giovedì 12 giugno 2014

Lui l'ha vinto con un dito.

C'era una volta un'antica fortezza arroccata sulla sommità di una collina. Era imponente nella sua struttura, nonostante le sue minute dimensioni. Circondata a valle da alte mura e da un profondo fossato in cui vivevano creature mostruose, dominava il territorio circostante incutendo un tale timore che ben pochi avevano osato avvicinarsi. E comunque nessuno mai esplorò le stanze più remote.

Una notte uno straniero fece capolino alle sue porte. Era di una razza sconosciuta, il re dei combattenti delle foreste. All'apparenza sembrava innocuo, ma l'oscurità lo circondava ed il mistero lo avvolgeva.

La fortezza lo percepì e già le sue viscere andarono in tumulto. Tuttavia era ancora troppo presto per rendersene conto, occorreva aspettare.

Egli non lanciò subito l'attacco.
Si limitò a presentarsi da solo davanti alla fortezza.
Attraversò il ponte sul fossato e con un gesto animalesco posò la mano sulla sua lancia.
L'enorme cancello di ingresso, come un velo sollevato dal vento, incredibilmente si aprì.

Le guardie allarmate uscirono a frotte da quell'unico passaggio attraverso le mura e lottarono strenuamente, coraggiosamente, sferrando colpi potenti, a volte subdoli e sfruttando l'astuzia e l'inesperienza. E così le difese rimasero alzate a lungo tanto da sembrare impenetrabili proprio come raccontava la fama.

Lo straniero venne respinto molte volte, ma questi non si ritirò mai del tutto: ritornava sulla soglia ed aspettava, poi faceva un passo avanti, poi due, poi tre, poi uno nuovamente indietro e la fortezza, cieca nella sua stolta e vana sicurezza, si concesse troppe notti in sogni di vittoria. Non si rese conto che via via, ad ogni attacco, molti soldati comunque cadevano l'uno dopo l'altro, come tessere del domino e le mura si consumavano diventando fragili sotto i colpi di quell'oscuro re.

Così in una notte calda in cui il cielo era serenamente illuminato dal plenilunio, egli avanzò di nuovo e impugnò la lancia. Questa volta andò a segno per l'ultima volta. La vita dell'unica guardia sopravvissuta abbandonò il campo; le mura, una volta possenti, si sgretolarono come gesso, crollando in un mare vorticoso di pietre.

E l'antico dominio della fortezza finì.

Ieri notte io, la fortezza, e Lui, lo straniero.
Il mio cuore ora? Conquistato.
Lui l'ha vinto con un dito.

Laetitia

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