lunedì 4 novembre 2013

Un insetto indeciso che si ribalta durante l'attesa di diventare la scelta

"So che pesa l'attesa, ma devi attendere"
(Articolo 31 - Con le buone)

Benvenuti nel momento sfogo. Smontiamo la corazza della ragazza forte che non ha paura di niente e lasciamo che la pelle nuda, candida, vellutata, sensibile si mostri in tutta la sua angelica delicatezza a questo mondo infernale.
Parliamo di te. E di me. Di un noi mai esistito in cui ho creduto troppo a lungo e della cui perdita ora sono indecisa se affliggermi o rallegrarmi.
Sì, perché è questo il punto.
Se penso a te, letteralmente a te, mi manchi. Mi manca il modo in cui mi hai fatto sentire.
Non posso dire altro perché altro non mi hai permesso di vivere insieme a te, tuttavia per me, quel modo era tanto.
Ancora è tanto.
E quelle emozioni, quel rimescolio nello stomaco, quell'ansia dolce e tormentosa, quell'insonnia della notte prima di rivederti, quella leggerezza dell'animo dopo che le tue braccia mi cedevano di nuovo alla mia vita di routine. Se solo tu potessi capire quello che sto scrivendo invece di ridere sotto ai baffi e pensare a quanto sono stupida!
Sì, sono stupida. Stupida per aver provato tutto questo per te. Te che non hai pensato due volte a tradire la tua fidanzata (no, non sono io se ve lo state chiedendo). Per quanto potesse essere solo l'inizio, o una situazione problematica, o tu semplicemente confuso, niente ti dà il diritto di baciare un'altra persona (questa sono io, ovviamente). Non è un comportamento leale nè nei confronti di tale ragazza nè tantomeno della tua fidanzata. Come fai a non sentire vergogna? Io stessa, che in fondo non ho nessun legame affettivo con quella signorina e non ho niente da perdere, quando mi fermo a pensare a cosa ho fatto provo un senso di colpa. Io che ho sempre sostenuto che se l'uomo è tanto meschino da tradire, almeno la donna per solidarietà femminile dovrebbe rifiutarsi di fare la parte dell'amante, proprio io me, ho indossato quei panni sporchi. Chiedo scusa. A mia difesa, seppur di poco conto perché non l'ho mai respinto, dico che da quando sospettai io non l'ho più cercato.
Giunti a questo epilogo, quindi, direi che forse perderti è stata una piccola fortuna.
Razionalmente e intelligentemente lo è. Emozionalmente parlando, è tutta un'altra storia.
Ad ogni modo, cercando di uscire da tale questione vorrei addentrami in altra più generale ad essa comunque legata. Ciò che mi rende amara la bocca in questi giorni è prendere coscienza che ciò che mi duole di più di tutta 'sta faccenda è il fatto di non essere stata io la scelta.
Egocentrismo a palla.
Assolutamente sì.
Il mio problema è proprio questo, signori, il ritrovarmi a non essere mai la scelta. E' la mia vicina, la prossima che mi passa di fianco, quella che mi ha preceduto. Non io.
Leggo ovunque "siate la scelta, non l'alternativa", ma nessuno spiega mai come essere la scelta, o almeno perché si è l'alternativa. Mi sento tanto come una di quegli insetti che per divertimento il bambino fa ribaltare sul dorso e così questi comincia forsennatamente a dimenare le zampette, a distendere le ali come un disperato nel tentativo di rimettersi in piedi, ma non ce la fa. Ecco, io mi spremo le meningi per capire cosa non vada bene in me e come migliorarmi, e ci provo ad aprire quel portone che mi sta aspettando dopo la porta che si è appena chiusa e che forse era solo una finta porta. Probabilmente al solito sto sbagliando. Non c'è niente da migliorare, non c'è nulla da capire, non c'è nessuna chiave da usare perché non c'è alcuna serratura da aprire. Come mi disse una cara amica, forse quel portone si aprirà proprio nel momento in cui smetterò di forzarlo.
E già.
Mo' mi siedo e attendo.
...
...
Mi sa che ci vediamo tra un secolo o due. E senza buone nuove.

 Laetitia

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