A me par affatto ignota e
solitaria,
Sol nebbia nei dintorni,
Un inferno gelido senz'aria.
Mi siedo e guardo verso il
cielo:
Ora è livido, oscuro,
Specchio dell'animo mio,
sicuro.
Un lampo l'orizzonte
squarcia:
Quello è la mia torcia,
Quello solo illumina l'incerto mio destino.
Ora riprendo il cammino,
Indugiar non è saggio,
Ma ecco che di lontano vedo un
faggio.
Ai suoi piedi giace un
uomo, è pensieroso,
E, vedendomi, si alza e mi
squadra altezzoso:
"Ragazza mia, che ti
piglia?
Non essere sorpresa di
quel che la mente ol cuore ti bisbiglia.
I tuoi passi seguon orme
antiche,
Già molti visi vidi
passar per queste ortiche."
Rimasi basita, allibita.
Quella era la mia vita!
"Non credo che mai
altri abbian provato quel che sento,
È troppo forte il mio
sentimento!
È struggente,
Straziante,
Travolgente,
Irresistibile,
Così pateticamente
amabile.
Non è possibile.
Tu menti!"
"Ahimè magari! io
stesso ci passai.
La fine di questa dolce amara follia
Non posso dirti quanto
lontana sia,
Ma di questo, certa resta:
Il sole torna sempre dopo
una tempesta."
Laetitia
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