sabato 19 ottobre 2013

Fotografie

Le fotografie.
Quei piccoli cartoncini più o meno rettangolari, colorati o in bianco e nero, in cui si fissano molti dei momenti vissuti quasi senza che noi ce ne rendessimo conto.
Io adoro le fotografie.
Adoro immortalare gli istanti quasi come se con essi potessi anche fermare le emozioni che li accompagnano. E amo ogni tanto tirarle fuori dalle loro bustine di plastica e sfogliarle ancora e ancora.
Mi hanno detto spesso che guardo troppo al mio passato. Non lo nego. Non posso fare a meno dei miei ricordi. Vorrei poter riuscire a trovare la forza nel futuro, ma come posso aggrapparmi a qualcosa che non è ancora accaduto? Mi potreste dire che è la speranza nel futuro la vera boa di salvataggio, ma quanto è reale la speranza? Essa esiste fintanto tu credi che esista, poi non rimane più nulla di lei. È sabbia che scivola tra le dita. E quale differenza esiste davvero tra la speranza e l'illusione? Non sono forse l'una l'altra faccia dell'altra? Quando ti illudi non stai forse sperando? E quando hai sperato quante volte ti sei poi soltanto illuso?
Io non riesco mai a distinguerle.
E allora se il futuro è incerto e il presente troppo fuggevole per riuscire a imbrigliarlo, non resta che il passato. È un pilastro che rimarrà sempre eretto, senza muoversi, immutabile, ad esso posso legare una corda che mi sosterrà quando cadrò nel burrone, un filo d'Arianna che mi riporterà a casa se mi perderò. È il punto fermo della mia vita, il luogo dove guardare quando ho perso l'orientamento, quando ho bisogno di conferme perché il presente e futuro non ne hanno più.
Ecco allora che le foto sono il ponte tra la mia memoria e la realtà che fu. Con esse ripercorro e rivivo interi momenti della vita e ogni volta riesco ad imparare qualcosa di nuovo su di me o su quell'istante diventato senza tempo. Proprio ieri sera ho sfogliato distrattamente alcune foto che avevo sul computer. C'erano quelle delle vacanze dell'anno scorso in Calabria, quelle in montagna e quelle al mare di quest'anno, quelle che ho scattato con la mia amica matta e quelle della festa di compleanno di settembre. Si susseguivano l'una dopo l'altra poi ad un certo punto mi sono fermata, qualcosa mi aveva colpito.  Ultimamente mi sono spesso lamentata del fatto che i miei occhi erano come spenti, io ridevo, ma non loro. In quella foto, invece, quegli stessi occhi brillavano. Mi chiesi il motivo e dovetti soltanto spostare il mio sguardo di qualche centimetro. Capii subito. Era lei la cara colpevole, la mia amica che non so se sarebbe corretto definirla come la migliore. Non perché non la consideri una buona compagnia affidabile, ma piuttosto perché quando penso al concetto di "migliore amica" mi viene in mente quella persona che conosci da una vita, che sa tutto di te, a cui hai raccontato le tue confidenze più intime. No. Io e lei ci salutiamo da due anni, ma ci parliamo da uno e ci confidiamo da meno di sei mesi. Eppure lei ha il potere di farmi star bene in ogni momento, che io sia triste, o arrabbiata, insoddisfatta, impaurita. Lei mi trasforma nella persona che vorrei essere: forte, sicura, che sa cosa vuole, che non teme più nulla, che può farcela in ogni situazione. Mi basta sentire la sua voce al telefono per migliorarmi la giornata. Insomma mi mette di buon umore.
E così in quella foto vedo il mio sguardo diverso.
Occhi felici.
Allora ancora una volta imparo quali sono le persone che meritano veramente la mia amicizia.
Spero di poter meritare anche io la loro.

Laetitia

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