafone!)
Per la prima volta in tutta la mia vita, le parole mi vengono in bocca come se fossero caramelle. Sì, ero tesa, non riuscivo a restare ferma, andavo avanti e indietro per la stanza, gesticolavo, ma mai mi sono sentita così a mio agio. Credo fosse la sua estroversione, il suo sorriso che compariva dal nulla a riempire il silenzio, i suoi occhi su di me.
Nonostante tutto ciò che accadde successivamente tra noi, due momenti non potrò mai dimenticare e spero che qualcun altro possa permettermi di viverne altri come questi e anche di migliori. Per la terza volta egli esce dal locale (altra fumata), questa volta io rimango dentro, ma lo seguo con gli occhi. Nessuno di noi due parla. Io mi guardo intorno, tanto per fare qualcosa, lui si gode la sua sigaretta. Fa una tirata e quindi si volta verso di me. Io incrocio il suo sguardo. Mi sorride. Lo fa rivolto a me come nessuno prima di lui aveva mai fatto. Non so descriverlo. E' come se mi avesse detto sei bellissima senza pronunciare nessuna parola. Non so se era davvero questo il suo pensiero o forse piuttosto "ma guarda questa, che tipa ingenua.", ma mi lascio nell'illusione che almeno allora un pensiero romantico su di me l'abbia avuto. A posteriori credo di poter affermare con discreta sicurezza che quello sguardo fu la mia capitolazione.
Ma avrei dovuto capirlo già quel pomeriggio quale fosse il suo obiettivo, nello stesso momento in cui mi chiese di fare una giravolta davanti a lui. In quell'istante mi vergognai un poco, ma pensai che era la mia timidezza a parlare, invece era il mio buon senso che diceva "guarda che vuole solo guardarti il culo e darti un voto per piazzarti nella sua classifica." Beata mia ingenuità ignorante!
Poi non poteva mancare la scena imbarazzante della confusione dei ruoli! Un paio di signori entrano nel locale, conoscono Mirko, lo salutano e parlano del più e del meno. Io rimango in disparte, non erano affari miei. Ora non ricordo quale sia stato l'argomento del momento, ma uno di loro si rivolge a me e mi fa una battuta di cui a malapena ne seguo il senso e quindi mi chiede: "Sei la sua ragazza?" Ovviamente sia io che Mirko ci affrettiamo a negare. Mentre io sicuramente arrossivo, chissà egli cosa ha pensato. Anche qui illudiamoci che sia stato un pensiero gentile.
E così dopo un paio di ore tutto finì e me ne andai. Ero entusiasta.
Che stupida.
La sera ci sentimmo di nuovo, ci scambiammo i numeri di telefono, organizzammo un secondo incontro. A casa sua. I miei sensori del pericolo dovevano essere ben spenti perché non mi passò neanche per un minuto l'idea che poteva essere una trappola per approfittarsi di me. Così ci andai.
(Appunto per me: inserire immediatamente quella persona nella lista nera se ti propone un pranzo insieme e poi ti fa stare a digiuno per l'intero pomeriggio.)
Mi trovai nuovamente davanti al locale e questa volta fu puntuale. Mi accompagnò fino alla sua abitazione, non male per essere di un single. Quel giorno mi invitò con gentilezza a mettermi a mio agio come se fossi a casa mia, mi mostrò la vista dalla sua veranda, la facciata di una casa, e commentammo ridendo di quanto fosse magnifica. Lì avvenne il suo primo approccio fisico, il primo che ricevetti e accettai: mi accarezzò il mento e lo fece così delicatamente e così teneramente che ancora non l'ho dimenticato.
Quindi ci sedemmo sul divano. Parlammo ancora moltissimo, dei nostri interessi, di ciò che ci annoia, di ciò che ci diverte. Per la prima volta, in quell'occasione però lo sentii allontanarsi ed ebbi la sensazione come se avesse detto qualcosa di sé di troppo privato. Riguardava il suo lavoro, in cosa consistevano le sue competenze e come era nata la sua passione. Io, anima sensibile quale sono, lasciai cadere l'argomento per non infierire. In realtà quello doveva essere uno dei tanti avvertimenti a lasciarlo perdere che avrei dovuto recepire.
Eravamo seduti molto vicini, le nostre spalle si sfioravano. Egli ad un certo punto cominciò di tanto in tanto ad accarezzarmi la coscia. Ed io glielo permisi. Ora solo mi rendo conto che quello era un modo per saggiare il terreno e che io gli avevo appena dato il via libera per tentare l'abbordaggio. Infatti poco dopo accadde ciò che temevo e desideravo: il nostro... il mio... primo bacio.
Devo ammettere che me lo ero immaginato più coinvolgente, più travolgente. Lì per lì non provai niente di straordinario. Mi imposi di chiudere gli occhi, come avevo visto fare da chiunque, ma non ne sentivo l'esigenza. Probabilmente era la tensione, la paura di non essere all'altezza. Egli al contrario lo sentii molto preso. In effetti, però, al terzo tentativo cominciai a prenderci gusto e realizzai che avevo appena assaggiato una torta irresistibile. Peccato che finiva troppo in fretta.
Tra noi le cose si fecero subito più serie, mi lasciai convincere ad andare oltre, a fargli assaggiare un po' più di me. E' vero, accelerammo molto i tempi, ma in quel momento non mi sentii violata. Niente affatto. I suoi baci sul collo erano molto piacevoli! E lui parve apprezzare parecchio ciò che vide, sentì e baciò.
Quel secondo momento che mai abbandonerà i miei ricordi è quello in cui ci scambiammo i baci più dolci e coinvolgenti che fino ad oggi riesco ad immaginare. Eravamo rilassati, non avevamo più fretta, era il tempo della tenerezza. Presi io l'iniziativa e lui mi accompagnò. Dal mio punto di vista è stato l'istante più romantico che abbiamo vissuto insieme.
E così quel pomeriggio sembrò tutto così bello. La sua vera natura doveva ancora rivelarsi. E non ci volle molto. Smise di cercarmi, non rispondeva ai miei messaggi, assistetti a scene da far cadere le braccia e far perdere la dentiera. E' stato interessante vedere con quanta solerzia abbia risposto solo al sms in cui gli chiedevo se aveva intenzione di continuare a vederci o meno e per negare di essere fidanzato dopo averlo affermato pubblicamente e ovviamente non con me. Le scuse che aveva portato come spiegazione erano davvero esaustive e facili da credere! Io avevo capito il suo gioco, ma avrei voluto che avesse avuto il coraggio di dirmelo in faccia, al contrario alla mia contrarietà di fronte all'impressione che lui volesse solamente divertirsi con me, riuscì a dirmi che era normale che mi volesse fisicamente, dal momento che ci vedevamo così poco (non ero certo io che gli davo buca, punto primo! LOL) e soprattutto che lui non era più un ragazzino. Fosse ora lì davanti a me, dicendomi quelle parole, gli domanderei candidamente: "ma mi stai prendendo per il culo o lo credi veramente?!" Nella vita basta davvero convincere se stessi per non vedere la realtà. Che razza di spiegazione è? Proprio perché non sei più un ragazzino dovresti tenere più a freno i tuoi ormoni e pensare ad una ragazza in un modo più profondo!
In ogni caso ora lo conosco, ora so chi è, ora non è più lui in persona colui che mi manca. Quando ripenso a ciò che ho provato, sento l'assenza, ma questa non ha il suo volto, bensì quello di un ragazzo che ancora non ho incontrato, a cui potrei raccontare tutto di me, affidarmi, dedicargli tutta me stessa senza annullarmi, senza essere solo il suo divertimento.
Per lui ho pianto nel mio intimo; ancora oggi riesce a incupire i miei pensieri, mentre sicuramente lui già si starà divertendo con qualcun'altra forse più simile a lui di me. Nonostante mi abbia deluso molto, devo però ringraziarlo, perché io non sono più la stessa. E' stato il primo, molto probabilmente senza meritare cotanto ruolo, ma così è stato, dunque tanto mi ha ferito, ma altrettanto mi ha lasciato. Sono stata stupida, sono stata ingenua, mi sono illusa da sola (sebbene lui ci abbia messo del suo), ho insistito quando sicuramente era ora di lasciarlo andare, ma io ho provato delle emozioni nei suoi confronti, evidentemente da idiota. Chiunque ora legga queste righe starà ridendo di me, mi starà insultando, o forse, alla meglio, compatendo... va bene. Purtroppo il mio cuore l'ho soltanto io, dunque io sola rimango con le mie gioie e i miei dispiaceri.
E così ora mi rivolgo direttamente a te, Mirko, sebbene quasi con certezza non leggerai mai tutto ciò e, se anche lo facessi, non capirai l'importanza che hai avuto per me. Io ti ringrazio per i momenti che abbiamo passato insieme, per le lezioni di vita che mi hai permesso di apprendere e per avermi fatto crescere. Ti auguro di poter trovare in futuro una donna che sappia soddisfare pienamente e a lungo le tue esigenze ormonali, ma che possa anche farti scoprire quanto un sentimento più profondo di una semplice attrazione fisica sia ben più appagante di un pompino di dieci minuti.
Ti dico addio con queste parole che in una notte di mezza estate mi hai ispirato.

A te, Messer M.

La notte avanza lentamente,
accende i sogni della gente,
ma non spegne la mia mente.
Dentro me ho un'immagine di te che mi fissa,
sempre la stessa, perfetta,
irrimediabilmente maledetta.
Esco di casa e ti vedo.
Chiudo gli occhi e ti vedo.
Come un vento che accarezza la mia pelle,
avverto le tue dita ancora scorrermi sul ventre.
È come allora,
è divertente.
Come la prima volta che mi toccasti il mento,
nessuno mai si era avvicinato tanto.
Quindi mi dicesti: "Prova a darmi un bacio, uno soltanto."
ed io mi avvicinai tremante, a te mi abbandonai.
Assaggiavo il tuo sapore,
mi inebriavo del tuo odore,
non dimenticavo dei tuoi occhi il colore.
Mi abbracciavi, mi coccolavi, mi chiamavi.
Il mio nome aveva un suono così dolce, sulle tue labbra,
che per ascoltarlo avrei anche fatto l'alba.
Così ormai tu mi avevi cuore e mente,
inseparabilmente.
Eri il mio presente.
E futuro.
Poi, quella sera mi riportasti a casa
e lì mi abbandonasti,
con una promessa, che mai mantenesti.
Ahi a crederti che fessa!
Quale bravo attore fosti,
amabile ladro di cuori,
vestito delle maniere dei nobili signori!
Ti ho amato, ti ho odiato,
poi di nuovo amato.
Ti ho scordato, poi ancora rammentato.
Per te sono stata un gioco,
che dopo averlo usato, andava già cambiato.
Ed ora che il tempo ormai è andato,
non rimango che un'ombra del tuo passato.
Lascia stare, non ti sforzare per farti perdonare,
ma bada! il giorno in cui ti saprò dimenticare,
tu, mio caro, mi ricomincerai a ricordare.

Laetitia

ps: ora va' al diavolo, grazie.