27/05-2013
Una mattina ti alzi come ogni altro giorno, tutto ti appare normale, ma bastano pochi attimi per renderti conto di non essere più la stessa persona che si è sdraiata sul letto cinque ore prima. Chi, cosa, quando, perché? Queste le domande che ti si presentano l'una sull'altra immediatamente. Io so chi e cosa hanno lasciato un segno su di me e dentro di me. La mia vera domanda senza risposta è come abbiano fatto.
Quando presi quella decisione non immaginai per nulla tutto ciò che seguì, ma non posso dire di essermene pentita. Almeno per ora.
Tutto fu per un accessorio, un fatto puramente estetico, un elemento inutile, ma che credi possa fare la differenza, per lo meno per te. Il coraggio è venuto non certo da solo, solo un'amica poteva essere con me quel giorno a sostenermi. Ridiamo, prendendomi in giro: "Devi tenermi la manina!" le dico. Arriviamo al luogo, ancora non c'è nessuno, non importa, proseguiamo per prendere tempo. La tensione aumenta. Torniamo indietro e questa volta lui c'è, lo riconosco. La foto che avevo visto era fedele all'originale. Anch'egli sa chi sono. Ci si saluta. Tutto va per il meglio. Ero contentissima.
Per me sarebbe finita lì, ma il mio destino non era d'accordo.
Avrei dovuto capirlo subito chi era, da quella battuta così banale e ovvia: "Ti ho già visto da qualche parte...forse ad una festa 10xPrince?" Il bello è che non ero nemmeno io l'oggetto del suo interesse, infatti lì per lì non feci caso a lui, se non perché avrei voluto essere io al centro della scena (a volte sono proprio un po' narcisista). Chiamerò questo ragazzo con il suo nome, Mirko, perché non ha bisogno di pseudonimi, alla sua età ha le spalle abbastanza larghe per prendersi le responsabilità delle sue azioni ed affrontare le conseguenze delle mie.
Ebbene quella sera stessa ecco che Mirko ritorna a bussare alla mia porta. Ben presto comprendo il suo obiettivo, adescare la mia amica (Appunto per me: lascia stare chi non ha il coraggio di chiedere il numero ad una ragazza ma ha la faccia tosta di chiedere di averlo alle sue amiche.), ma io non ho resistito. Ho dato sfogo alla mia invidia che non fa male a nessuno se non a me stessa e questa volta sono stata io a provarci e quello che volevo, ho ottenuto. E' stata una conversazione in chat profonda davvero! Potrei anche trascriverla...ci sarebbe da ridere. Alcune battute non so come mi siano venute, e molte di migliori purtroppo mi sono sovvenute solo più tardi, ma quel che è stato, è stato. Ad ogni modo mi sono guadagnata un invito, un bel rendez vous il giorno seguente.
Quel pomeriggio è stato l'inizio della mia rovina e del mio rito di passaggio.
Per una volta arrivo in orario. Lui ovviamente no.
(Appunto per me: mai accettare un secondo invito da parte di un uomo che ti fa aspettare a quello che dovrebbe essere il vostro primo appuntamento. E' indice di egoismo, mancanza di rispetto, di interesse nei tuoi confronti, perché in teoria non dovrebbe vedere l'ora di incontrarti. Ho dovuto sbatterci la testa per disilludermi ed è bene che me lo ricordi in futuro.)
Fingo di giocherellare con il cellulare per non farmi trovare lì ad aspettarlo. Ed ecco che arriva. Me lo vedo ancora davanti agli occhi, che mi cammina incontro. Sembra contento. Mi sorride. Ci salutiamo con un bacio esattamente come ci eravamo lasciati il giorno precedente. Entriamo nel locale. Mi accomodo senza che me lo dicesse, posando la felpa e la borsa su una sedia. Ci spostiamo nella stanza a fianco, lui deve fumare. Apre la finestra ed io rimango un po' più indietro, lascio della distanza tra noi, ma il mio sguardo è sempre su di lui, lo studia, ne è incatenato. Parliamo. Tanto. Di tutto: me, lui, fratelli, sorelle, mamma, papà, lavoro, attualità, scuola, palestra. Intanto ci spostiamo nuovamente all'ingresso, per strada (deve fumare) poi di nuovo all'interno.
(Appunto per me: lasciar perdere chi si mette comodo sulla propria sedia e non si preoccupa minimamente che la ragazza rimanga in piedi per tutto il tempo. Cafone!)
Per la prima volta in tutta la mia vita, le parole mi vengono in bocca come se fossero caramelle. Sì, ero tesa, non riuscivo a restare ferma, andavo avanti e indietro per la stanza, gesticolavo, ma mai mi sono sentita così a mio agio. Credo fosse la sua estroversione, il suo sorriso che compariva dal nulla a riempire il silenzio, i suoi occhi su di me.
Nonostante tutto ciò che accadde successivamente tra noi, due momenti non potrò mai dimenticare e spero che qualcun altro possa permettermi di viverne altri come questi e anche di migliori. Per la terza volta egli esce dal locale (altra fumata), questa volta io rimango dentro, ma lo seguo con gli occhi. Nessuno di noi due parla. Io mi guardo intorno, tanto per fare qualcosa, lui si gode la sua sigaretta. Fa una tirata e quindi si volta verso di me. Io incrocio il suo sguardo. Mi sorride. Lo fa rivolto a me come nessuno prima di lui aveva mai fatto. Non so descriverlo. E' come se mi avesse detto sei bellissima senza pronunciare nessuna parola. Non so se era davvero questo il suo pensiero o forse piuttosto "ma guarda questa, che tipa ingenua.", ma mi lascio nell'illusione che almeno allora un pensiero romantico su di me l'abbia avuto. A posteriori credo di poter affermare con discreta sicurezza che quello sguardo fu la mia capitolazione.
Ma avrei dovuto capirlo già quel pomeriggio quale fosse il suo obiettivo, nello stesso momento in cui mi chiese di fare una giravolta davanti a lui. In quell'istante mi vergognai un poco, ma pensai che era la mia timidezza a parlare, invece era il mio buon senso che diceva "guarda che vuole solo guardarti il culo e darti un voto per piazzarti nella sua classifica." Beata mia ingenuità ignorante!
Poi non poteva mancare la scena imbarazzante della confusione dei ruoli! Un paio di signori entrano nel locale, conoscono Mirko, lo salutano e parlano del più e del meno. Io rimango in disparte, non erano affari miei. Ora non ricordo quale sia stato l'argomento del momento, ma uno di loro si rivolge a me e mi fa una battuta di cui a malapena ne seguo il senso e quindi mi chiede: "Sei la sua ragazza?" Ovviamente sia io che Mirko ci affrettiamo a negare. Mentre io sicuramente arrossivo, chissà egli cosa ha pensato. Anche qui illudiamoci che sia stato un pensiero gentile.
E così dopo un paio di ore tutto finì e me ne andai. Ero entusiasta.
Che stupida.
La sera ci sentimmo di nuovo, ci scambiammo i numeri di telefono, organizzammo un secondo incontro. A casa sua. I miei sensori del pericolo dovevano essere ben spenti perché non mi passò neanche per un minuto l'idea che poteva essere una trappola per approfittarsi di me. Così ci andai.
(Appunto per me: inserire immediatamente quella persona nella lista nera se ti propone un pranzo insieme e poi ti fa stare a digiuno per l'intero pomeriggio.)
Mi trovai nuovamente davanti al locale e questa volta fu puntuale. Mi accompagnò fino alla sua abitazione, non male per essere di un single. Quel giorno mi invitò con gentilezza a mettermi a mio agio come se fossi a casa mia, mi mostrò la vista dalla sua veranda, la facciata di una casa, e commentammo ridendo di quanto fosse magnifica. Lì avvenne il suo primo approccio fisico, il primo che ricevetti e accettai: mi accarezzò il mento e lo fece così delicatamente e così teneramente che ancora non l'ho dimenticato.
Quindi ci sedemmo sul divano. Parlammo ancora moltissimo, dei nostri interessi, di ciò che ci annoia, di ciò che ci diverte. Per la prima volta, in quell'occasione però lo sentii allontanarsi ed ebbi la sensazione come se avesse detto qualcosa di sé di troppo privato. Riguardava il suo lavoro, in cosa consistevano le sue competenze e come era nata la sua passione. Io, anima sensibile quale sono, lasciai cadere l'argomento per non infierire. In realtà quello doveva essere uno dei tanti avvertimenti a lasciarlo perdere che avrei dovuto recepire.
Eravamo seduti molto vicini, le nostre spalle si sfioravano. Egli ad un certo punto cominciò di tanto in tanto ad accarezzarmi la coscia. Ed io glielo permisi. Ora solo mi rendo conto che quello era un modo per saggiare il terreno e che io gli avevo appena dato il via libera per tentare l'abbordaggio. Infatti poco dopo accadde ciò che temevo e desideravo: il nostro... il mio... primo bacio.
Devo ammettere che me lo ero immaginato più coinvolgente, più travolgente. Lì per lì non provai niente di straordinario. Mi imposi di chiudere gli occhi, come avevo visto fare da chiunque, ma non ne sentivo l'esigenza. Probabilmente era la tensione, la paura di non essere all'altezza. Egli al contrario lo sentii molto preso. In effetti, però, al terzo tentativo cominciai a prenderci gusto e realizzai che avevo appena assaggiato una torta irresistibile. Peccato che finiva troppo in fretta.
Tra noi le cose si fecero subito più serie, mi lasciai convincere ad andare oltre, a fargli assaggiare un po' più di me. E' vero, accelerammo molto i tempi, ma in quel momento non mi sentii violata. Niente affatto. I suoi baci sul collo erano molto piacevoli! E lui parve apprezzare parecchio ciò che vide, sentì e baciò.
Quel secondo momento che mai abbandonerà i miei ricordi è quello in cui ci scambiammo i baci più dolci e coinvolgenti che fino ad oggi riesco ad immaginare. Eravamo rilassati, non avevamo più fretta, era il tempo della tenerezza. Presi io l'iniziativa e lui mi accompagnò. Dal mio punto di vista è stato l'istante più romantico che abbiamo vissuto insieme.
E così quel pomeriggio sembrò tutto così bello. La sua vera natura doveva ancora rivelarsi. E non ci volle molto. Smise di cercarmi, non rispondeva ai miei messaggi, assistetti a scene da far cadere le braccia e far perdere la dentiera. E' stato interessante vedere con quanta solerzia abbia risposto solo al sms in cui gli chiedevo se aveva intenzione di continuare a vederci o meno e per negare di essere fidanzato dopo averlo affermato pubblicamente e ovviamente non con me. Le scuse che aveva portato come spiegazione erano davvero esaustive e facili da credere! Io avevo capito il suo gioco, ma avrei voluto che avesse avuto il coraggio di dirmelo in faccia, al contrario alla mia contrarietà di fronte all'impressione che lui volesse solamente divertirsi con me, riuscì a dirmi che era normale che mi volesse fisicamente, dal momento che ci vedevamo così poco (non ero certo io che gli davo buca, punto primo! LOL) e soprattutto che lui non era più un ragazzino. Fosse ora lì davanti a me, dicendomi quelle parole, gli domanderei candidamente: "ma mi stai prendendo per il culo o lo credi veramente?!" Nella vita basta davvero convincere se stessi per non vedere la realtà. Che razza di spiegazione è? Proprio perché non sei più un ragazzino dovresti tenere più a freno i tuoi ormoni e pensare ad una ragazza in un modo più profondo!
In ogni caso ora lo conosco, ora so chi è, ora non è più lui in persona colui che mi manca. Quando ripenso a ciò che ho provato, sento l'assenza, ma questa non ha il suo volto, bensì quello di un ragazzo che ancora non ho incontrato, a cui potrei raccontare tutto di me, affidarmi, dedicargli tutta me stessa senza annullarmi, senza essere solo il suo divertimento.
Per lui ho pianto nel mio intimo; ancora oggi riesce a incupire i miei pensieri, mentre sicuramente lui già si starà divertendo con qualcun'altra forse più simile a lui di me. Nonostante mi abbia deluso molto, devo però ringraziarlo, perché io non sono più la stessa. E' stato il primo, molto probabilmente senza meritare cotanto ruolo, ma così è stato, dunque tanto mi ha ferito, ma altrettanto mi ha lasciato. Sono stata stupida, sono stata ingenua, mi sono illusa da sola (sebbene lui ci abbia messo del suo), ho insistito quando sicuramente era ora di lasciarlo andare, ma io ho provato delle emozioni nei suoi confronti, evidentemente da idiota. Chiunque ora legga queste righe starà ridendo di me, mi starà insultando, o forse, alla meglio, compatendo... va bene. Purtroppo il mio cuore l'ho soltanto io, dunque io sola rimango con le mie gioie e i miei dispiaceri.
E così ora mi rivolgo direttamente a te, Mirko, sebbene quasi con certezza non leggerai mai tutto ciò e, se anche lo facessi, non capirai l'importanza che hai avuto per me. Io ti ringrazio per i momenti che abbiamo passato insieme, per le lezioni di vita che mi hai permesso di apprendere e per avermi fatto crescere. Ti auguro di poter trovare in futuro una donna che sappia soddisfare pienamente e a lungo le tue esigenze ormonali, ma che possa anche farti scoprire quanto un sentimento più profondo di una semplice attrazione fisica sia ben più appagante di un pompino di dieci minuti.
Ti dico addio con queste parole che in una notte di mezza estate mi hai ispirato.
A te, Messer M.
La notte avanza lentamente,
accende i sogni della gente,
ma non spegne la mia mente.
Dentro me ho un'immagine di te che mi fissa,
sempre la stessa, perfetta,
irrimediabilmente maledetta.
Esco di casa e ti vedo.
Chiudo gli occhi e ti vedo.
Come un vento che accarezza la mia pelle,
avverto le tue dita ancora scorrermi sul ventre.
È come allora,
è divertente.
Come la prima volta che mi toccasti il mento,
nessuno mai si era avvicinato tanto.
Quindi mi dicesti: "Prova a darmi un bacio, uno soltanto."
ed io mi avvicinai tremante, a te mi abbandonai.
Assaggiavo il tuo sapore,
mi inebriavo del tuo odore,
non dimenticavo dei tuoi occhi il colore.
Mi abbracciavi, mi coccolavi, mi chiamavi.
Il mio nome aveva un suono così dolce, sulle tue labbra,
che per ascoltarlo avrei anche fatto l'alba.
Così ormai tu mi avevi cuore e mente,
inseparabilmente.
Eri il mio presente.
E futuro.
Poi, quella sera mi riportasti a casa
e lì mi abbandonasti,
con una promessa, che mai mantenesti.
Ahi a crederti che fessa!
Quale bravo attore fosti,
amabile ladro di cuori,
vestito delle maniere dei nobili signori!
Ti ho amato, ti ho odiato,
poi di nuovo amato.
Ti ho scordato, poi ancora rammentato.
Per te sono stata un gioco,
che dopo averlo usato, andava già cambiato.
Ed ora che il tempo ormai è andato,
non rimango che un'ombra del tuo passato.
Lascia stare, non ti sforzare per farti perdonare,
ma bada! il giorno in cui ti saprò dimenticare,
tu, mio caro, mi ricomincerai a ricordare.
Laetitia
ps: ora va' al diavolo, grazie.
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