"ironìa s. f. [dal lat. ironīa, gr. εἰρωνεία «dissimulazione, ironia», der. di εἴρων -ωνος «dissimulatore, finto»]. –
3b. In molti casi, il sign. della parola si avvicina a quello di beffa, derisione, scherzo crudele o maligno o insultante. Comuni, in senso fig., le locuz. i. della vita, della sorte, del destino, accennando a gravi delusioni patite, al rovesciarsi improvviso di una situazione lieta, e simili." (Treccani, Vocabolario)
Stasera sono uscita con Lui.
E' stato un non so chè.
E ritorno stordita.
Non tanto per ciò che mi ha fatto provare, per ciò che effettivamente abbiamo fatto, ché questa non è la sede più opportuna per tali discorsi, bensì per ciò che mi ha detto mentre mi riportava a casa.
"Ma allora non sei stupida." ed intanto continuava a farmi domande per testare le mie conoscenze matematiche e logiche (da strapazzo, tra l'altro. Niente di complicato, ma a quanto pare ad effetto).
Questa sua constatazione mi ha spiazzato.
Ora, voi penserete: "Oh sì che lo sei."
Come darvi torto con tutto quello che ho scritto, scrivo e continuerò a scrivere qui.
Ma io vi risponderò come ho risposto a lui, senza risentimento, nè atteggiamento da snob: "Potrò sembrarlo senza dubbio, ma non sono stupida. Oh già che non lo sono."
Sospiro.
Ammetto che sono ingenua, facilmente intortabile e che di certe battute impiego qualche nanosecondo in più ad afferrarne il significato, ma non bisogna confondere con la stupidità la mia timidezza, il mio tentativo di fuggire da tale timidezza, di lasciarmi andare, di lasciare entrare te in me e me in te senza farmi male. Come già scrissi, indosso una maschera, che sicuramente mi rende stupida, ma io sono quella DIETRO di essa, quella che ti devi impegnare per vederla, quella che devi volerlo davvero per conoscerla. Il nodo dei lacci di quella maschera non è a prova di mani esperte, è solo molto stretto. E non necessita di forza, ma di dolcezza, di dita delicate anche se grandi come quelle di Lui. Sono un fiore che solo a guardarlo appascisce, perché è lì che non aspetta altro che essere guardato, ed è pronto a donare tutto se stesso, purché gli si fermi davanti il giusto osservatore.
Lui non so se è giusto o sbagliato, evidentemente però non mi scioglie abbastanza i nodi.
Io non leggo lui.
Lui non legge me.
Io stranamente, per una volta, fin dal giorno che lo conobbi, non penso che sia un imbecille.
Lui ha pensato invece che fossi stupida.
Ironia.
Questa stupida, stupida beffarda ironia.
Laetitia
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