Scrivere.
Sento di dover scrivere.
Sento di voler scrivere.
Ma sono qui con la stanghetta del puntatore che rimane immobile limitandosi a comparire e scomparire nel bianco asettico dello schermo.
E' forse la mia anima ad essere bianca? Il mio cuore? Le mie viscere?
Ci sono alcune novità che hanno di certo sconvolto la mia routine e ne sono felice. Sì, felice.
F-E-L-I-C-E.
Felice perché:
1. Lui ha scelto la porta. Proprio così. Se ne è andato. Ha lasciato dietro di sé una scia di silenzio quando era il momento delle parole, una scia di assenza quando bastava un eccomi, un'eco di un addio mai pronunciato.
Va bene.
Giaci nella tua tomba.
Non verrò di certo io a disturbare il tuo sonno.
2. La mia vita sentimentale è una giostra su cui la gente sale e scende, presentando un biglietto da quattro soldi. Ma a qualcuno il giro è piaciuto. Dopo essere montato su una camionetta dei vigili del fuoco, proprio come quella che piaceva tanto a mio fratello quando eravamo piccoli, non è più sceso. Ed io l'ho lasciato continuare senza biglietto. Egli è diventato parte della mia vita ed io non me ne sono accorta.
Proprio lui.
Ed ora "io" e "lui" siamo diventati quel banale "noi", che tanto banale poi non è.
E sono felice. (notare che non è la prima volta che accade e la colpa è sempre sua... LOL)
Penso continuamente a lui, l'ho anche sognato nel dormiveglia, come se mi fosse accanto ad accarezzarmi la schiena. Usciamo insieme e magari io non ho neanche tanta voglia, ma quando è ora di salutarci sembriamo le due parti del velcro: incollati. Dieci "ci sentiamo stasera", cinque "ti penserò tutto il tempo", ventordici "sei bellissima/o, come faccio a lasciarti?" e cento baci più uno, un altro e poi uno ancora...
E dopo due giorni che non ci vediamo sento l'astinenza, sì, ma è diverso rispetto alle altre volte. Non è una questione di confronti, è una questione di voler capire perché e per come. Sono contenta e orgogliosa della piega che ha preso la mia vita sentimentale, eppure qualcosa non torna. E' eccitante, ma... E' mooolto piacevole, ma... E' divertente, ma...
Ma...
Ma mi sa che ho paura.
Paura di che?
Eh.
Paura di quello che "stare insieme" significa.
Paura di essere importante per qualcuno.
Paura di far soffrire qualcuno che non se lo merita, perché Machisei non se lo merita, neanche lontanamente.
Paura di non meritare lui.
Paura che lui non meriti me.
Io non sono una brava ragazza. Io so far soffrire proprio coloro a cui non vorrei mai far del male.
Sai qual è la grande differenza tra Machisei e gli altri imbecilli? Io per Machisei ho dei veri e propri moti di tenerezza: quando lo vedo perdo la capacità di parlare, tutte le parole svaniscono dalla testa, vorrei solo restare mezz'ora in silenzio ad abbracciarlo, a stritolarlo tra le mie spire, a perdermi nei suoi occhi e lo farei davvero se non ci fosse lui a chiedermi curioso che cosa sto facendo. Non lo farei per un motivo fisico come perché ha degli occhi stupendi (non che siano brutti, sono semplicemente normali), ma perché vorrei rimanere a rimirarlo solo per il gusto di farlo, perché è lui e basta.
Eppure talvolta ho un senso di imbarazzo come se mi sentissi a disagio a restare con lui, a farmi toccare da lui. Talvolta mi chiedo "ma che ci faccio qui ora?".
Non mi capisco più.
Con Machisei non mi sono mai capita, in verità.
Spero soltanto in un fatto e non per egoismo: spero di non ingannare mai Machisei come so ingannare me stessa.
Machisei è buono come il pane.
Io sono un'anima nera.
Laetitia
ps: ho appena letto un paragrafo di un libro che calza a pennello con tutto questo... non so se rabbrividire o smettere di tremare e... cominciare a stare bene.
I riferimenti religiosi sono ovviamente da prendere come immagini simboliche ;-)
Chi è ferito nel sogno, nella fiducia o nell'amore, tende a rigettare la tenerezza, teme il contatto fisico, pensa male di chi è affettuoso: erge barriere psicologiche per non soffrire un rapporto che, pur bello all'inizio, è subito vissuto male, al pensiero che tutto, presto, finirà. Molti dei miei studenti nord-americani mi hanno detto di essere stati educati a creare una corazza intorno all'anima, in modo da non essere feriti. E quante volte mi sono sentito dire da loro: "Non guardarmi così intensamente, quando mi parli"; "Non essere troppo buono con me!" (è proprio lo stesso identico pensiero che mi balena nella testa ad ogni gentilezza o parola dolce che Machisei mi rivolge... NdA): "La tua bontà mi ferisce: neppure mio padre mi trattava così"; "Non avvicinarti troppo a me! Presto ti dovrò lasciare e soffrirò perché mai nessuno si era acccorto di me... Nessuno mai m'aveva aiutato a scoprire la mia bellezza".
Di fronte alla rivelazione di un amore gratuito, chi non se ne sente degno o chi lo teme, ripete la frase che Pietro rivolse a Cristo, dopo la pesca miracolosa: "Signore allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5,8). [...] Pietro chiede di allontanarsi proprio da chi l'aveva affascinato, mostrando di temere una relazione pur tanto desiderata. [...] Le ferite che portiamo nell'anima ci fanno dire a quanti amiamo: "Allontanati da me", affermazione che, decodificata, significa: "Ti prego di darmi un supplemento d'amore perché da solo non riesco a sopravvivere!". In che cosa consisterà la terapia? Siccome siamo tutti feriti, la nostra guarigione potrà avverarsi secondo la sconcertante frase che Cristo disse all'apostolo Tommaso: "Metti la tua mano nelle mie piaghe". [...] Noi [...] possiamo aiutare la gente a stare bene, invitandola a trovare forza nella nostra debolezza: "Come te, anche io ho bisogno d'amore. Non sono santo, non sono perfetto, ma mi incammino verso la guarigione mostrando a te il mio bisogno d'amore. Se mi abbracci, tu puoi guarire e io posso stare meglio".
[...]
Se lasciamo che la paura attanagli le nostre viscere non siamo liberi, perdiamo la pace interiore, diventiamo aggressivi con quanti ci circondano e cattivi con noi stessi. Ci autopuniamo covando il male dentro di noi e permettendo che esso degeneri in malattie psicosomatiche, in "blocchi" di varie parti del corpo."
Da "Tenerezza. L'arte di dare e chiedere amore" di Valentino Salvoldi.
Penserete che io sia pazza... non siete i soli... ma nemmeno io sono la sola ad essere tale.
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