Mi hai detto "Prendila sul ridere, dai!".
A me.
A me che non faccio altro che prendermi in giro da sola continuamente.
Forse è proprio questo il punto. Mi prendo troppo in giro da sola, anche quando non lo merito.
In fondo sono timida e ipersensibile, infantile e immatura.
In fondo sono di un'insicurezza disarmante.
In fondo sono permalosa ed egogentrica.
In fondo è che certe cose riguardo a certe situazioni non fanno ridere.
Io
incasso tutto quello che mi dite. Il più delle volte abbasso la testa,
resto in silenzio, penso "di' quello che vuoi, va bene" per poi finire a
crederci un po' anche io in ciò che hai detto.
E continuo a incassare, muta.
Ma, perdonami, a volte non ci riesco.
No, mica reagisco mostrandoti il mio risentimento, figurati.
Ma non incasso più. E mi ferisco.
Anzi, tu mi ferisci.
Sono
quelle volte che tocchi argomenti delicati in momenti delicati. Poche
parole pronunciate distrattamente, un'espressione fatta senza pensare,
un gesto mancato possono creare ferite profonde, proprio perché ci si
trova in una ben determinata situazione e non in un'altra.
Tu
volevi che ridessi di me, proprio nel momento in cui mi vergognavo di
più di me stessa, in cui la mia intimità era nuda come il mio corpo. Io
non rido di te davanti a te, so che ti posso fare male, so che non è
giusto nei tuoi confronti. Ho avuto motivo di farlo, ma non l'ho fatto.
Probabilmente non te ne sei neanche accorto e questo proprio perché non
ti ho ferito con un mio commento o sorrisino.
Tu
vedi la mia reazione, mi chiudo a riccio nelle mie braccia, come se,
illusa, potessi difendermi così, ma tu continui. E poi ti nascondi
dietro il fatto che ti ispiro tenerezza. Qui non si parla di quello che
provi tu, ma di quello che fai provare a me.
Dammi dell'egoista adesso, ma in realtà tutto ciò che faccio ora è 90 su 100 guidato dalla mia volontà di non ferirti mai.
Poi si sa, la strada dell'inferno è
lastricata di buone intenzioni. Posso sbagliare, certo, ma appena me ne
rendo conto cerco di riparare ai miei errori e non perseverare in essi.
Posso non riuscirci sempre, posso ricaderci. Sono una povera comune
mortale. Ma quando ferisco te, ferisco me. E le tue ferite mi bruciano
molto più delle mie.
Sono
inesperta, un noob, un'incapace... tutto quello che vuoi. Lo so
benissimo e ti ho avvertito subito, ma tu mi hai scelta lo stesso. Non
rinfacciarmelo ora ogni volta che puoi.
Laetitia
Ps: Ho letto questo poco fa. Esprime bene il concetto che mi porta a credere, con un po' di amarezza, lo ammetto, che non esiste la perfezione in nessuno, che verremo sempre costantemente feriti anche dalle persone che ci amano, ma che non ha senso chiudersi in noi stessi per difenderci: la felicità è al di fuori di noi e per raggiungerla non possiamo percorrere il cammino da soli.
Durante l’Era glaciale, molti animali morivano a causa del freddo. Fu allora che i porcospini decisero di raggrupparsi, in modo da riscaldarsi e proteggersi a vicenda. Ma gli aculei ferivano i compagni più vicini – proprio quelli che fornivano maggior calore. Per questo motivo, si allontanarono di nuovo. E ricominciarono a morire per il gelo. A quel punto dovettero compiere una scelta: o venir decimati e rischiare di scomparire dalla faccia della Terra, oppure accettare il fastidio degli aculei del prossimo. Saggiamente, decisero di tornare a unirsi. E impararono a convivere con le piccole ferite che un rapporto molto stretto può causare, comprendendo che la cosa più importante era il calore dell’altro. E così sopravvissero.
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