Non parlo della maschera di bellezza.
Non parlo della maschera di carnevale.
Non parlo della maschera della falsità per prendersi gioco del prossimo.
Parlo della maschera che indosso ogni giorno per salvarmi da me stessa e dal mondo.
Non potrei uscire senza. E non è questione di volere o non volere. Proprio non posso.
Non parlo della maschera di carnevale.
Non parlo della maschera della falsità per prendersi gioco del prossimo.
Parlo della maschera che indosso ogni giorno per salvarmi da me stessa e dal mondo.
Non potrei uscire senza. E non è questione di volere o non volere. Proprio non posso.
Se lo facessi, temo che la sera quando mi stendo sul letto e mi leggo l'anima non saprei cosa potrebbe ancora essere rimasto di me. Perché se io mi svelo, divento nuda, senza difese, con tutta la mia fragilità, la mia malinconia, la mia ironia amara, la mia buona fede, la mia felicità ingenua, pura e semplice. Lentamente e inevitabilmente lascerei che ciascuno si prendesse un pezzetto di me e se lo portasse via senza lasciare nulla al suo posto.
Svuotata.
E voi non sapreste capire il mio essere mare, il mio essere timida, il mio essere diffidente, il mio essere logica, il mio essere critica, il mio essere inesorabilmente giusta senza contemplare attenuanti, il mio essere riservata per paura di perdermi in voi. Il mio essere diversamente capace di amare anche quando il costo del rischio è troppo alto.
Svuotata.
E voi non sapreste capire il mio essere mare, il mio essere timida, il mio essere diffidente, il mio essere logica, il mio essere critica, il mio essere inesorabilmente giusta senza contemplare attenuanti, il mio essere riservata per paura di perdermi in voi. Il mio essere diversamente capace di amare anche quando il costo del rischio è troppo alto.
E allora ecco che ogni mattina vado davanti allo specchio e prendo la mia maschera. E faccio di essa la mia lama per aprirmi il cammino tra le liane, il mio scudo per difendermi, il mio mantello per coprire la mia nudità, la mia armatura per affrontare le difficoltà.
Perché io guardo in faccia la gente, non mi sottraggo ai vostri occhi,
mi lascio attraversare dal vostro scanner. Lo vedo che mi squadrate, mi
esplorate, mi valutate, mi giudicate, ma non sapete attraversare a fondo
la mia pelle, non sapete guardare oltre i miei occhi. E allora io sorrido, dico che tutto va alla grande, rido, sminuisco i miei guai, sono ottimista, vi do coraggio ché tutto finisce bene, sembra che nulla mi possa sfiorare, mi possa far vacillare, che sono forte, che non ho paura, che posso sollevare montagne, che non mi frega se Lui mi chiama o non mi chiama, se tu mi usi per il tuo divertimento o interesse, se non sentite la mia mancanza, se a voi non importa niente di quello che penso, provo e dico. Per voi io sono quella che ha imparato a camminare da sola, a cadere e rialzarsi senza bisogno della vostra mano.
Fuori io divento la mia maschera.
Ma sotto la pelle il sangue ribolle, pulsa impetuoso, nel petto il cuore rimbomba, scalpita, nella pancia le viscere si torcono, si aggrovigliano, si rimescolano e la mia mente brucia.
Perdo la testa ogni volta che Lui mi sfiora, che lo voglia o no. Rivelo le mie emozioni a te che mi parli e mi fai sentire così a mio agio. Mi abbandono alle mie fragilità quando sai far vibrare quelle meravigliose corde tese tra il mio cuore e la mia mente in un'armonia degna di un sogno.
Ecco che allora ogni giorno alla fine sciogliete il laccio della mia maschera.
Ecco che allora dalle mani mi cade la lama e lo scudo, dal petto l'armatura, dalle spalle il mantello.
Sono di nuovo nuda.
E vi prendete un pezzo di me.
Laetitia
Ecco che allora dalle mani mi cade la lama e lo scudo, dal petto l'armatura, dalle spalle il mantello.
Sono di nuovo nuda.
E vi prendete un pezzo di me.
Laetitia
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