mercoledì 25 settembre 2013

Le brave ragazze vanno in paradiso (dopo una vita d'inferno), le cattive dappertutto (paradiso terrestre compreso)

Perché mi hanno cresciuta facendomi credere che in questo mondo con le buone si ottiene tutto?
Essere buone, gentili, disponibili, generose, rispettose non porta affatto lontano, non porta ai tuoi obiettivi, non porta riconoscenza, non porta gratitudine, non porta gioia. Il prossimo è un ladro: un ladro della tua bontà, delle tue parole dolci, dei tuoi gesti amorevoli, delle tue piccole attenzioni. Più doni senza riserve e più ti ritrovi tra le mani, bene che ti vada, il nulla, ma di gran lunga più facilmente, soltanto amarezza, delusione e un gran senso di vuoto. Un vuoto che ogni giorno si fa più profondo, più oscuro, più pesante da portare, che ti scava dentro sempre più a fondo e ti risucchia e ti scuote come un vortice di melma appiccicosa. Ti senti stupida, manipolata, sfruttata, proprio nel momento in cui mostravi il tuo lato più tenero. E nell'immediato rimani attonita, incapace di capire cosa sia successo, incapace di risponderti alla semplice domanda "Perché?", incapace di renderti conto di come abbiano fatto ad approfittarsi di te. Poi è il tempo della rabbia, del rancore, del desiderio di una dolce vendetta servita su un piatto non troppo freddo. In quel momento ti riprometti che mai più permetterai a chicchessia di prendersi gioco di te né che mai concederai ancora sulla fiducia la tua benevolenza. In realtà è questione di ore, forse giorni, poi tutto passa. La rabbia, il rancore, le promesse. Tabula rasa, si ricomincia daccapo: io do e tu prendi e prendi e prendi. Mi chiedo se un giorno finirò la mia bontà e, se sì allora cosa rimarrà in cuor mio? Nulla? O diverrò arida, acida, rancorosa, sprezzante verso chiunque?
E pensare che basterebbe lasciare da parte un poco, se non tutto, il proprio interesse per poter vivere tutti un'esistenza migliore. Io dovrei imparare a concedere piaceri a piccole dosi e voi dovreste scoprire l'amore e lo scambio reciproco, gli unici capaci di arricchirci in abbondanza e saziarci davvero perché essi sono il nutrimento dell'anima. Dovremmo pensare alla nostra vita come ad un grande giardino di cui ciascuno possiede un piccolo angolo. Per essere felici è giusto prendersi cura delle proprie piante, dei propri fiori e del proprio prato, allontanando gli insetti, annaffiando i vasi e concimando il terreno. E sarà normale che uno sia più fortunato e abbia una terra più fertile di un altro, quindi che la sua erba sia più verde di quella del vicino. Tuttavia ciò non dà il diritto a quest'ultimo di rovinare tale orto per renderlo meno bello come il suo. Tantomeno il fortunato dovrà andarsene in giro vantandosi di un dono che non è dipeso dalle sue capacità (il terreno era più fertile già prima che egli cominciasse a coltivarlo). Se ciascuno mettesse a disposizione di tutti le proprie conoscenze, la propria esperienza, il proprio talento, non solo l'intero giardino diventerebbe più rigoglioso, ma anche gli stessi singoli orti ne gioverebbero. Ecco allora che, se ognuno fosse anche solo un briciolo più generoso, altruista e buono verso il suo vicino e ogni volta reciprocamente ci si donasse un po' di più gli uni agli altri, tutti avrebbero la possibilità di godere della felicità, della pace e della serenità.
Nessuno di noi ha una natura cattiva immutabile: chiunque conosce il bene e il male e sa discernere l'uno dall'altro. Il modo in cui si comporta è il risultato di una scelta, la scelta se è più importante lo splendore del singolo orto o del grande giardino. I più saggi e lungimiranti scelgono il tutto piuttosto che la parte perché sanno che saranno premiati a loro volta e la ricompensa sarà doppia. Gli stolti miopi guarderanno se stessi e a lungo andare condanneranno a morte le piante di tutti, comprese le loro, perché nessuno alla fin fine basta a se stesso, e se intorno a sè avrà fatto terra bruciata, nessuno sarà in grado di aiutarlo.

Laetitia

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